Negli ultimi tempi ci è capitato di raccogliere le rimostranze di alcuni passanti disturbati dal frastuono che facciamo con le nostre pentole vuote per 15 minuti alla settimana nel pieno del pomeriggio indolente del sabato varesino .

C’è chi ci suggerisce che sarebbe l’ora di finirla  di disturbare la quiete del weekend rinunciando anche al nostro riposo settimanale per venire ad agitarsi senza risultato.

Il fatto è che vogliamo ricordare cos’è *resistere* contro le ingiustizie, le prevaricazioni, gli abusi e sottolineare perché è importante non considerare inevitabile – o addirittura normale – qualcosa di inaccettabile solo perché sta capitando agli altri.

Siamo davvero così sicuri che non serva a niente sostenere chi sta continuando a resistere ininterrottamente da più di ottant’anni?

Davvero il fracasso delle nostre proteste disturba più di 20.000 bambini affamati a morte, bruciati, fatti a pezzi, terrorizzati?

Giorno dopo giorno gli altri stiamo diventando noi: presto potrebbero essere i nostri figli a essere sottratti alla loro  vita per andare a uccidere premendo un bottone, o magari a tornare in un sacco nero.

Quel giorno non saremo nemmeno liberi di protestare perché il momento di dire NO! era ieri.

Unitevi oggi a una lotta che è per tutti, a cominciare dalle piccole cose come battere su una pentola per ribellarci simbolicamente a tutti gli strumenti del genocidio.

Vi aspettiamo sabato 14 marzo a Varese in Piazza del Garibaldino  dalle 16:30 fino alle 17:30. Il frastuono delle pentole durerà dalle 17:00 alle 17:15.

Questo che a Varese sembra un fastidio interminabile non è  che una minima parte del tempo della fame e dei bombardamenti a Gaza.

Rompiamo il silenzio tutti insieme, ancora.

Comitato Varesino per la Palestina