Le Associazioni (Forum Toscano Movimenti per l’Acqua ODV, Atto Primo ODV e Associazione per i Diritti dei Cittadini APS) che fanno parte della Rete Toscana Tutela Beni Comuni e di Zero PFAS Toscana chiedono risposte alla Regione Toscana e ai suoi bracci operativi: AUSL e ARPAT sul rispetto delle norme di legge, della trasparenza e della partecipazione!
“Oltre un mese fa abbiamo presentato un accesso agli atti – spiegano le Associazioni – chiedendo alle tre USL toscane se avessero attivato tutte le procedure previste dal D.Lgs. n.18/2023 (come controlli esterni) e dal D.Lgs. n.102/2025, per l’adozione dei programmi di controllo sulle acque potabili previsti dalle norme sui PFAS e copia del programma di controllo; la stessa richiesta è stata rivolta ad ARPAT, in quanto Ente competente per le analisi delle acque destinate alla potabilizzazione”.
Ebbene, la USL Sud Est ci ha risposto in modo esaustivo e solerte inviandoci anche il cronoprogramma di controllo delle acque INFORMANDOCI purtroppo che il Laboratorio di Sanità Pubblica dell’Azienda USL Toscana Nord Ovest, incaricato di svolgere le analisi, non ha ancora dato disponibilità alla ricezione di tali campioni.
L’USL Nord Ovest ha confermato di non essere attualmente in grado di effettuare le analisi sui PFAS, nonostante la legge imponga la ricerca di tali parametri. Ha inoltre comunicato che è stata espletata una gara per l’acquisizione della strumentazione necessaria (senza indicazioni sui tempi) e che per tali analisi si stanno predisponendo convenzioni con ARPA Veneto, Istituto Zooprofilattico Sperimentale Toscana Lazio e ulteriori analoghe convenzioni con laboratori esterni accreditati (che contesteremo se dovessero coincidere con quelli dei gestori del servizio idrico).
L’USL Centro, ad oggi, non ha fornito alcun riscontro.
“Chiediamo – commentano le Associazioni – quando entreranno pienamente in funzione tutte le procedure previste per effettuare le analisi disposte e, risposte formali dall’ex Assessore alla Sanità Bezzini, sulle ragioni che hanno determinato un ritardo così significativo, nonché all’attuale Assessore Monni su come intenda recuperarlo. Riteniamo infatti grave che, a distanza di due mesi dall’entrata in vigore della legge che limita la presenza di PFAS nelle acque potabili, non sia ancora possibile disporre di alcuna analisi”.
Sorge inoltre un interrogativo che non può essere ignorato, anche alla luce di una risposta rilasciata al giornale Avvenire, in cui l’allora assessore all’Ambiente dichiarò che i PFAS non rappresentavano una sua priorità: oggi, nel ruolo di assessore alla Sanità, come si concilia tale posizione con l’assenza dei controlli previsti dalla legge?
ARPAT ci ha risposto – proseguono le associazioni – informandoci di aver avviato dal 2017 il monitoraggio di 6 PFAS nelle acque destinate alla potabilizzazione e che tale rete è attualmente oggetto di revisione nell’ambito di un tavolo con Regione Toscana e Servizio Idrico Integrato. Inoltre, pur non avendo competenze dirette sulle 30 molecole per le quali sono previste analisi nell’acqua potabile, ha condotto con successo prove su 14 di queste e sta ampliando le analisi alle 30 che costituiscono la Somma PFAS.
Ha infine riferito di svolgere analisi sulle acque di scarico, sui sedimenti e sulle polveri derivanti dai controlli della qualità dell’aria. Ci AUSPICHIAMO che sia avviato un confronto continuo con ARPA Veneto e Piemonte sulle metodologie già da loro adottate.
“Gli aspetti da approfondire sono ancora tanti e i ritardi che emergono inaccettabili, – proseguono le associazioni – continueremo a vigilare e a chiedere chiarimenti come sulle procedure di infrazione commisurate all’Italia per quanto di competenza regionale”
L’ infrazione n° INFR 2207/2025 concerne il non corretto recepimento della direttiva quadro sulle acque, direttiva 2000/60/CE, quindi l’obbligo di eseguire il riesame periodico dei permessi relativi alle risorse idriche (programmi che devono comprendere misure volte al controllo dei diversi tipi di pressioni cui sono sottoposti i corpi idrici, quali l’estrazione, gli scarichi da origini puntuali e le fonti diffuse di inquinamento).
Dato che le autorizzazioni ai prelievi vengono rilasciate da organi regionali e un DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE (21 APRILE 2015, n. 51/R) disciplina proprio gli obblighi di misurazione delle portate, dei volumi dei prelievi, delle restituzioni di acqua pubblica e delle modalità di trasmissione dei risultati delle misurazioni.
- chiediamo il motivo per cui, nell’adozione del nuovo Piano di Tutela delle Acque (iniziato nel 2024 con l’allora Assessore all’Ambiente Monni, con una procedura ad oggi non conclusa), non troviamo traccia dei prelievi da acque superficiali e di falda da agricoltura e industria (risultano disponibili dati soltanto sui prelievi del Servizio Idrico Integrato sul sito dell’Autorità Idrica Toscana), né di come vengano restituite le acque dalle attività produttive dopo l’uso.
Riteniamo che il compito di colmare tale lacuna spetti al nuovo Assessore Barontini, dal quale aspettiamo ancora risposta alla nostra richiesta di incontro istituzionale nella quale lo abbiamo informato dell’intenzione di discutere, tra gli altri temi, anche del rispetto delle norme della legge regionale 69/2011 e della necessità del rinnovo o reinsediamento del Comitato per la qualità del servizio idrico integrato e di gestione integrata dei rifiuti urbani, nel rispetto dei principi di partecipazione previsti dalla normativa regionale. La politica si deve ricordare che escludere i cittadini attivi dai processi decisionali non è un segnale positivo per la salute della democrazia.











