Dal modello lineare “produco-consumo-getto” al modello circolare “prevenzione-riuso-riciclo”.
E’ questo il passaggio che dovrebbe avvenire, anche perché indicato dalle istituzioni europee. Abbiamo, invece, ancora due modelli – fra loro molto diversi – per affrontare la gestione dei rifiuti in Sicilia.
Il primo è caldeggiato dal commissario straordinario Schifani, nominato con decreto n.800 nel febbraio 2024 dalla presidente del consiglio Meloni, il quale ha annunciato l’investimento di 800 milioni di euro per la costruzione di due termovalorizzatori (più corretto dire inceneritori) in Sicilia, uno a Catania nella zona del Simeto e un altro a Bellolampo a Palermo.
Il secondo modello è sostenuto da circa 14 associazioni che aderiscono alla campagna Futuro in cenere, che gridano a gran voce “Stop agli inceneritori”, in quanto anche quelli di ultimissima generazione non sono esenti da emissioni pericolose e inquinanti come il PM10, nocive sia alla salute pubblica sia all’ambiente.
Manuela Leone responsabile di Zero Waste Sicilia in una recente intervista rilasciata a Sicra Press il 15/12/2025, ricorda gli studi condotti da Toxico-Watch (“sorveglianza ambientale”). Si tratta di un’organizzazione indipendente olandese senza scopo di lucro che si occupa di monitorare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle sostanze inquinanti e tossiche persistenti come la diossina, Pfas PAH, metalli pesanti, prodotti dagli inceneritori. I suoi studi hanno dimostrato che, durante le fasi di accensione e spegnimento o in casi di malfunzionamento, le emissioni inquinanti degli inceneritori aumentano in maniera significativa.
Del resto, come fa notare la stessa Leone, in Europa in alcune zone come Ivry sur Seine in Francia, Zubieta in Spagna, Harlingen nei Paesi Bassi, inceneritori definiti a impatto Zero hanno presentato molte criticità, essendo stati riscontrati elevati livelli di diossina, Pfas e metalli pesanti in uova di galline, sul suolo, nell’acqua e nel muschio.
A questo proposito una coalizione europea di 156 associazioni ambientaliste ha chiesto all’U.E di fermare la costruzione di nuovi impianti di incenerimento. Nel documento presentato si legge “Gli inceneritori non sono fonte di energia pulita. Infatti gran parte dei rifiuti è composta da plastica e materiali derivati da combustibili fossili e l’energia prodotta risulta più carbonica di quella generata da molte centrali tradizionali”.
Di più. La costruzione dei due inceneritori in Sicilia, annunciata dal commissario come “una svolta storica” che porrà fine all’emergenza rifiuti nella regione, rappresenta un forte ostacolo alla strategia della mitigazione dei cambiamenti climatici e va contro il D.N.S.H (Do No Significant Harm) introdotto dall’Unione Europea (2020/852), che impone ai progetti di non arrecare danno significativo all’ambiente.
Per questo motivo l’U.E non finanzia gli inceneritori perché il loro funzionamento peggiora la crisi climatica. Vengono emessi gas serra e sostanze tossiche, si danneggia la salute aumentando il rischio di malattie oncologiche e cardiovascolari, e vengono – inoltre – minacciati ecosistemi preziosi come la Riserva Naturale Orientata Oasi del Simeto.
Quali, allora, le alternative possibili?
- Innanzi tutto l’applicazione rigorosa della gerarchia europea che mette al 1° posto la riduzione della produzione di rifiuti, seguita dal riuso, dalla raccolta differenziata e dal riciclo.
- In secondo luogo la trasformazione dei rifiuti in risorse: i materiali non devono essere distrutti ma recuperati.
- Ed infine, tutti i prodotti, fin dalla loro creazione, devono essere programmati in funzione del loro riutilizzo e riciclo.
Non è una Utopia, conclude Manuela Leone, ma una strategia internazionale per passare dal modello lineare a quello circolare. Tanto che è stata istituita una giornata internazionale dedicata a Zero Waste, per sensibilizzare e informare l’opinione pubblica, il 30 marzo.
Nel corso dell’intervista Leone fa notare che nella VAS del piano regionale sono completamente assenti le tematiche climatiche, cosa che testimonia la mancata osservanza delle normative europee.
Quanto alla raccolta differenziata, non viene certo incoraggiata. Secondo il Dossier di Legambiente, la differenziata – negli anni 2018/2023 – era cresciuta dal 29,52% al 55,20% grazie all’impegno di cittadini e amministratori. Nel 2024 si è, invece, registrato un calo ed una crescita dell’indifferenziata, da 949.000 a 953.000 tonnellate.
Perché la differenziata non decolla nelle città metropolitane siciliane? si chiede l’esperta. Perché raccogliere in maniera differenziata significa implementare le pratiche che servono al recupero di materie, come prescritto dagli obiettivi dell’Europa. Significa lasciare nel circuito oggetti da valorizzare e avviare al recupero e dunque al riuso. Le città metropolitane di Catania e Palermo sono invece scarico–centriche, producono, consumano, gettano!
Non dotando i comuni di adeguati impianti di conferimento per il legno, la carta, il vetro, la plastica, necessari per il recupero delle materie, si alimenta la politica del fossile e del consumismo.
“Manca purtroppo una politica che abbia una visione a lungo termine della gestione dei rifiuti, commenta amareggiata la responsabile di Zero Waste. La Regione deve fare un piano regionale che accolga le osservazioni della Corte dei Conti (Delibera n 275/2025/Gest) che ha bocciato il ciclo dei rifiuti in Sicilia nel dicembre 2025.
La Corte ha evidenziato carenze di visione e di programmazione, espresso dubbi sul rispetto dei principi dell’economia circolare, notato criticità sul dimensionamento dei termovalorizzatori previsti a Palermo e a Catania e sul loro rapporto con l’ampliamento delle discariche. Il documento chiede altresì chiarimenti sui costi e sulla sostenibilità finanziaria degli impianti, oltre che sulla gestione dei fumi e delle ceneri.
A proposito dei costi, la Regione non potendo usufruire dei fondi del PNRR (a causa del vincolo europeo sull’obbligo di non arrecare danno all’ambiente), ricorre al supporto di fondi pubblici statali e regionali per finanziare il piano. Dopo la costruzione con fondi pubblici è prevista la gestione pluriennale (20 anni) affidata a privati che saranno remunerati attraverso il costo di conferimento dei rifiuti, la vendita di energia elettrica prodotta e il recupero dei metalli.
La gara di progettazione e fattibilità tecnico-economica è stata gestita da Invitalia ed è stata aggiudicata con un appalto del valore di oltre 14 milioni di euro.
La Regione, sebbene sia stata bacchettata più volte dalla Corte dei Conti, ha comunicato che intende proseguire l’iter per la realizzazione dei due termovalorizzatori.
I nostri amministratori, fermi a modelli già superati e incuranti delle direttive europee sulla salvaguardia dell’ambiente e sulla salute pubblica, hanno deciso di procedere senza tentennamenti verso la realizzazione dei loro obiettivi, con impegni economici onerosi per la nostra comunità.
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