Bir varmis bir yokmus “c’era una volta e non c’era una volta” Tutte le favole in Turchia cominciano così. Questo l’incipit della recente pubblicazione di Serra Yilmaz, Cara Istanbul (Rizzoli, 2026), presentata – in dialogo con l’Autrice – da Valeria Cammarata* lo scorso 25 febbraio a Palermo al Centro diaconale della Noce (in via G. Evangelista Di Blasi, 12).
I numerosi partecipanti hanno seguito l’evento con grande entusiasmo dovuto in parte dall’accoglienza degli organizzatori ed in parte dalla spontanea simpatia dell’Autrice, particolarmente nota per le collaborazioni da attrice nei film di Ferzan Ozpetek (Le fate ignoranti, La finestra di fronte, Saturno contro, La dea fortuna).
Il romanzo appartiene al genere autobiografico nel senso più autentico del significato. Non a quel genere di romanzo autobiografico dove la finzione si mescola alla narrazione, ma ad un genere, del tutto personale, nel quale l’Autrice conduce un’indagine retrospettiva sul proprio vissuto lungo le linee di uno spazio delimitato della città d’origine: Istanbul. Un luogo percepito come spazio urbano smisurato, la città dai mille centri recita il titolo del quarto capitolo, ma anche luogo di memoria, di storia, di arte, di bellezza … e la memoria, si sa , è fatta di ricordi, di emozioni, di affetti mai sopiti, dunque eterni ed infine di spazi concettuali, dove albergano i vissuti individuali.
Di vissuti si parla, infatti, nel libro che si incontrano e si separano, per rincontrarsi (a volte). E sempre nella memoria, si rievocano le prime relazioni affettive rappresentate da figure archetipiche come le nonne: nella lingua turca, anneanne (la nonna materna, l’unica realmente conosciuta) e dede (i nonni uomini). Figure quasi oniriche, fantasmagoriche intrise di odori, sapori e ricette di cucina legate alle tradizioni turche, e poi i genitori, primi veri sostenitori di un sapere organico, ben costruito, colto. Di una cultura sapiente, elegante e protesa, sin dall’inizio della storia verso il teatro, la recitazione, il cinema e il multilinguismo.
Fra le relazioni più intime, infine, si incontrano “gli altri amori”: il marito, la figlia, gli incontri e le perdite – il divorzio, il confronto con la morte dei propri cari e con la malattia, anche questa vissuta come parte integrante della vita.
Una storia in cui si parla anche di partenze verso altri luoghi, di ripartenze e di ritorni. Ma la Istanbul di Serra Yilmaz è soprattutto la città dei cambiamenti tanto inevitabili quanto irreversibili: il luogo delle contraddizioni, degli estremi, dell’Est e dell’Ovest ed infine il luogo della trasformazione, dove tutto proviene da qualcosa per divenire qualcos’altro. Come tutti i luoghi, si direbbe… Certo, ma anche di più, quando si tratta di luoghi che si vorrebbe non cambiassero mai.
Serra Yilmaz, tuttavia, racconta, distingue, analizza fatti e momenti, sensazioni, suggestioni, ma anche sapori, saperi… saperi ancestrali: letture di tarocchi e di fondi di caffè, dove tra il serio e il faceto si nascondono le verità più profonde che appartengono ai recessi dell’anima, alle verità inconfessabili, al non detto.
Il tutto attraversato dallo sguardo ironico e da una irriducibile leggerezza che risulta contagiosa e sorprendentemente empatica già dalle prime pagine. Una postura del tutto singolare rispetto alla vita. Una scrittura squisita e deliziosamente accattivante.
(*) Docente di Letterature comparate e Cultural Studies presso il Dipartimento di Scienze psicologiche, pedagogiche, dell’Esercizio fisico e della Formazione dell’Università UNIPA











