Partite da Marsiglia il 4 aprile, le imbarcazioni di Thousand Madleens to Gaza e della Freedom Flotilla Coalition si apprestano a raggiungere le coste italiane. Questa missione internazionale, organizzata per sfidare il blocco e fornire solidarietà concreta al popolo palestinese, farà tappa a Napoli e Cetraro prima di fare rotta verso Gaza.
Programma della Flottiglia e porti di scalo
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10–12 Aprile | NAPOLI: Il primo approdo pubblico in Italia. Tre giorni di impegno con le istituzioni locali, le reti sociali e la cittadinanza per ribadire il ruolo dei porti del Mediterraneo come spazi di pace.
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Dopo Napoli | CETRARO (Calabria): Cetraro è stata scelta per la sua storia di solidarietà e come posizione di contrasto all’uso delle infrastrutture regionali per la logistica militare.
Carico di Solidarietà: Ricostruire la Vita Quotidiana
Mentre le rotte commerciali globali continuano a facilitare il transito di armamenti e merci “dual-use” (a doppio uso), le 20 imbarcazioni della flotta di “Thousand Madleens to Gaza” trasportano forniture civili essenziali richieste dalla popolazione palestinese per ricostruire ciò che è stato distrutto:
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Sostentamento: Barche da pesca, sementi agricole e sistemi di irrigazione.
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Istruzione e cultura: Materiale scolastico, materiali artistici e kit per il ricamo tradizionale.
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Salute: Prodotti igienico-sanitari essenziali.
Tutto ciò che si trova a bordo è il risultato di campagne internazionali di raccolta fondi e di solidarietà dal basso.
“Mentre l’attenzione internazionale si sposta verso le escalation geopolitiche e l’economia di guerra globale e mentre il blocco continua a spingere Gaza sempre più a fondo nella devastazione, noi scegliamo di moltiplicare le rotte della solidarietà. Gaza non può più essere ignorata.”
Una scelta politica: Napoli e la Calabria
Napoli sarà la prima tappa pubblica della missione in Italia — una città che storicamente si schiera contro l’oppressione. La scelta di Cetraro parla a tutto il Sud Italia: in una regione segnata da anni di tagli ai servizi pubblici, la trasformazione di un porto pubblico in un centro per la solidarietà internazionale funge da rifiuto dell’ “economia di guerra” a favore degli investimenti sociali e dei diritti umani.











