Il Governo Rivoluzionario condanna con la massima fermezza la nuova escalation del governo degli Stati Uniti contro Cuba, nel suo tentativo di imporre un assedio totale sulle forniture di combustibile al nostro Paese.
L’ordine esecutivo del Presidente degli Stati Uniti, annunciato il 29 gennaio 2026, dichiara una presunta emergenza nazionale, in virtù della quale il suo governo potrà imporre dazi sulle importazioni di prodotti provenienti dai paesi che forniscono petrolio a Cuba.
Per giustificare un provvedimento così estremo, nel testo del suddetto ordine viene presentata una lunga lista di menzogne e accuse diffamatorie contro Cuba. Tra queste spicca l’assurda affermazione secondo cui Cuba costituirebbe una “minaccia insolita e straordinaria” per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
Lo stesso Presidente e il suo governo sono consapevoli che nessuno o pochissimi possono credere ad argomenti così mendaci, ma non gliene importa nulla. Tale è il loro disprezzo per la verità, l’opinione pubblica e l’etica di governo quando si tratta di avallare la loro aggressione contro Cuba.
Con questa decisione, il governo degli Stati Uniti, attraverso ricatti, minacce e coercizioni dirette nei confronti di paesi terzi, cerca di esercitare ulteriori pressioni sulle misure di strangolamento economico che, sin dal primo mandato di Trump, sono state messe in atto per impedire l’ingresso di combustibili nel nostro paese. Consolida anche un modo pericoloso di condurre la politica estera degli Stati Uniti con la forza e di esercitare le loro ambizioni per garantire il proprio egemonismo imperialista. Come annunciato, questo Paese si arroga il diritto di dettare agli Stati sovrani con quali nazioni possono commerciare e a quali possono esportare i propri prodotti nazionali.
L’ordine esecutivo del Presidente degli Stati Uniti costituisce quindi una flagrante violazione del diritto internazionale e minaccia inoltre la Proclamazione dell’America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace. Conferma che è il governo di quel paese costituisce la vera minaccia contro la sicurezza, la stabilità e la pace della regione e del mondo.
Il governo degli Stati Uniti è giunto a questo punto dopo aver fallito per 67 anni nel sottomettere e distruggere un processo politico e rivoluzionario autentico e legittimo, di piena sovranità, giustizia sociale e promozione della pace e della solidarietà con il resto del mondo.
È ampiamente documentata la storica disponibilità di Cuba a intrattenere un dialogo serio e responsabile con il governo degli Stati Uniti, basato sul Diritto Internazionale, sulla sovrana uguaglianza, sul rispetto reciproco, sul mutuo beneficio, sulla non ingerenza negli affari interni e con assoluto rispetto dell’indipendenza e della sovranità degli Stati.
Come tutti sanno, compreso il proprio governo statunitense, Cuba non costituisce in nessun modo una minaccia per gli Stati Uniti, per i loro interessi nazionali o per il benessere dei cittadini di quel paese che, inoltre, sono sempre stati trattati con rispetto e ospitalità quando il loro governo ha permesso loro di visitare l’isola. Cuba non minaccia né aggredisce alcun Paese, e non è neanche oggetto di sanzioni da parte della comunità internazionale. Cuba è un paese pacifico, solidale e cooperativo, disposto ad aiutare e a contribuire con altri Stati.
È anche il paese di un popolo combattivo e agguerrito. L’imperialismo sbaglia quando crede che la pressione economica e gli sforzi nel provocare sofferenza a milioni di persone riuscirà a piegare la loro determinazione a difendere la sovranità nazionale e a impedire che Cuba cada, ancora una volta, sotto il dominio statunitense.
La comunità internazionale ha davanti a sé la sfida ineludibile di definire se un crimine di questa natura potrà essere il segno di ciò che sta per venire o se prevarranno la ragionevolezza, la solidarietà e il rifiuto dell’aggressione, dell’impunità e dell’abuso.
Affronteremo il nuovo attacco con fermezza, serenità e la certezza che la ragione è assolutamente dalla nostra parte.
La decisione è una sola: Patria o Morte, Vinceremo!
L’Avana, 30 gennaio 2026










