La parola, verbo transitivo e intransitivo, che sento come necessaria e migliore per il nuovo anno che sta arrivando, del quale sappiamo già tutto e niente allo stesso tempo, è ‘disertare’. 

Disertare è l’atteggiamento interiore ed intimo, ancor prima che azione, per sopravvivere al tempo che verrà; scoprendosi in questo modo, a vivere. 

Disertare già questa serata; i discorsi inutili dei complici della colpa e della disgrazia, sia quelli che verranno pronunciati a reti unificate, sia quelli dai palchi delle città. 

Disertare spazi e luoghi, anche consueti, divenuti ipocriti e ostili. 

Disertare le persone, perfino amici e conoscenti, affetti, che continuano a scegliere consapevolmente e felicemente di obbedire. 

Disertare tutti quelli che non si schierano dalla parte delle vittime, dei perdenti, degli alberi, degli animali, dei migranti.

Disertare chi non considera casa sua Gaza e un villaggio della Cisgiordania. 

Disertare chi  si arrende, chi  rinuncia, i vincenti, i vincitori, i commercianti di forza. 

Disertare tutto ciò che è espressione di un mondo adulto, maschio e gerontocratico. 

La diserzione non è rinuncia, isolamento o resa, ma ricerca, incontro, lotta, nuovo modo di stare al mondo, pace. 

Disertare porta a liberarsi di polverosi rapporti, ma anche incontrare nuove compagnie e sorellanze. 

Auguri per questa volta, solo a chi diserta già da tempo, e agli spregiudicati che inizieranno a farlo.