Italia, ma indossare una minigonna è un sì? E aver bevuto più del solito? Ancora una volta in Italia si sta attaccando la possibilità delle donne di essere credute e protette.

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Italia, si vuole riscrivere la legge sulla violenza sessuale cancellando il cuore di tutto: il consenso. La proposta di modifica dell’art. 609‑bis a firma della senatrice Giulia Bongiorno sposta di nuovo il peso sulle sopravvissute, costringendole a dimostrare di aver detto “no”, invece di chiedere a chi agisce di accertare un “sì”. Un passo indietro rispetto all’approvazione all’unanimità della Camera dello scorso novembre che ignora quanto sia complesso reagire quando si ha paura, si è paralizzate o si subisce una violenza.

Da cinque anni ci battiamo affinché, anche a livello legislativo, passi il concetto chiaro e semplice per cui il sesso senza consenso è stupro. E proprio ora che sembrava arrivata la fine di questa lunga battaglia, si è deciso di tornare indietro. Non possiamo accettare che si torni a una logica che scarica sulla sopravvissuta l’onere della prova: abbiamo bisogno di un cambiamento culturale e legislativo chiaro.

La mobilitazione nazionale

Un folto gruppo di centri antiviolenza, associazioni femministe e transfemministe, con il sostegno di varie realtà della società civile, ha promosso una mobilitazione diffusa contro la modifica del disegno di legge che coinvolgerà oltre 100 piazze in tutta Italia domenica 15 febbraio e che culminerà in un corteo nazionale a Roma il 28 febbraio. Cerca l’iniziativa più vicina.