Sabato 31 gennaio Torino ospiterà una manifestazione nazionale in difesa di Askatasuna. L’appuntamento porterà in città realtà sociali e politiche provenienti da diverse regioni, con l’obiettivo dichiarato di riportare con forza al centro il tema degli spazi autogestiti e del diritto all’organizzazione dal basso_ 

La giornata si costruirà attorno a tre concentramenti cittadini che partiranno da Palazzo NuovoPorta Susa e Porta Nuova, per poi confluire in un unico corteo. Nelle intenzioni dei promotori, questa scelta servirà a rendere visibile una composizione plurale, capace di attraversare la città da più direttrici e ricomporsi in uno spazio comune.

Anche sull’onda della partecipatissima assemblea dello scorso 17 gennaio a Torino, la mobilitazione non viene presentata soltanto come risposta allo sgombero, ma come un momento più ampio di iniziativa politica e sociale. Nel comunicato di indizione si legge infatti che “Askatasuna vuol dire libertà” e che la manifestazione si porrà contro “governo, guerra e attacco agli spazi sociali”, mettendo in relazione la vicenda torinese con processi più generali che attraversano il paese e non solo.

Nelle settimane successive allo sgombero, nel quartiere di Vanchiglia si è prodotta una mobilitazione quasi continua: assemblee, iniziative politiche e solidali hanno scandito le giornate, restituendo l’idea di uno spazio sociale profondamente intrecciato con il tessuto locale. Questa presenza costante non ha avuto soltanto il segno della difesa di Askatasuna, ma anche quello di un rigetto diffuso verso la militarizzazione dell’area, che da oltre un mese limita la vivibilità quotidiana e rende di fatto inagibile una parte significativa dello spazio urbano.

L’obiettivo dichiarato della manifestazione di domani è quello di costruire una piazza ampia e accessibile, ma allo stesso tempo determinata.

Come si legge nella piattaforma,

l’invito è quello di ritrovarsi a Torino

per “riaprire spazi di possibilità e di lotta”

Le recenti perquisizioni legate alle mobilitazioni contro lo sgombero hanno rafforzato, secondo gli organizzatori, la necessità di scendere in piazza per rivendicare agibilità politica e diritto al dissenso. L’aspettativa è quella di una partecipazione significativa, orientata a restituire il valore sociale di un’esperienza che per molte e molti rappresenta un punto di riferimento. Ma soprattutto, il 31 gennaio vorrà essere un passaggio di rilancio: “difendere Askatasuna”, scrivono i promotori, significherà “difendere tutte le esperienze che costruiscono libertà nei territori”.

Una manifestazione che parlerà quindi di una vertenza cittadina, ma anche del futuro degli spazi sociali nelle città italiane. Non a caso l’appello parla di una piazza che supera i confini locali: «Il 31 gennaio non è un problema di ordine pubblico, è l’opposizione sociale che rompe gli argini e si prende lo spazio che le spetta. Ed è per questo che la piazza parlerà non solo a Torino, ma a tutto il Paese.»

L’articolo originale può essere letto qui