Cagliari e Gioia Tauro: interrogazione parlamentare conferma materiale dual-use per l’industria bellica israeliana nei 19 container fermati e fa emergere la totale assenza di controlli sugli armamenti in transito. Violata la legge 185/90. BDS: “Abbiamo la prova della destinazione finale. Ora il sequestro”
Il 15 marzo 2026 lanciavamo l’allarme: “Richiesta di azione immediata al porto di Gioia Tauro per ispezione di carichi con probabili materiali di armamento destinati a Israele”. Segnalavamo dei container sospetti provenienti dall’India, destinati alla IMI System (Elbit System). Chiedevamo ispezioni e blocco del carico, e l’applicazione della legge 185/90.
Il 26 marzo, in un comunicato congiunto con le realtà sul territorio, davamo notizia che dopo le segnalazioni dei giorni precedenti, la lettera di diffida inviata agli organi competenti da parte di ELSC e GAP e le mobilitazioni al varco del Porto Canale di Cagliari, erano stati fermati e ispezionati 11 container a bordo della MSC Vega. Sottolineavamo: “È un primo risultato della mobilitazione, che segue quella di Gioia Tauro, dove altri 8 container sono stati fermati e ispezionati da Dogana e Guardia di Finanza”.
Dopo l’interrogazione parlamentare di mercoledì 1 aprile, dove si evinceva che per la prima volta in anni veniva richiesta l’autorizzazione dell’UAMA (Unità per le Autorizzazioni dei Materiali di Armamento) per il transito, possiamo aggiungere un ulteriore, decisivo capitolo: abbiamo inoltrato all’Ufficio doganale e all’UAMA la prova documentale della destinazione finale del carico. Non c’è più bisogno di “determinare la natura di tali beni”: sappiamo dove erano diretti. La legge 185/90 è stata violata. Ora è necessario il sequestro.
Abbiamo fatto emergere le contraddizioni degli organi preposti al controllo dei transiti sugli armamenti. Abbiamo reso evidenti i meccanismi che ancora oggi permettono a tali carichi di circolare indisturbati a supporto del genocidio in corso.
Questo è il filo conduttore di una mobilitazione che non si è mai fermata e che oggi raccoglie risultati storici.
I fatti
Dalla risposta di ieri fornita dal Sottosegretario ai Trasporti all’interrogazione parlamentare presentata dall’On. Iaria emerge un quadro significativo: 11 container, fermati nel porto di Cagliari a bordo della motonave MSC Vega, sono stati chiaramente identificati come contenenti materiale siderurgico dual-use. Gli stessi si trovano attualmente in custodia presso l’area portuale, in ammissione temporanea, in attesa delle determinazioni dell’UAMA, l’autorità nazionale competente. Nella sua risposta, il Sottosegretario ai trasporti Ferrante concludeva:
“L’effettiva natura di tali beni e il loro utilizzatore finale potranno essere determinati soltanto quando e se il responsabile legale dell’operazione di transito presenterà una specifica istanza all’UAMA per ottenere la necessaria autorizzazione.”
La prova inequivocabile che l’acciaio dual-use presente nei container abbia come finalità l’uso bellico: proprio in data odierna (2 aprile), BDS Italia (il movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e la richiesta di Sanzioni), tramite l’ELSC (European Legal Support Centre, che ha inviato la prima segnalazione) ha inviato via PEC all’Ufficio doganale di Cagliari e all’UAMA un documento che dimostra la destinazione finale di questo carico: la IMI Systems (Israeli Military Industries), la principale produttrice di munizioni in Israele, di proprietà della Elbit System, che NON tratta la produzione per uso civile. Questo era il tassello mancante.
Secondo l’avvocato Luca Saltalamacchia, uno dei legali del GAP (Giuristi e Avvocati per la Palestina), “una volta chiarita la vera destinazione finale, è evidente che la tipologia di acciaio di cui al carico rientri nel materiale di armamento ai sensi della legge 185/90“. La legge 185/90 vieta espressamente l’esportazione e il transito di materiali di armamento verso Paesi in stato di conflitto o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, come nel caso di Israele.
La vicenda di Cagliari si inserisce in un quadro più ampio. Nei giorni precedenti, grazie alle segnalazioni di BDS Italia e alla mobilitazione dei lavoratori e delle realtà associative territoriali, erano già stati sottoposti a ispezione e bloccati 8 container con caratteristiche analoghe nel porto di Gioia Tauro, parte della stessa filiera di approvvigionamento dell’industria bellica israeliana. In entrambi i casi, si tratta di acciaio balistico proveniente dall’India (dall’azienda RL Steels & Energy) e destinato a IMI System, di proprietà della Elbit System. Sappiamo che questo tipo di carichi sono frequenti e regolari nei nostri porti, e che non sono stati sottoposti ad autorizzazione UAMA per anni.
Le vittorie
Questo risultato non è stato scontato. Le mobilitazioni delle ultime settimane – dai presidi ai porti, dalle lettere-diffida alle richieste di ispezione – hanno prodotto risultati significativi che vanno rivendicati:
- Abbiamo bloccato 19 container Dual-Use – 11 a Cagliari, 8 a Gioia Tauro – tutti destinati all’industria bellica israeliana (Elbit System/IMI System). È un risultato storico della mobilitazione popolare. Per anni, sui carichi di armamenti è calato il silenzio delle istituzioni. Grazie alla pressione popolare, ai presidi nei porti, alle iniziative legali e all’azione sul piano politico istituzionale, siamo riusciti a portare la vicenda all’attenzione pubblica e a ottenere risposte ufficiali.
- Abbiamo costretto l’UAMA a intervenire per la prima volta dopo anni di silenzio e inazione sui transiti di materiali d’armamento o dual-use dai porti italiani: l’autorità nazionale competente è stata forzata ad emettere un provvedimento “catch all”, sottoponendo l’operazione di transito/trasbordo all’obbligo di autorizzazione preventiva. È un precedente storico.
- Abbiamo fatto emergere la violazione della legge e le contraddizioni di un Governo Complice. La risposta all’interrogazione parlamentare mette in luce un quadro contraddittorio: da un lato il Ministero degli Esteri dichiara che “il Governo continua a operare nel pieno rispetto della normativa” sulle esportazioni verso Israele; dall’altro, gli stessi atti mostrano che i controlli partono solo dopo segnalazioni esterne, che la nave è stata lasciata ripartire nonostante la richiesta di sequestro, e che la merce rischia di essere semplicemente rispedita al mittente senza alcuna conseguenza.
- Abbiamo acceso i riflettori sulla MSC (Mediterranean Shipping Company), un colosso del trasporto marittimo e la sua diretta responsabilità nel rifornire il sistema bellico di Israele che continua a violare i diritti umani. Concessioni e mancanza di trasparenza permeano l’intera filiera della logistica, senza la quale l’intero sistema di approvvigionamento di componenti belliche israeliano non potrebbe continuare a perpetrare il genocidio in corso nella Striscia di Gaza e l’occupazione militare illegale dei territori occupati palestinesi.
Tutto ciò è stato possibile grazie all’approccio multilivello della campagna internazionale Block the Boat del movimento BDS, che agisce contemporaneamente sul piano legale, della mobilitazione popolare e dei lavoratori, dell’azione politica istituzionale e della comunicazione pubblica, per colpire l’intera catena logistica del genocidio.
Le criticità che permangono
- Cosa avviene sui transiti attualmente nei nostri porti? Per anni centinaia di transiti simili sono avvenuti senza alcuna autorizzazione UAMA. Dov’erano i controlli? Chi ha consentito questo sistema opaco? E cosa si intende fare per tutti i transiti attualmente nei nostri porti con destinazione Israele?
- Sulla partenza della nave: Nonostante la richiesta formale di sequestro dell’intera nave avanzata da BDS Italia e dalle organizzazioni che hanno sostenuto l’esposto, la MSC Vega ha ottenuto le autorizzazioni alla partenza ed è salpata da Cagliari, pur senza i container sospetti, il 27 marzo. È gravissimo che le sia stata consentita la partenza mentre le indagini erano ancora in corso.
- Sul rischio di rimpatrio della merce: La risposta all’interrogazione ipotizza che “non è da escludere che quest’ultimo, sulla base delle eventuali istruzioni ricevute dallo speditore, possa decidere anche di sospendere le operazioni di transito e di rimandare pertanto le merci al paese di origine”. Non possiamo permettere che il carico venga semplicemente rispedito al mittente senza alcuna conseguenza. Sarebbe una beffa e una violazione della legge.
Le richieste
Questo è un momento storico. Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti grazie alla mobilitazione popolare e al lavoro instancabile dei movimenti, dei lavoratori e dei sindacati, e delle associazioni sul territorio. Ma non ci fermiamo qui. Questo carico non deve ripartire. Chiediamo con urgenza:
- Il sequestro immediato dei 19 container contenenti materiale d’armamento, fermati a Cagliari e Gioia Tauro.
- Il blocco definitivo delle spedizioni e transiti verso Israele, in applicazione della legge 185/90.
- Controlli sistematici e sequestro delle navi con traffici sospetti nei porti italiani, senza attendere segnalazioni esterne.
- Massima trasparenza sulle certificazioni e sulle autorizzazioni rilasciate dall’UAMA.
Le contraddizioni sono ormai evidenti. Non permetteremo che dai nostri porti partano o transitino materiali destinati a rendere possibili le atrocità e i crimini contro l’umanità dell’esercito israeliano. Cagliari e Gioia Tauro, come Genova, Ravenna, Salerno, Venezia, Livorno. I nostri porti non siano porti di guerra. Nessun porto per il genocidio.











