ASSEMBLEA NAZIONALE “O RE O LIBERTÀ” BOLOGNA 24, 25 GENNAIO 2026
Assemblea – Moltiplicare e organizzare la resistenza a guerra, riarmo, militarizzazione, genocidio
Su Pressenza vi sono già stati vari contributi sull’assemblea, vi proponiamo l’intervento di ieri pomeriggio, a nome della Rete Pace e nonviolenza Emilia-Romagna, di Memi Campana.
“Sembra oggi difficile rovesciare il detto ancestrale, ripristinato dai “signori della guerra”, “se vuoi la pace prepara la guerra” nel suo opposto “se vuoi la pace prepara la pace”.
Ebbene, questo è precisamente il nostro intento.
Qui, oggi, vogliamo infatti, insieme, contrastare quanto ancora impregna le nostre menti, la nostra cultura, il nostro agire, di un tenace tribalismo, secondo cui “chi non è dei nostri è un barbaro, un nemico”, e la sua vita non vale.
Il lampo dell’atomica ci avverte che la pace, da imperativo morale è diventata un imperativo biologico: coincide con l’istinto di autoconservazione della specie.
Se dunque insieme vogliamo organizzare la resistenza alla guerra al riarmo e alla militarizzazione, a una società tribale e bellicista, nella varietà delle nostre voci ma coralmente dobbiamo costruire una trama comune di fatti, azioni e strumenti.
Da parte nostra, qui noi ne indicheremo quattro.
Il primo è un fatto. La società civile dell’Emilia Romagna, che ha una lunga tradizione di impegno per la pace e alla riflessione sulla nonviolenza, da Piacenza a Rimini ha collegato 15 reti locali di associazioni, soggetti e enti, che hanno costituito, a Parma, il 5 ottobre 2025, la Rete Pace e Nonviolenza dell’Emilia-Romagna.
Come recita il Comunicato Stampa di allora:
“Questo impegno comune si compie mentre è in corso, qui in Emilia-Romagna e in tutta Italia, un movimento di popolo che esprime indignazione, protesta, denuncia per la violenza genocidaria che devasta la Palestina, per la pulsione di guerra che dall’Ucraina sembra estendersi a tutta l’Europa, e dilagare nel mondo intero, nonché per l’incapacità dell’Unione Europea di proporre altro che non sia di scivolare dal welfare al warfare”.
E oggi siamo di fronte a una ulteriore torsione nelle relazioni internazionali – pensiamo alla Groenlandia – che lungi dal disinnescare i focolai di violenza sembra al contrario prefigurarne una sciagurata accelerazione.
Il crescente disprezzo del diritto internazionale e degli istituti preposti alla sua garanzia, si accompagna a un linguaggio pubblico che si è piegato ignobilmente a una rinnovata epica guerriera.
Eppure, nulla, nei nostri geni o nella nostra natura, giustifica la violenza istituzionalizzata come inevitabile, in quanto la guerra non è un costituente antropologico della specie umana la quale, come ha inventato la guerra, ora può ben inventare la pace.
La Rete ha approntato un “decalogo” di orientamento alla riflessione e all’impegno, in cui si invita a “Stare dalla parte delle vittime. Essere e dichiararsi obiettori di coscienza alla guerra” e “Rifiutare la logica della deterrenza e del riarmo”, nonché a contrastare “qualsiasi propaganda a favore della guerra e qualsiasi appello all’odio nazionale” e a “Opporsi all’uso del territorio dell’Emilia Romagna per produzioni dirette a fini bellici”.
Ecco il secondo elemento del nostro contributo
La Rete regionale ha avviato un percorso per costituire un Osservatorio della produzione militare in regione.
Abbiamo contatti a 360° con le Organizzazioni sindacali, i referenti regionali di Runipace (la rete delle università della pace) e i dipartimenti di Sociologia e di Economia politica delle Università regionali.
Inoltre, il necessario dialogo con Regione e Comuni -responsabili con le altre istituzioni del ripudio costituzionale della guerra- ci consente di anticiparvi l’imminente istituzione del “Tavolo regionale di coordinamento delle politiche di pace”, nel quale solleciteremo una seria interlocuzione su: militarizzazione delle scuole, formazione nonviolenta, codice etico delle Amministrazioni, monitoraggio di sponsorizzazioni di accordi e appalti, legge 185/90 sul commercio delle armi e uso dei porti, legge 12/2002 e riconversione industriale, e poi: corridoi umanitari, status dei rifugiati e politiche di accoglienza.
Il terzo elemento consiste nell’organizzare un dissenso politico di massa: la Campagna di obiezione di coscienza alla guerra.
Le mobilitazioni di piazza non bastano.
L’impotenza che tutti proviamo di fronte allo scempio del diritto internazionale e dell’autodeterminazione dei popoli, al rigurgito di razzismo e di un colonialismo predatorio mai abbandonato, al ritorno del fascismo e alla tracotanza del potere, trova oggi una ribellione possibile nel lavoro costante, quotidiano, metodico con cui ognuno di noi può contribuire a una disobbedienza di massa di fronte a quello stato di guerra e di sopraffazione della forza e della violenza verso la quale intendono portarci quasi tutte le leadership politiche del mondo. Offrire specie ai più giovani gli strumenti – già esistenti! – della Campagna di obiezione alla guerra, con cui dichiarare la personale indisponibilità a obbedire e rivendicare l’istituzione di un Albo che tuteli il diritto di ognuno a NON UCCIDERE e dire NO a questo ordine mondiale omicida e sanguinario, è una pratica politica agibile nella sfera sia individuale sia socialmente organizzata.
Come Rete regionale intendiamo sostenerla, nella determinazione di diventare -ognuno- quel sassolino capace di far saltare un ingranaggio mondiale che ripudiamo.
La Rete, inoltre, intende impegnarsi nella campagna per la proposta di legge per l’istituzionalizzazione della “Difesa civile non armata e nonviolenta”, con l’obiettivo di offrire un’alternativa concreta alle proposte politiche di rilancio della leva e di militarizzazione che si prefigurano all’orizzonte.
Quarto e ultimo elemento.
Si annuncia proprio in Emilia-Romagna EOS Festival dell’outdoor e delle armi, a Parma dal 28 al 30 marzo prossimi.
Presentata come fiera di caccia, outdoor, tiro sportivo, è in realtà una fiera di armi, che di armi promuove il possesso.
Opportunamente, il Comune di Parma ha coinvolto Opal, Movimento Nonviolento e Rete italiana pace e disarmo affinché proseguano la medesima azione di contenimento che avevano svolto verso la stessa fiera in Verona.
Permangono comunque preoccupazione e dissenso, finora espressi in richieste di spiegazioni rivolte agli enti pubblici soci di Fiere di Parma, e cioè il Comune di Parma, la Provincia di Parma e la Regione Emilia Romagna.”










