Il 22-23 marzo andremo a Votare NO al “referendum Giustizia”.

Lo faremo convinti in quanto, della sbandierata “riforma della giustizia, intesa come rispondenza all’esigenza che la legge sia uguale per tutti”, al governo Meloni non gliene frega niente, anzi gli va bene il marasma per continuare a garantire l’impunità dei potentati pubblici e privati, avendoli già favoriti con l’abolizione del reato di ” abuso di ufficio” e limitando i procedimenti  per “corruzione-concussione”, tipiche malversazioni che dominano il panorama degli appalti-opere pubbliche da “prima-durante-dopo Tangentopoli”.

Con la scusa della “separazione delle carriere, dei 2 CSM, del sorteggio, “che poco hanno a che fare con la “Giustizia”, il governo Meloni intende stravolgere la Costituzione per avere sempre più pieni poteri per governare, vedi modello dispotico-guerrafondaio Trumpiano di cui è sostenitore.

Ci aveva già provato Berlusconi per sfuggire a tutti i suoi guai pubblici e privati.

Il modello era già previsto dal 1976 nel ” Piano di rinascita democratica” del golpista Licio Gelli, capo della P2, condannato come finanziatore della Strage di Bologna del 1980.

La “democrazia” scaturita dalla vittoria sul nazifascismo, di cui quest’anno si celebrano gli 80 anni con la nascita della Repubblica Italiana, i cui principi sono inscritti nella Costituzione antifascista, si basa sulla tripartizione-equilibrio dei  poteri: 1°: quello del Parlamento per le Leggi; 2°: quello del Governo per  l’ Esecutivo ; 3°: quello della  Magistratura per la Giustizia; con l’aggiunta di fatto del “4° potere: i media”, ovvero la libertà di criticare i “poteri” costituiti: potere dei media oggi concentrato in mani private-padronalgovernative, che impongono sempre più  il bavaglio al diritto di critica e all’insieme delle libertà universali.

La destra ha sempre maldigerito “Democrazia e Costituzione”, brigando per concentrare tutti i poteri in capo al governo: figuriamoci se potrà mai accettare la “democrazia partecipata” a cui aspiriamo, fatta di autogestione e cooperazione sociale dal basso.

La posta in gioco non è la “Giustizia”, che, fin quando non prevarrà nel Paese la “giustizia sociale”, riempie le carceri di disgraziati e di chi dissente e confligge con le “leggi liberticide”!

Se vincesse il SI al referendum, tutti gli arzigogoli previsti servirebbero per accentuare il controllo corporativo sui magistrati, sottomettendo la Magistratura al Governo. Con 2 e piu’ CSM, con il “divide et impera”, finisce l’unicità del potere di “autogoverno della Magistratura” sancito dalla Costituzione, voluto dai costituenti memori della dittatura e della magistratura asservita al fascismo.

A seguire, il governo Meloni ha messo già in calendario “il Premierato”. Altro sconquasso della Costituzione, con il quale “il premier, con il voto diretto degli elettori, diventa il Capo”, accorpando in sé tutti i poteri, escludendo da ultimo il potere di controllo esercitato dal Presidente della Repubblica, che finisce per diventare una figurina sbiadita.

Tutti i poteri concentrati nell’esecutivo = stop alla democrazia, governo di polizia, oppressione :tutti sudditi, carcere per chi protesta

È l’autocrazia “modello Ungheria”, stile parafascista!

A questo ci porta il governo Meloni: un disegno reazionario che abbiamo l’occasione di stroncare sul nascere, andando a votare e votando no al “referendum giustizia del 22-23 marzo”

Cobas Lavoro Privato