La prima parte dell’articolo si trova a questo link.
L’uso illegale della forza e la violazione di massa dei diritti umani rappresentano il settimo campanello d’allarme suonato da Amnesty International. Le deportazioni arbitrarie diffondono una narrazione disumanizzante e creano nelle comunità un clima di terrore: le famiglie si chiudono in casa, non mandano più a scuola i bambini, evitano gli ospedali e i servizi di base per paura di essere fermati e sequestrati, poiché gli agenti mascherati pattugliano proprio le zone intorno alle scuole, gli ospedali e i luoghi di fede. “Fin da suo primo giorno” è scritto nel rapporto “l’amministrazione Trump ha portato avanti un’agenda contro i migranti e i rifugiati, con ordini esecutivi razzisti e xenofobi che disumanizzano e criminalizzano i migranti e i richiedenti asilo. Dal gennaio 2025, oltre un milione e mezzo di migranti hanno perso o stanno per perdere il permesso di soggiorno, il che li mette a rischio di deportazione illegale”. Il rifiuto del visto d’ingresso negli Usa è passato da 19 a 39 Paesi. Tra i luoghi di detenzione dei deportati compare il famigerato ‘Alligator Alcatraz’, dove le torture sono prassi abituale. Tra queste la “scatola”, una gabbia di 70 centimetri di lato dove le persone vengono rinchiuse per ore incatenate e senz’acqua. Le persone sono costrette a vivere con cibo e acqua scarsi e scadenti, a dormire tra i liquami e gli insetti, con la luce accesa 24 ore. Negata anche la possibilità di parlare con un avvocato e di sapere se e quando la detenzione illegale avrà fine.
La militarizzazione come “nuova normalità” è l’ottavo motivo di allarme indicato da Amnesty. “Quando i soldati sono impiegati nelle comunità o in caso di proteste, i rischi di intimidazione, uso eccessivo della forza e soppressione della libertà di riunirsi aumentano vertiginosamente. Il presidente Trump ha inviato militari con il falso pretesto di affrontare problemi di criminalità. Ma guarda caso sei delle nove città dov’è stata mandata la Guardia Nazionale o persino i Marines hanno un’alta incidenza di persone non bianche o sono governate da sindaci di colore. E gli arresti arbitrari continuano nonostante il fatto che giudici federali di Washington e di Chicago abbiano ordinato agli agenti di non fermare le persone senza mandato a meno che sia probabile la presenza ‘illegale’ nel Paese o il pericolo di fuga imminente. Di fronte a centinaia di generali e ammiragli riuniti dal Segretario della difesa, Trump ha affermato che “le città sono un campo di esercitazione per le forze armate. Noi stiamo subendo un’invasione dall’interno: nessuna differenza rispetto a un nemico straniero, ma più difficile in molti casi perché questo nemico non indossa un’uniforme”. Il caso di studio si riferisce all’omicidio a Minneapolis di Renee Good, definita ‘terrorista interna’ dall’amministrazione subito dopo che un agente dell’ICE le ha sparato alla testa mentre la donna stava facendo manovra per allontanarsi dagli agenti. Trump ha affermato che la giovane avesse tentato di investire l’agente, ma a smentire questa versione sono i video e la stessa mancanza di referti medici sugli agenti dell’ICE. Amnesty ha richiesto a gran voce un’inchiesta indipendente su quanto avvenuto. A questo omicidio del 7 gennaio si è aggiunto quello di Alex Pretti di pochi giorni fa nella stessa città: dieci colpi esplosi contro un uomo a terra e disarmato (la pistola in suo possesso gli era già stata tolta dagli agenti). Anche in questo caso numerosi video dimostrano che l’azione dell’ICE è stata una vera e propria esecuzione.
L’allarme numero nove si riferisce all’uso della tecnologia e in particolare dell’intelligenza artificiale in funzione repressiva e in evidente violazione del diritto alla privacy, alla libertà di espressione, di riunione e associazione e di movimento, al principio di uguaglianza e di non discriminazione. “L’intelligenza artificiale può accelerare e potenziare le pratiche autoritarie aumentando la scala e la velocità della schedatura. I sistemi di IA Babel X e Palantir Immigration Os sono in grado di fornire un costante monitoraggio di massa, sia attraverso l’analisi di quanto pubblicato sui social che del riconoscimento facciale delle persone riprese per esempio in occasione di manifestazioni. Trump usa questi potenti strumenti nell’ambito della campagna “Catch and revoke” per rintracciare migranti, rifugiati e richiedenti asilo e per identificare gli studenti di origini straniere che partecipano alle manifestazioni pro Palestina, creando un “effetto paralizzante” nelle comunità dei migranti e nei campus scolastici e universitari. Gli “Us Citizenship and immigration services” richiedono nell’esame delle pratiche uno “screening sull’antiamericanismo”.
Non solo politiche improntate al razzismo e alla xenofobia. Nel mirino dell’amministrazione Trump ci sono le questioni di genere e i diritti sessuali e riproduttivi, e tutto ciò configura il decimo campanello d’allarme. La chiusura forzata di numerose strutture di sostegno alla popolazione Lgbtq e alla salute riproduttiva delle donne ha avuto un forte impatto e conseguenze molto negative soprattutto nei quartieri più poveri. Per non parlare della disparità tra Stati che ammettono o negano il diritto all’interruzione volontaria della gravidanza. Secondo uno studio del Gender equity policy institute, le donne incinte che vivono in Stati che puniscono il ricorso all’Ivg hanno quasi il doppio di possibilità di morire durante la gravidanza, il parto o il puerperio rispetto a quelle che vivono dove l’aborto è legale. Per quanto riguarda l’identità di genere, nel mirino di Trump sono in particolare le persone transgender. Il presidente ha vietato le cure che affermano l’identità di genere oltre i 19 anni, la Corte Suprema quelle per i minori. È stato anche chiuso il settore dedicato della linea telefonica per la prevenzione dei suicidi tra i giovani. Le politiche per la diversità, equità e inclusione (Dei) sono state cancellate e i professionisti che se ne occupavano sono stati licenziati in massa. I nomi delle persone trans sono stati riportati a quelli di nascita anche sui documenti, incluso il passaporto, creando caos e difficoltà burocratiche enormi.
Mentre le libertà e i diritti umani vengono sempre più spesso violati, l’amministrazione Trump lascia mano libera agli interessi illeciti di aziende e settori statali ad alto rischio di corruzione. L’undicesimo campanello d’allarme riguarda proprio il blocco delle agenzie e delle pratiche di contrasto e prevenzione degli abusi nel privato e nel pubblico. Le nuove linee guida introdotte hanno fatto sì che la metà dei casi giudiziari pendenti venisse archiviata. Si calcola che siano state annullate le cause intentate nei confronti di almeno 160 società, con conseguente blocco delle procedure di risarcimento delle vittime anche quando questo era già stato stabilito. Alcuni casi riguardavano corporations legate al presidente Trump. Particolarmente favoriti sono i giganti della tecnologia. A Meta per esempio l’amministrazione ha consentito di smantellare il programma di fact checking e di ignorare le precedenti norme intese a prevenire persecuzione e denigrazione di minoranze razziali e di genere.
Il dodicesimo e ultimo campanello d’allarme si riferisce alle conseguenze dello smantellamento del sistema di supporto ai diritti umani negli Stati Uniti e in tutto il mondo. “Sebbene il governo americano si sia a lungo definito – almeno a parole – come un campione globale dei diritti umani, l’amministrazione Trump ha velocemente portato gli Stati Uniti nella direzione opposta”. Gli Usa si sono ritirati da tutte le organizzazioni internazionali di tutela dei diritti (tra cui l’Human Rights Council dell’Onu) e hanno azzerato il programma UsAid, compromettendo le possibilità di sopravvivenza di milioni di persone in tutto il mondo. Trump ha fatto carta straccia del diritto internazionale, arrivando a sanzionare individui e organizzazioni impegnati nell’International Criminal Court. Si è ritirato dalle strutture internazionali che si occupano di salute e cambiamento climatico, dal Trattato di Parigi all’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il disprezzo delle più elementari norme di diritto internazionale è culminato nelle esecuzioni sommarie di almeno 123 persone che viaggiavano su 36 imbarcazioni in acque internazionali o dei Caraibi e nella cattura del presidente venezuelano Nicolàs Maduro e di sua moglie Cilia Flores. Tutte azioni che rischiano di incoraggiare altri governi a commettere impunemente violazioni dei diritti umani e di sabotare i tentativi della popolazione civile di opporsi non solo in Palestina, ma anche in Afghanistan, Burundi, Costa d’Avorio, Darfur, Repubblica democratica del Congo, Libia, Mali, Myanmar, Nigeria, Filippine, Ucraina e nello stesso Venezuela.
Le conclusioni del rapporto mettono in evidenza gli ulteriori rischi per la democrazia nel prossimo futuro. Ci sono per esempio inquietanti segnali che lasciano presagire il tentativo di limitare l’esercizio del diritto di voto in occasione delle decisive elezioni di “Mid term” del novembre prossimo. “Il presidente Trump si è mosso pericolosamente sulla via della negazione dei diritti e del consolidamento del potere. Amnesty sa dove porta questa strada e conosciamo il costo umano se i campanelli d’allarme resteranno inascoltati. In questa congiuntura storica, mentre leggi e pratiche autoritarie si moltiplicano nel mondo nell’interesse dei pochi, governi e società civile devono lavorare con urgenza per riportare l’umanità su un terreno più sicuro”, avverte Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International. Conclude il rapporto una dettagliata serie di raccomandazioni al governo e al Congresso degli Stati Uniti, alle amministrazioni statali e locali, agli attori internazionali, alle organizzazioni multilaterali e agli altri governi, alle multinazionali della tecnologia e ai grandi imprenditori. “Il disastro non è inevitabile. Con l’impegno di tutti, c’è ancora tempo per fermarlo”.
Link al rapporto in inglese: https://d21zrvtkxtd6ae.cloudfront.net/public/uploads/2026/01/Ringing-the-Alarm-Bells.pdf










