Le Stazioni Spaziali gonfiabili, o Inflatable Habitat, sono la nuova frontiera tecnologica dell’Esplorazione Spaziale.
Il progetto consiste nel poter sfruttare al massimo il volume di carico disponibile, nei veicoli di lancio, portando più sistemi atti a supportare la creazione di una Stazione Spaziale modulare ed ergonomica anche in termini di costi.

L’idea di avere a disposizione una nuova Stazione Orbitale, si rende necessario con il ritiro programmato della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), previsto intorno al 2030, al fine di continuare le sperimentazioni in LEO (orbita bassa).

 

 

 

Ipotetica sezione di un futuro modulo gonfiabile

A tale proposito la progettazione di alcune Stazioni Spaziali, soprattutto commerciali, stanno seguendo la strada degli habitat gonfiabili, realizzati con materiali incredibilmente resistenti, super-flessibili ed incredibilmente “leggeri” che vengono cuciti insieme e successivamente espansi in una grande struttura.

Al lancio, questi habitat, sono ripiegati e imballati nella carenatura del carico utile del veicolo di lancio e, una volta in orbita, sono progettati per essere considerevolmente più grandi di un modulo metallico standard lanciato da un razzo simile.

Non è tutto, infatti la possibilità di ripiegarli permetterebbe di lanciarne diversi insieme ad ogni volo, diversamente dal lancio di moduli standard rigidi che richiedono un vettore ciascuno e quindi alti costi di messa in orbita.  

Habitat così grandi potrebbero anche essere utilizzati non solo in orbita terrestre bassa (LEO), come per la ISS, ma anche sulla Luna o persino su Marte per fornire elementi costruttivi da impiegare sulla loro superficie.

Il materiale utilizzato per questi nuovi moduli gonfiabili si chiama Vectran, che è cinque volte più resistente dell’acciaio e dieci volte più resistente dell’alluminio. 

La loro certificazione. Tuttora in fase di avanzamento, consiste in numerosi test, tra cui ovviamente un test di pressione o un test di scoppio, per verificarne la sicurezza, l’abitabilità e la loro affidabilità quando a contatto di un terreno extraterrestre.

Tra le aziende del settore interessate al progetto, la più avanti è la Bigelow Aerospace che grazie al suo prototipo. il Bigelow Expandable Activity Module (noto anche come BEAM), si è già assicurata un posto sulla ISS. 

 

Modulo BEAM agganciato alla ISS (Nasa courtesy)

Lanciato verso la Stazione Spaziale Internazionale l’8 aprile 2016 e consegnato da una nave Cargo Dragon, CRS-8, il BEAM è stato agganciato alla porta di attracco posteriore del NODO 3 “Tranquillity” e ha un’estensione della sua vita di test prevista almeno fino al 2028. 

È stato gonfiato e testato nel corso degli anni ed al momento utilizzato come modulo di stoccaggio per distribuire meglio i carichi.

Se il BEAM è un accessorio della Stazione Spaziale Internazionale, nel progetto di Lockheed Martin, chiamato Starlab, tutta la stazione verrà assemblata con moduli gonfiabili; una piattaforma commerciale che ospiterà un equipaggio permanente, dedicata a condurre ricerche critiche, attività industriali e mediche che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) diventare operativa entro il 2027.

Anche Sierra Space, in collaborazione con Blue Origin, ha un progetto “Inflatable”: si chiama Orbital Reef, una stazione spaziale a uso misto in orbita terrestre bassa per il commercio, la ricerca e il turismo, che, si spera, diventerà operativa intorno al 2030.

Innovazione proposta a bordo di Orbital Reef sarà l’attuazione di un design modulare che avrà come punto focale l’habitat chiamato LIFE (Large Integrated Flexible Environment) il quale, a differenza dei moduli quali lo Starlab di Bigelow, potrà dotarsi di habitat con caratteristiche diverse a seconda del loro impiego: Node (per la connessione di più moduli), Core (una unità di comando e gestione della stazione) e Research (un modulo laboratorio).

I moduli abitativi LIFE saranno disponibili in una vasta gamma di dimensioni ed allestimenti, iniziando dal modulo LIFE 10 che sarà il prototipo in scala ridotta, e potranno anche essere trasportati su Luna e Marte.

Prototipo del modulo LIFE nella Space Station Processing Facility (NASA courtesy)

Inoltre l’Orbital Reef sarà in grado di attraccare con quasi tutti i velivoli spaziali operativi attualmente utilizzati per le attività di trasporto da terra quali: SpaceX Dragon, Soyuz, Boeing Starliner e il futuro Sierra Space Dream Chaser.

E così il “Camping Spaziale” è servito!!