Il 12 aprile la Global Sumud Flotilla salperà nuovamente nell’ambito di un’iniziativa civile coordinata che mira a porre fine al blocco illegale imposto da Israele sulla Striscia di Gaza occupata. Con oltre 70 imbarcazioni e 3.000 partecipanti provenienti da 100 paesi, la missione comprende una flotta medica dedicata composta da 1.000 professionisti sanitari, che trasportano forniture essenziali per assistere un sistema sanitario gravemente compromesso. La missione intende fornire assistenza alla popolazione palestinese nella Striscia di Gaza durante il genocidio in corso imposto da Israele e decenni di apartheid.
Alla vigilia della partenza Erika Guevara-Rosas, alta direttrice delle campagne e delle ricerche di Amnesty International, ha dichiarato: “La Global Sumud Flotilla è un potente simbolo di solidarietà internazionale con la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, che sta subendo un genocidio e un blocco disumano ormai prossimo al diciannovesimo anno. Le autorità israeliane devono garantire il passaggio sicuro di queste persone attiviste disarmate e difensore dei diritti umani. Non devono ripetersi le intercettazioni illegali e le detenzioni arbitrarie compiute da Israele nel 2025, inclusi il sequestro della Madleen e di altre imbarcazioni partecipanti alla Global Sumud Flotilla, né le violenze e i maltrattamenti inflitti lo scorso ottobre alle persone attiviste durante la detenzione”.
“In quanto potenza occupante, Israele ha l’obbligo legale di garantire alla popolazione palestinese della Striscia di Gaza un accesso senza ostacoli agli aiuti umanitari, dai beni di prima necessità alle forniture salvavita, eppure continua a ignorare apertamente i propri obblighi giuridici e le misure provvisorie vincolanti ordinate dalla Corte internazionale di giustizia, in violazione del diritto internazionale”.
“Il fatto stesso che queste missioni civili continuino a salpare rappresenta una chiara accusa all’inazione devastante della comunità internazionale. Gli stati devono rispettare i propri obblighi di diritto internazionale e adottare misure concrete per contribuire a porre fine al genocidio commesso da Israele contro la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, anche esercitando pressioni affinché ponga fine al blocco illegale, che continua a infliggere sofferenze incessanti. Gli stati devono inoltre garantire la protezione di chi agisce per contrastare l’impunità di Israele per le violazioni dei diritti umani della popolazione palestinese della Striscia di Gaza”.
Ulteriori informazioni
La flottiglia della primavera 2026 arriva in un contesto di grave crisi umanitaria: secondo le Nazioni Unite, oltre il 60 per cento dei bambini e delle bambine sotto i due anni vive in condizioni di povertà alimentare e migliaia di donne in gravidanza e in allattamento continuano a subire la malnutrizione. A sei mesi dal cosiddetto “accordo di cessate il fuoco” dell’ottobre 2025 e nonostante una riduzione dell’intensità degli attacchi, Israele prosegue i propri atti di genocidio contro la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, continuando a infliggere deliberatamente condizioni di vita calcolate per portare alla distruzione fisica della popolazione stessa.
Israele continua a imporre restrizioni di ingresso nella Striscia di Gaza di beni indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile, tra cui alimenti adeguati, medicinali, attrezzature mediche e dispositivi di assistenza, materiali per ripari e attrezzature necessarie per la depurazione dell’acqua e la rimozione di macerie, ordigni inesplosi e rifiuti. Israele limita inoltre la distribuzione degli aiuti, anche stabilendo quali organizzazioni possano fornire assistenza all’interno della Striscia di Gaza.
Dal cessate il fuoco sono state uccise almeno 723 persone palestinesi nella Striscia di Gaza, in maggioranza civili, e la stragrande maggioranza della popolazione resta sfollata, mentre le forze israeliane rimangono dispiegate in quasi il 60 per cento della Striscia di Gaza, che di fatto è una zona inaccessibile per la popolazione palestinese.











