La mattina del 29 gennaio si è svolto un nuovo sgombero nell’area di Porto Vecchio a Trieste. Il trasferimento ha riguardato circa 90 persone richiedenti asilo e ha lasciato fuori, anche questa volta, almeno un centinaio di persone.
Come già avvenuto nei precedenti sgomberi, le operazioni si sono svolte senza l’adozione di criteri chiari e trasparenti, e ha coinvolto sia richiedenti asilo che avevano già l’invito della Questura sia persone appena identificate. Non è stato rispettato alcun criterio di cronologia e, fatto ancor più grave, non è stata garantita la priorità a tutti i soggetti fragili.
Le famiglie non sono infatti state tutte accolte: due nuclei familiari sono rimasti esclusi, nonostante fossero già stati segnalati alla Prefettura all’inizio della settimana come situazioni di particolare vulnerabilità.
Solo in un successivo momento e a seguito di nostra segnalazione, sono state poi accolte nella struttura di Casa Malala.
Ancora una volta, l’intervento si traduce in una gestione emergenziale e spettacolare, che non garantisce i diritti fondamentali delle persone coinvolte. Si continua a sgomberare i magazzini del Porto Vecchio senza predisporre soluzioni adeguate e sufficienti, consapevoli del fatto che la situazione si presenterà uguale la prossima volta.
Le persone richiedenti asilo arrivate sono, nel corso delle ultime settimane, circa una decina al giorno: un numero perfettamente gestibile, basterebbe organizzare trasferimenti ordinari con numeri incrementati, in modo da essere adeguati al numero degli arrivi, e predisporre una struttura di bassa soglia per evitare alle persone di essere obbligate a rimanere per strada. Ma la mediatizzazione del fenomeno migratorio resta una scelta precisa della classe dirigente locale e nazionale, funzionale a mantenere una narrazione emergenziale e a sottrarsi alla responsabilità di soluzioni strutturali.
ICS – Ufficio Rifugiati, Onlus










