Napoli, al Liceo Artistico Statale un convegno su arte, psicologia e comunità nella Giornata Mondiale della Creatività e dell’Innovazione
In occasione della Giornata Mondiale della Creatività e dell’Innovazione si è svolto presso il LAN (Liceo Artistico Statale di Napoli) il convegno che segue un ciclo di incontri di “Psicologia e Arte. Per l’arte che cura”, nell’ambito del progetto pilota “Forza Uguale e Contraria”, in collaborazione con il Comune di Napoli, la Cooperativa Era e Partecipiamo.
Le idee sperimentali nascono dal Centro Polifunzionale Ciro Colonna di Ponticelli. Il lavoro vede protagonista l’intera comunità: bambini e ragazzi, giovani e adulti che si confrontano sulla vita e sulla sua pratica.
I lavori della mattinata si aprono con le parole della scrittrice V. Wolf, tratte da “Una stanza tutta per sé” (1929). L’autrice racconta di una poetessa bloccata da una profonda inibizione interiore che le impedisce di esprimersi. Scrive: «Eppure è evidente che se avesse potuto liberare il suo animo dall’odio e dalla paura […] il fuoco avrebbe preso ad ardere dentro di lei».
Il passaggio richiama l’importanza della cura del mondo emotivo e della necessità di uno stato d’animo libero, leggero e orientato al desiderio, come condizione per un’espressione artistica autentica, comunicativa e liberatoria.
Dalla discussione emerge l’idea che l’artista – e con lui ogni individuo – cerchi continuamente uno spazio di attenzione per sé nell’incontro con l’altro, costruendo una relazione con il mondo aperta e trasformativa.
Questa disposizione permette di accogliere emozioni nuove, rendendole meno estranee e minacciose. Al contrario, un mondo interno dominato da paura e estraneità può inibire il lavoro creativo, generando uno scollamento tra sé e realtà.
In questo senso viene evocata la guerra attuale, come esempio estremo di distacco tra sé e l’altro, capace di mettere in pericolo non solo il vivere civile, ma la vita stessa, che può essere annientata e dimenticata.
Ci si interroga quindi su come il processo creativo, attraverso un’idea di bellezza come gesto spontaneo e inconscio, possa opporsi alla brutalità della vita e attivare una riflessione sul valore della leggerezza e sulla libertà individuale, fondamentali per una convivenza autentica.
Si discute se l’opera artistica sia solo individuale o anche portatrice di una speranza collettiva, e fino a dove possa spingersi la sua forza comunicativa.
Il convegno ha evidenziato l’importanza di pensare l’arte come spazio che incoraggia legami, proprio in un tempo segnato dalla distruzione. Riflettere oggi su questi temi ha permesso a un gruppo di persone di confrontarsi sulle dinamiche emotive e relazionali dell’umano, aprendo una possibilità di connessione profonda.
Questo desiderio di incontro richiama la consapevolezza della fragilità dei sentimenti e della necessità di custodire legami nutrienti.
In questa prospettiva, il pensiero di pace appare controcorrente, come nel ciclo della vita marina: i pesci risalgono i fiumi contro il flusso per garantire condizioni migliori alla propria prole. Un movimento della vita per la vita, che richiede energia e resistenza.
Allo stesso modo, stare in relazione richiede investimento emotivo e può generare conflitto. Ma il conflitto, quando non distruttivo, diventa occasione di conoscenza. È il “matrimonio dei contrari”, richiamato ancora in V. Wolf: l’incontro degli opposti che produce trasformazione e rende possibile la creazione.
Uno scambio che attraversa la persona e mantiene viva un’armonia autentica, nutrendo un’arte in movimento.
La conclusione richiama J. P. Sartre che, in “La nausea”, scrive: «Ma la parola mi resta sulle labbra: rifiuta di andarsi a posare sulla cosa». Un pensiero che restituisce la fatica del lavoro creativo, ma anche la sua capacità di generare senso.
È in un tempo di attesa che nasce l’opera: un’esperienza radicata nel corpo e nella relazione, prima ancora della parola. È questa relazione trasformativa che permette all’opera di esistere e comunicare.
Nel processo creativo si genera così un movimento nel mondo, uno spazio vivo di possibilità e di rappresentazione del desiderio.
La speranza, quindi, è che non siano l’indifferenza e l’omertà a prevalere, ma la solidarietà e la cura reciproca, sempre e comunque.











