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La schedatura dei docenti, l’antifascismo e il tarlo della scuola del ’68

25.01.26 - Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Italy, Veneto, Recoaro Terme, Scuola alberghiera Pellegrino Artusi, Hotel school Pellegrino Artusi
Ha fatto, e giustamente, scalpore l’iniziativa di Azione studentesca di Pordenone che ha proposto una schedatura (nelle loro intenzioni su base nazionale, cosa che pare stia avvenendo considerato il clamore generato) dei/delle docenti di sinistra; in pratica si invitano gli studenti e le studentesse a segnalare i docenti di sinistra che fanno propaganda e a indicare qualche esempio particolarmente eclatante.

Siamo riusciti a visionare direttamente il questionario, accedendo dal QRcode del volantino diffuso dalla stessa organizzazione ( LA SCUOLA È NOSTRA! Indottrinamento da parte… – Azione Studentesca ) e, tuttavia, anche quanto apparso sui quotidiani nazionali è sufficiente per inquadrare questa iniziativa di uno dei bracci giovanili di Fratelli d’Italia, il partito che è al governo del nostro Paese. La stessa organizzazione che ritiene che durante le lezioni di educazione civica non si debba parlare di Antifascismo.

La questione dei “docenti di sinistra” da attenzionare non è cosa solo degli ultimi mesi; già Salvini alcuni anni fa aveva tuonato contro i/le docenti e i libri scolastici di sinistra e negli ultimi mesi direttamente il Ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara è intervenuto a più riprese, con atti anche molto gravi come quello delle ispezioni sul caso di Francesca Albanese.

Si tratta di attacchi pesanti alla libertà di insegnamento e al pluralismo che la stessa Costituzione (memore della fascistizzazione della scuola anche attraverso il “Testo unico di Stato”) assegna alla scuola pubblica italiana.

Le destre, in tutte le loro articolazioni, dal ministro giù giù fino alle sue organizzazioni giovanili, hanno dichiarato da tempo guerra a quelli che chiamano i “cattivi maestri” che avrebbero indebolito l’autorevolezza e la disciplina della scuola. Si tratta di un attacco che fa il paio con quello agli organi collegiali democratici che guidano (o dovrebbero guidare) la scuola, è lo stesso attacco che porta a fare della scuola insieme formazione del capitale umano e bacino di reclutamento anche ideologico verso la militarizzazione della società. L’intento, esplicito ed esplicitato, è farla finita con la scuola uscita dalla grande stagione del ’68, una stagione che ha democraticizzato la scuola e ha cercato di assegnarle pienamente il ruolo stabilito dalla Costituzione.

Quella che è sotto attacco complessivo (e non da oggi) è la scuola come luogo di formazione del sapere critico, la scuola concepita come formazione di cittadini consapevoli perché sì, lo confessiamo, nelle scuole si continua a parlare di accoglienza e si lavora per decostruire la paura del diverso e il razzismo.

Nelle scuole si parla di pace tra i popoli e non di patrie e di interessi nazionali da difendere con le armi; a scuola si parla delle guerre in corso e persino delle responsabilità delle multinazionali nel disastro climatico; nelle scuole, mentre la Lega e altre forze politiche cercano il consenso urlando contro le moschee e la loro costruzione, si continua a parlare di dialogo tra le diverse culture e le diverse religioni.

E informiamo il ministro e Azione studentesca che per raggiungere il loro scopo dovrebbero modificare in profondità tutte le antologie scolastiche, che sono invece tutte impostate su un taglio di vera educazione alla cittadinanza; dovrebbero poi intervenire ancora più pesantemente di quanto fatto fino ad oggi sui libri di storia, magari edulcorando il ventennio (come già hanno pesantemente semplificato e distorto altri passaggi storici).

E questo ovviamente non lo possono fare. Che fanno allora? Usano l’arma dell’intimidazione e della schedatura. Dopo le ispezioni di Valditara molti e molte più docenti italiani/e avranno timore di affrontare la questione del genocidio a Gaza e lo stesso può dirsi della schedatura di Azione studentesca, che spingerà i/le docenti più timorosi/e ad astenersi dall’affrontare temi di attualità, così necessari invece per fornire agli studenti e alle studentesse strumenti di comprensione del mondo.

Siccome da neofascisti di governo non possono operare in profondità sulla censura, da fascisti intimidiscono per attivare l’autocensura, molto più sostenibile politicamente e però altrettanto pericolosa.

Ma, ci dispiace per lor signori, il ’68 ha operato in profondità e molti/e sono i/le docenti che hanno ben chiara la funzione educativa e sociale del loro lavoro; questi/e docenti non si faranno intimidire perché sanno, avendo studiato nella scuola democratica che il ’68 ha contribuito a realizzare, che uno dei pilastri della nostra democrazia è proprio l’art. 33 della Costituzione che ci assegna piena libertà di insegnamento e che è stato scritto proprio per proteggere i docenti italiani dai tentativi di fascistizzazione della scuola.

Siamo completamente protetti, anche legalmente, dall’art. 33 e lo difenderemo, continuando serenamente a svolgere nelle classi il nostro libero lavoro nella libera scuola pubblica italiana, anche per mezzo degli Appunti Resistenti per la libertà d’insegnamento pubblicati dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.

Serena Tusini

 

 

 

 

Categorie: Educazione, Giovani
Tag: Appunti Resistenti per la libertà d’insegnamento, schedatura docenti

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università nasce per monitorare e denunciare l’attività di militarizzazione nelle scuole e, in un secondo momento, anche delle università. L’iniziativa è nata in seguito ad una serie di convegni promossi dal CESP (Centro Studi per la Scuola Pubblica), finalizzati a denunciare il costante incremento delle spese militari e della circolazione di armi in un contesto internazionale nel quale la guerra nucleare più che mai si profila purtroppo come possibile nefasto orizzonte. Fanno parte dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università numerose associazioni e singole persone.

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