Le infinite rivolte, le uccisioni di massa, le impiccagioni non sono bastate.

Oggi la popolazione curda iraniana, insieme alla frammentata opposizione, subisce una doppia minaccia. Da un lato, le conseguenze di una guerra regionale; dall’altro, la disinformazione pilotata dagli aggressori USA-Israeliani e rilanciata dai media mainstream.

Dopo aver minacciato un intervento di terra, la Casa Bianca, conscia del costo politico di “sangue americano”, ha virato su una soluzione più cinica: inventarsi una milizia proxy curdo-iraniana, le cui vite valgono meno di zero, da contrapporre al regime.

Ma cosa ne pensano i reali rappresentanti curdi? Quale credibilità può avere un mandato USA dopo i continui tradimenti, dall’abbandono dei curdi siriani alla scelta di Al Jolani come interlocutore unico per la “nuova Siria”?

Di fronte alle sirene della propaganda bellica, è necessario verificare i fatti. Le dichiarazioni ufficiali curde, raccolte da Rete Kurdistan, lanciano un appello chiaro: i curdi iraniani necessitano di solidarietà, non di nuove alleanze imposte, tanto meno di narrazioni tossiche. Sono schiacciatə tra i bombardamenti USA-Israeliani e la repressione di Teheran, che lə considera una minaccia interna.

Dalle dichiarazioni emerge una posizione netta: nessuna collaborazione con gli aggressori. La liberazione dell’Iran potrà nascere solo dalla volontà popolare e dall’autodeterminazione di tutti i popoli che vi risiedono.

Il progetto confederalista dei curdi iraniani è lo stesso di quelli in Turchia, Siria e Iraq: sostiene l’autodeterminazione delle donne, un’economia solidale ed ecologica e la convivenza pacifica, oltre i confini imposti dagli Stati-nazione. Ignorare queste posizioni, scambiando i fatti con la disinformazione, significa indebolire l’unica vera alternativa in una fase delicatissima che sta infiammando il Medio Oriente, quella che metterà sempre al primo posto la donna, la vita, la libertà.

Rete Kurdistan Roma