La questione del sorteggio è forse uno dei temi più ostici e dibattuti della riforma di modifica costituzionale della magistratura ordinaria su cui saremo chiamati ad esprimerci, come cittadini, il 22 e il 23 marzo 2026. A un passo dal referendum è indispensabile che tutti i cittadini conoscano nei dettagli i contenuti della riforma costituzionale della giustizia, con accento ovviamente sui cambiamenti che apporterebbe in caso di approvazione. È quindi necessario un confronto tra il sistema attuale e quello ipotizzato nella riforma della Giustizia per ogni punto, a partire dal sorteggio dei membri dei CSM, il Consiglio superiore della magistratura. Questo è un punto molto importante della riforma Nordio e allo stesso tempo uno dei più controversi.
Attualmente, il Consiglio Superiore della Magistratura è uno solo, competente per tutti i magistrati, sia quelli requirenti (pubblici ministeri) che giudicanti (giudici). Questo organo viene individuato dalla Costituzione, oltre come organo disciplinare, appositamente per preservare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato, un proposito che si riflette anche nella sua composizione.
Oggi, il CSM conta 33 membri, di cui 3 di diritto:
- il Presidente della Repubblica che lo presiede;
- il Primo Presidente in carica della Corte di Cassazione;
- il Procuratore Generale della Corte di Cassazione.
Gli altri 30 membri, invece, vengono eletti. La Costituzione non prevede un numero di membri del CSM, ma individua semplicemente il rapporto tra membri togati e laici: rispettivamente devono essere 2/3 e 1/3 del totale. L’elezione per i 20 membri togati del CSM avviene da tutti e tra tutti i magistrati ordinari; mentre per i 10 membri laici del CSM l’elezione viene scelta dal Parlamento da un elenco comprendente professori universitari di diritto e avvocati con almeno 15 anni di esperienza. Quest’ultima componente serve proprio a garanzia dell’indipendenza dell’organo, tant’è che fra i membri laici viene nominato un vicepresidente.

Alessandro Barbero – Benedetta Tobagi – Nicola Gratteri
La Riforma Nordio propone innanzitutto di istituire due CSM distinti per pubblici ministeri e giudici, relegando peraltro le funzioni di controllo disciplinare a un’Alta Corte da istituire appositamente.
Tralasciando il fatto che l’istituzione di due nuovi organi triplichi i costi per lo Stato (da 50milioni per il CSM a 150 milioni), i fautori del “sì” contano che questo meccanismo possa favorire la funzione di garanzia dei CSM, impedendo la creazione di sistemi e “correnti” (associazioni di magistrati che con il tempo hanno finito per compiere di fatto attività politica nel CSM) al suo interno. Non solo, stando alle parole della Premier Giorgia Meloni:
“Si dice che con questa riforma noi vogliamo sottomettere la giustizia alla politica, solo che è falso perchè la riforma fa esattamente il contrario: toglie facoltà al Parlamento e ai partiti di indicare una parte del CSM, cioè dell’organo di autogoverno della magistratura e questo meccanismo viene sostituito con un sorteggio tra chi ha i requisiti per ricoprire quell’incarico”.
Come ha fatto notare la Benedetta Tobagi, scrittrice e tra le personalità di spicco della cultura italiana contemporanea, si tratta di dichiarazioni fuorvianti e false.
Per istituire entrambi i CSM la riforma vuole utilizzare il metodo del sorteggio, tanto tra i membri togati (da scegliere sempre fra tutti i magistrati) quanto per i membri laici, questi ultimi con elenco formato dal Parlamento, come avviene ora. Stando alla modifica costituzionale del Ministro Nordio, mentre i membri togati del CSM saranno davvero estratti a sorte tra tutti i circa 9.500 giudici e pubblici ministeri italiani, per i membri laici (di nomina politica) non sarà così.
Il nuovo articolo 104 (1) della riforma costituzionale Nordio afferma chiaramente che i membri laici saranno “estratti a sorte da un elenco che il Parlamento, in seduta comune, compila mediante elezione entro sei mesi dall’insediamento”. Si tratta di un sorteggio truccato da un elenco predefinito dalla politica.
Su questo aspetto c’è un elemento molto delicato da analizzare che rischia di passare inosservato. Le leggi in vigore attualmente prevedono come premesso 20 membri togati e 10 laici, oltre ai 3 componenti di diritto, ma non è noto quanti sarebbero con l’approvazione della riforma, poiché il referendum rimanda le questioni specifiche a una legge ordinaria successiva.
Quel che è peggio è che noi non abbiamo certezze granitiche su come avverrà questa legge ordinaria. Oggettivamente i cittadini votanti non posso essere a conoscenza di una serie di questioni che saranno definite con una legge ordinaria in caso di vittoria del Sì.
Per esempio non sappiamo quanto sarà lungo o corto questo eventuale elenco e non sappiamo con che tipo di maggioranza sarà votato: se oggi per nominare i membri laici del CSM serve una maggioranza di 3/5 in Parlamento (con conseguente elezione di rappresentanti delle forze politiche di maggioranza e di opposizione), con la Riforma Nordio potrebbe non essere così.
Il rischio è che il famoso elenco possa essere votato a maggioranza semplice, la quale consentirebbe alla maggioranza di governo (qualsiasi) di scegliere la lista per il sorteggio (di cui non si sa ancora la quantità di nomi). Pericoli che nessuno può escludere, ma di cui si potrebbe sempre verificare l’incostituzionalità.
Quindi non soltanto la politica – a differenza di quello sostenuto da Meloni – potrà continuare a scegliere i membri politici del CSM (quindi influenzarlo), ma questa compagine potrebbe essere composta di soli membri sostengono le forze di governo.
Questo sorteggio truccato rappresenterebbe un pericolo sia per l’indipendenza della magistratura, attuando una scomposizione che renda gli organi più fragili ed esposti alle pressioni esterne; sia per i cittadini.
Per quanto sia vero che in qualsiasi ipotesi i membri laici continueranno ad essere una minoranza, non è altrettanto vero che non avrebbero la possibilità di condizionare e orientare l’intero organo.
Anche se i membri laici continueranno ad essere una minoranza (1/3 dei laici contro i 2/3 dei togati), sarà una “minoranza organizzata” legata alle forze politiche che l’hanno nominata. Come afferma Tobagi: “La storia e la sociologi ci insegnano che le minoranze organizzate prevalgono sempre sulla maggioranze disorganizzate, in questo caso la componente togata estratta a sorte”.
Quindi dire che i membri laici saranno sorteggiati sia nel caso della vittoria del Sì sia nel caso della vittoria del No significa essere in malafede, come ha giustamente spiegato lo storico Alessandro Barbero.
La malafede sta proprio nel fatto che mentre i membri togati del CSM verranno scelti tra una lista di 9.500 magistrati, i membri laici saranno estratti da una lista scritta dal Parlamento. Una lista di cui non si specifica nemmeno la quantità di nomi che deve contenere. Stando alla Riforma Nordio, la lista potrebbe contenere anche 11 nomi – come ha sottolineato Barbero – e ciò renderebbe molto più facile l’estrazione palese.
Mettendo anche il caso che la lista sia di 20 o di 30 nomi, in qualunque caso la lista dei togati sarà correttamente sorteggiata, mentre quella dei laici potrà essere potenzialmente truccata.
Inoltre, come ha sostenuto il pubblico ministero anti-mafia Nicola Gratteri – da sempre favorevole al sorteggio, ma non al sorteggio truccato della Riforma Nordio, un vero sorteggio dei membri laici non dovrebbe essere una lista scelta a tavolino di giuristi e avvocati cassazionisti che rispondo all’ideologia di chi li nomina, ma dovrebbe essere un sorteggio svolto estraendo da una lista completa di tutti i professori ordinari di diritto o avvocati cassazionisti presenti in Italia.
Questo sarebbe l’unico metodo che potrebbe garantire totalmente l’indipendenza della magistratura e l’indipendenza del CSM. Votare No alla Riforma costituzionale della giustizia del Ministro Nordio e del governo Meloni significa non accettare la possibilità di inciuci partitici nella magistratura.
(1) L’articolo 104 istituirebbe due distinti Consigli Superiori, ovvero il Consiglio Superiore della Magistratura giudicante e il Consiglio Superiore della Magistratura requirente.











