Manifestazione coraggiosa davanti alla base militare di Sigonella: donne e cittadini chiedono la  fine dell’uso bellico del territorio siciliano e la trasformazione dell’isola in ponte di pace nel  Mediterraneo 

Ieri, domenica 18 gennaio 2026, decine di donne e attivisti si sono radunati in un  presidio pacifico davanti alla base militare di Sigonella, storica infrastruttura italo-statunitense nel  cuore della Sicilia, per lanciare un forte messaggio contro la guerra e la militarizzazione dei  territori. L’iniziativa, promossa dal movimento “Le donne contro tutte le violenze”, si inserisce nel  35° anniversario dell’inizio della Guerra del Golfo e nella mobilitazione nazionale delle “10,  100, 1000 piazze di donne per la pace”, contro i conflitti ancora in corso nel mondo.  

Un presidio tra protesta e cultura 

La manifestazione — iniziata alle ore 10.30 davanti la base militare di Sigonella, ha visto la  presenza di cittadini, attiviste e musicisti. Tra slogan, canti e performance, le partecipanti hanno  espresso la loro contrarietà alla presenza militare e al suo ruolo nei conflitti globali.  

Durante l’evento sono stati eseguiti canti per la pace e momenti di riflessione in solidarietà con le  donne iraniane che stanno protestando contro regimi autoritari. Una delle esibizioni di maggiore  impatto è stata una rilettura del Monologo di Lisistrata, rivisitato dai celebri autori Franca Rame e  Dario Fo, simbolo di ribellione femminile contro la guerra e il patriarcato.  

Perché questa protesta 

Le attiviste hanno elencato una serie di motivazioni alla base della protesta. Sigonella, secondo le  partecipanti, non può essere vista come una semplice base logistica, ma è profondamente inserita  nelle dinamiche belliche globali: operazioni di intelligence, sorveglianza e supporto a missioni  internazionali partono regolarmente da qui, collegando la Sicilia a teatri di guerra in Europa, Medio  Oriente e oltre.  

Tra le richieste principali: 

  • La smilitarizzazione della Sicilia e la restituzione del territorio alla sua vocazione civile,  culturale e pacifica; 
  • La conversione della base di Sigonella in struttura aeronautica civile per uso educativo e  commerciale; 
  • La fine delle influenze militari nelle scuole e nella vita quotidiana dei giovani, percepite  come propaganda e presenza invadente.  

Secondo le organizzatrici, la presenza militare — inclusa quella di droni e velivoli in missioni di  intelligence — rende il territorio siciliano sempre più esposto a possibili ripercussioni dovute ai  conflitti internazionali, con un impatto sociale, istituzionale e culturale che va ben oltre il semplice  ruolo operativo della base.  

Ricordi storici e prospettive future “Verde Vigna” di Comiso.

Nel corso della manifestazione non sono mancati riferimenti storici alle battaglie pacifiste nel  nostro Paese, come le mobilitazioni contro l’installazione dei missili Cruise nella base NATO di  Comiso negli anni ’80, che portarono alla creazione di progetti per centri di vita nonviolenta e alla  diffusione di una cultura disarmista nell’isola.  

Conclusione in musica 

La manifestazione si è conclusa in modo pacifico e partecipato sulle note della celebre canzone  Blowin’ in the Wind di Bob Dylan, intonata da tutte le presenti come messaggio di speranza e invito  alla riflessione sulle ingiustizie, le guerre e il valore della pace. Tra i versi cantati, che hanno  risuonato alla base di Sigonella, spiccavano parole profonde ed evocative: 

“Quante strade deve percorrere un uomo, prima di chiamarlo uomo?” 

“Quante volte possono volare le palle di cannone, prima che siano bandite per sempre?” “Quante volte può un uomo voltare la testa e fingere di non vedere?” 

“Quante morti ci vorranno prima che capisca che troppe persone sono morte?” “La risposta, amico mio, soffia nel vento.” 

Questi versi — interrogativi aperti e potenti — hanno accompagnato la conclusione del presidio,  sottolineando la richiesta di pace, giustizia e ascolto tra i popoli, mentre il coro collettivo si perdeva  nel vento del Mediterraneo, simbolo stesso di libertà e di dialogo.

(foto di Fausta Ferruzza)