Nel Ponente ligure la migrazione è una presenza quotidiana, spesso invisibile. Impatto Inclusivo nasce per rispondere ai bisogni concreti di persone migranti e fragili, ma anche per cambiare lo sguardo con cui il territorio si racconta.
Vivo nel Ponente ligure, non lontano da Imperia e da Ventimiglia, eppure quando sento parlare di migranti respinti al confine, di situazioni di disagio, di caporalato, ho spesso la sensazione di non conoscere davvero il mio territorio, né le vite che lo attraversano. Come se tutto questo accadesse altrove, pur avvenendo a pochi chilometri da casa.
Per questo, quando mi sono trovato a raccontare Impatto Inclusivo, un progetto promosso all’interno del bando Territori Inclusivi, sono stato contento di poter finalmente toccare con mano – almeno assaggiare – una parte di questo mondo. A farmi da guida sono state Anna Fraioli, coordinatrice del progetto, la sua collega Giorgia Saglietto e Giuliana Checa, parte della rete di Impatto Inclusivo, che mi hanno accompagnato alla scoperta di scuole di italiano per migranti, panifici di montagna, centri di accoglienza straordinaria, progetti artistici, residenziali e di inclusione diffusi tra costa ed entroterra.
Impatto Inclusivo nasce circa diciotto mesi fa da un’esigenza semplice e insieme ambiziosa: dare risposte concrete a giovani migranti e persone con fragilità che vivono nella provincia di Imperia. «Ci siamo incontrati come enti – racconta Anna Fraioli – e abbiamo deciso di sviluppare una progettazione che seguisse i vari ambiti della vita. Quelli che aiutano davvero le persone a vivere bene». Supporto alla persona e al benessere psicologico, casa, lavoro, contrasto alla povertà estrema, spazi di socialità: interventi solo apparentemente slegati tra loro ma in realtà parti di un ecosistema pensato per accompagnare le persone nella loro quotidianità.
La rete che sostiene il progetto è composta da sedici enti, di cui due pubblici. Coordinarli non è stato semplice, ma proprio da questa complessità è nato qualcosa di nuovo. «La cosa più bella – dice Fraioli – è stata vedere nascere scambi reali tra enti che prima non collaboravano. Hanno iniziato a organizzare insieme giornate di gioco, laboratori di informatica, attività di panificazione. Hanno fatto rete, davvero». Un lavoro che ha superato i confini dei centri principali, come Imperia e Sanremo, arrivando anche nei borghi dell’entroterra portando attività e relazioni dove spesso non arrivano.
Un ruolo centrale lo hanno avuto gli sportelli MigraPoint di Imperia e Sanremo, luoghi riconosciuti come punti di orientamento e aiuto: supporto burocratico, accompagnamento al lavoro, consulenze psicologiche individuali e di gruppo, laboratori di arteterapia. Tutte iniziative gratuite, pensate per abbattere barriere e facilitare l’accesso ai servizi essenziali.

Un evento di Impatto Inclusivo a Villa Nobel a Sanremo
Un’iniziativa parallela altrettanto interessante è quella del Ludobus, lanciata dalla cooperativa L’Ancora e dall’associazione Ludo Ergo Sum. Si tratta di un pulmino che contiene tanti giochi creati a mano dagli operatori degli enti – giochi di legno, da tavolo e altri oggetti ludici. Il Ludobus gira per strade e piazze dei paesini dell’entroterra e dell’area costieri a fare giochi: il mezzo si parcheggia e gli operatori e le operatrici si mettono in piazza, tirano fuori il materiale e fanno giornate libere di gioco. L’iniziativa è partita diversi anni fa ed è stata inclusa nel progetto da maggio 2023.
Ma Impatto Inclusivo non si limita a rispondere ai bisogni materiali. Lavora anche e forse soprattutto sull’immaginario. «L’immigrazione non è solo una questione negativa», racconta Marco Moraglia, coordinatore del CAS per l’Associazione Centro Ascolto Caritas di Sanremo. «Queste persone hanno volti, storie, percorsi. Noi, lavorando nei centri di accoglienza, vediamo una rinascita che fuori non si racconta mai».
Nel Ponente ligure il confine è una presenza costante. Ventimiglia resta una ferita aperta: persone bloccate, respinte, in transito continuo. Molte arrivano nei centri di accoglienza dopo aver perso riferimenti culturali, linguistici, affettivi. «È come arrivare da Marte», spiega Moraglia. «Ricostruirsi da adulti, senza la propria lingua, la propria musica, le proprie relazioni, è qualcosa di difficilissimo». Da qui l’importanza di un lavoro quotidiano di mediazione culturale, fatto di vicinanza, ascolto, accompagnamento e… musica!

Tra i progetti attivati infatti ce n’è anche uno che mette al centro il canto e la musica, sviluppato insieme ad A.N.F.F.A.S. Imperia. La musica non è stato un caso isolato. All’interno di Impatto Inclusivo, uno degli strumenti più potenti è l’uso dell’arte come linguaggio universale. Nei percorsi di arteterapia rivolti ai ragazzi richiedenti asilo, il disegno, l’argilla, la costruzione manuale hanno permesso di far emergere emozioni e traumi senza passare dalle parole. «È il modo più immediato per liberare ciò che hanno dentro», racconta Moraglia. Da quei lavori sono nate mostre, incontri nelle scuole, momenti di confronto con bambini e ragazzi italiani, in cui i quadri diventavano il punto di partenza per raccontare storie e vite.
La sensibilizzazione è forse il lascito più politico del progetto. Eventi come quello ospitato a Villa Nobel, a Sanremo, hanno cambiato la narrazione consueta: non conferenze “sui migranti”, ma spazi condivisi, belli, partecipati. «Eravamo quasi trecento persone – ricorda Moraglia –, metà italiane e metà migranti. Apparentemente due mondi lontani, in realtà una comunità che si riconosce».
A volte però il senso di un lavoro emerge nei dettagli. Come quando una ragazza nigeriana, accolta anni prima dal centro, torna con un metro da sarta in mano per prendere le misure agli operatori: sta per sposarsi e vuole confezionare a tutti lo stesso abito per il matrimonio. Un gesto semplice, carico di significato. Una casa ricostruita, una rete che tiene. Raccontare Impatto Inclusivo significa allora raccontare un territorio che prova a guardarsi senza scorciatoie, mettendo al centro relazioni, dignità e possibilità. E forse, per chi vive qui, significa anche iniziare a conoscere davvero le vite che lo attraversano.
Articolo realizzato con il contributo di Campo delle Fragole.










