La transizione energetica ha bisogno di nichel, l’Indonesia lo produce. I diritti dei lavoratori, la salute e l’ambiente ne pagano le conseguenze.
Senza i metalli la transizione energetica non può andare avanti. Per le auto elettriche, gli accumulatori a batteria, i collettori solari e le turbine eoliche, il mondo ha bisogno soprattutto di litio, cobalto e nichel. È noto che il litio e il cobalto vengono spesso estratti in condizioni dannose per l’ambiente e discutibili dal punto di vista dei diritti umani. Lo stesso sembra valere per il nichel.
Il più grande produttore mondiale di nichel è l’Indonesia, seguita dalle Filippine. Minerali ricchi di nichel sono particolarmente abbondanti sull’isola indonesiana di Sulawesi. Dal 2020 vige in Indonesia il divieto di esportarlo, perché il paese stesso vuole raffinare i propri minerali e così trattenere una quota maggiore del valore aggiunto. Nelle remote isole dell’Indonesia orientale sono sorti grandi parchi industriali.
Ancora una volta: un lavoro massacrante in terra straniera
Il boom del nichel indonesiano è sostenuto in modo significativo dalle aziende cinesi, che forniscono il know-how necessario all’Indonesia per la produzione di ghisa grezza di nichel. Decine di migliaia di lavoratori migranti cinesi lavorano nelle fonderie e nelle raffinerie lontano dalle loro famiglie in condizioni estreme. Molti provengono da regioni strutturalmente deboli della Cina. L’Indonesia è spesso l’unica alternativa, perché in Cina sempre più acciaierie stanno chiudendo. Per il lavoro che svolgono in Indonesia percepiscono salari due a tre volte superiori a quelli del loro paese.
W.H. Wong, del quale la rivista statunitense «Grist» racconta in un reportage, è uno di loro. È originario della provincia di Shanxi. Il giornalista che vi arriva per incontrare Wong, dipinge un quadro desolante: ciminiere grigie, strade deserte, negozi chiusi. Peró, rispetto alle miniere di nichel indonesiane, sembra quasi un luogo allegro.
Per raggiungere il suo posto di lavoro nel Weda Bay Industrial Park, nelle Molucche settentrionali, Wong impiega 36 ore, tanto è isolato il sito. Come molti cinesi, prima di iniziare a lavorare lì, non possedeva nemmeno un passaporto. A Weda Bay, Wong guida un team di nove lavoratori cinesi e 16 indonesiani in turni di 12 ore. Una prestazione di lavoro dura sei mesi, dopodiché ha due settimane di ferie.
Per via delle «differenze culturali» imprigionati sul posto di lavoro
La maggior parte del personale indonesiano lavora in condizioni ancora peggiori, con salari più bassi e ancora meno alternative sul mercato del lavoro. I piú vivono in baracche costruite in fretta nei villaggi vicini, che difficilmente riescono a far fronte all’afflusso. Mancano le infrastrutture. I villaggi e le strade sono sommersi dai rifiuti.
Questa forza motrice della transizione energetica è in gran parte invisibile. I lavoratori cinesi vivono di solito in appartamenti all’interno degli impianti. La loro libertà di movimento è fortemente limitata. In un altro parco industriale, Morowali, possono lasciare l’impianto solo per due ore al giorno, a causa delle «differenze culturali», come spiega il gestore a «Grist». Fino a poco tempo fa, ai lavoratori cinesi venivano regolarmente ritirati i passaporti. Ci sono resoconti di lavori forzati.
Una vita pericolosa
All’inizio di ogni turno, Wong informa sulle norme di sicurezza, mentre un interprete traduce per i suoi colleghi indonesiani. Il lavoro è duro, le condizioni di lavoro sono pericolose, gli incidenti frequenti. Ustioni e malattie respiratorie sono all’ordine del giorno.
A Natale del 2023 si è verificato un grave incidente. Nel parco industriale di Morowali sono esplose delle sostanze chimiche quando, durante una riparazione, si è verificata una fuoriuscita di scorie incandescenti. Sono morti 21 lavoratori. L’incidente ha impressionato Wong. «Sarebbe potuto capitare a me», dice. La tragedia ha attirato per la prima volta l’attenzione sugli standard di sicurezza inadeguati e sulla mancanza di controlli in questo settore in rapida crescita.
Da allora non è cambiato molto, riferisce un rappresentante anonimo dell’organizzazione delle Nazioni Unite ILO (International Labour Organisation). Organizzazioni non profit locali e internazionali hanno cercato di migliorare le condizioni di lavoro. Ci sono stati incontri con il governo indonesiano e la società mineraria Tsingshan ma ciò nonostante, i tentativi di migliorare gli standard lavorativi e ambientali procedono a rilento.
Sebbene ora esista un sistema di gestione dei rifiuti, esso non è in grado di smaltire la quantità di scarti prodotti nell’area circostante gli impianti. Un programma volto a migliorare la sicurezza sul lavoro non è stato nemmeno avviato, poiché i finanziamenti provenienti dagli Stati Uniti sono stati tagliati nell’ambito delle misure di risparmio «Doge» di Elon Musk.
Danni ambientali e alla salute – nonostante investimenti di miliardi
Fuori dai parchi industriali si constatano le conseguenze della rapida crescita dell’industria del nichel. Un rapporto ambientale interno del parco industriale Morowali, di cui «Grist» ha preso visione, elenca numerose malattie respiratorie tra i dipendenti e la popolazione nelle vicinanze. Molti villaggi sono cresciuti notevolmente a causa dell’immigrazione. Nonostante gli investimenti di miliardi, spesso non dispongono né di un sistema fognario né di acqua potabile pulita. Molti bambini sarebbero malnutriti, afferma uno degli autori, che desidera rimanere anonimo come tutti coloro con cui «Grist» ha parlato. Nel febbraio 2025, la «SRF» (la Radio e televisione svizzera n.d.T.) ha scritto di deforestazione, inquinamento ambientale e danni alle zone costiere.
Nonostante lo sviluppo che il complesso di Morowali significa per questa zona remota, la popolazione locale è «molto preoccupata per i rischi ambientali» di un ampliamento previsto. Se non verrà coinvolta, la resistenza potrebbe essere enorme, avverte il reportage.
Ciò sembra essere giunto all’attenzione della politica. Secondo «Grist», nel giugno 2025 il Ministero dell’Ambiente indonesiano ha riscontrato «gravi violazioni» e ha avviato un procedimento per inquinamento idrico e atmosferico e attività edilizia non autorizzata. Gli operatori del parco industriale di Morowali ribadiscono invece la loro conformità alla legge. L’Indonesia ha in programma la realizzazione di ulteriori impianti.










