Una lettera firmata da 16 persone detenute nel CPR di Macomer segnala le pessime condizioni in cui sono costretti a vivere.
Nel corso della giornata di oggi abbiamo continuato a ricevere preoccupanti segnalazioni di mancata assistenza medica. Una persona è stata costretta a ingerire batterie e dei pezzi di metallo per cercare di essere ascoltato, visto che le sue precedenti richieste di aiuto erano rimaste inascoltate. Ma ciononostante non è stato soccorso, dall’esterno abbiamo provato a chiamare un’ambulanza ma se la richiesta non arriva dagli operatori del CPR, l’ambulanza non può intervenire.
Intanto il Centro si prepara all’arrivo di altri detenuti con la riapertura del blocco chiuso dopo un incendio seguito a una protesta del mese di febbraio.
Comunicato
“Qui ogni giorno la gente vuole suicidarsi”. La quotidiana violenza del CPR nelle parole degli internati
“Siamo 20 persone e siamo nella peggiore condizione perché il trattamento qui è pessimo. Per favore, aiutateci. Non possiamo sopportare qui ogni giorno la gente vuole suicidarsi.”
Inizia così la lettera di denuncia firmata da 16 internati del CPR di Macomer che ci è giunta il 4 marzo. La lettera descrive una situazione di grave sofferenza ed è un grido d’aiuto rivolta alla popolazione tutta:
“Oggi sembra un anno [i giorni scorrono tanto lenti da sembrare lunghi come un anno]. Anche il nostro stato psicologico è pessimo. Anche il cibo non è buono e qui non tutto è buono ci sono otto persone gravemente malate et non c’è personale medico. Hanno bisogno di cure il prima possibile. C’è molto razzismo persone che non hanno fatto nulla di male sono qui nelle loro condizioni peggiori. Sono state portate qui direttamente dal mare. Non hanno fatto nulla di male. Non c’è personale medico c’è molto razzismo vogliamo cambiare questo centro. Vogliamo andare in un altro centro. Per favore e grazie mille.”
I fatti riportati sono noti: cibo pessimo, tutela sanitaria e giuridica carente, deprivazione, disorientamento, disperazione spinta fino all’autolesionismo.
Per le otto persone in condizioni di necessità medica urgente, potrebbe trattarsi di casi di autolesionismo, patologie trascurate, traumi attribuibili alle pratiche del centro. Sappiamo che si trattengono persone contro i regolamenti stessi dei CPR e si ostacolano gli accertamenti medici delle condizioni degli internati.
Da parole come “Vogliamo andare in un altro centro”, “Vogliamo cambiare questo centro” emerge l’inconsapevolezza rispetto alla propria condizione giuridica, a causa del pressappochismo di gestori e forze dell’ordine che non forniscono chiarimenti e spiegazioni, fondamentali per poter far valere i propri diritti.
Le testimonianze telefoniche che riceviamo ogni giorno non fanno che confermare un quadro gravissimo di privazione dei diritti, indifferenza, violenza.
È notizia di oggi l’ennesimo grave atto di autolesionismo: un giovane tunisino ha inghiottito delle batterie ed è stato portato al Pronto Soccorso.
Lunedì gli avvocati sono andati al CPR per parlare con gli assistiti ma le visite sono state improvvisamente annullate per “problemi” con due internati.
Da settimane in infermeria mancano cerotti, garze, bende, disinfettanti. Un internato ci dice che dopo un infortunio alla mano è stato medicato con acqua e nastro isolante.
Il personale infermieristico svolge turni massacranti, spesso saltano i turni di assistenza, gli stipendi pare siano in arretrato di due mesi. Il medico si presenta per mezz’ora al giorno e la psicologa non fa colloqui con nessuno. È difficilissimo parlare con la direttrice e ottenere ascolto per far valere i propri diritti fondamentali. Queste sono solo le ultime testimonianze che abbiamo ricevuto.
In un contesto segnato da indifferenza, insulti razzisti e stereotipi che descrivono i reclusi come pericolosi criminali, la lettera offre una testimonianza diretta delle condizioni di trattenimento. L’assurdità di una reclusione per persone che non hanno commesso alcun reato, la terribile violenza psicologica imposta ai reclusi.
Sono persone che vogliono parlare con noi, reclamare la propria umanità davanti ad un sistema che la nega. Ascoltiamo questa voce.
Tutti i CPR devono essere chiusi! Cominciamo da Macomer.
Assemblea No CPR Macomer, 7 marzo 2026











