Quest’anno, e non accadeva da trent’anni, l’inizio del Ramadan musulmano e della Quaresima cristiana, coincidono. I calendari solare e lunare sono allineati.
L’Universo quindi, per chi si sente parte connessa di esso, ci offre un “segno” potente: siamo figli della stessa storia, fratelli e sorelle che percorrono strade diverse per avvicinarsi al Mistero della nostra esistenza, ma che in fondo si guardano da lontano, ognuno nel proprio cammino, e si riconoscono.
La Quaresima per i cristiani celebra i quaranta giorni di deserto di Gesù. Prima di iniziare la sua “rivoluzione”, intraprendendo il ministero pubblico, Gesù deve affrontare la rivoluzione dentro sé stesso. Si isola dal mondo per farlo, e si mette nelle condizioni estreme, scomode e difficili, come fosse sotto interrogatorio di un inquisitore, legato ad una sedia e con la luce della lampada piantata sugli occhi. “Dai collabora. Se lo farai i tuoi mali svaniranno. Ti dò da bere, da mangiare, invece che galera e privazioni e morte, avrai potere e soldi, e tutti ti rispetteranno”. Satana, il tentatore, è l’inquisitore. Ma è dentro Gesù, non viene da fuori per attaccarlo.
“Ma chi te lo fa fare? Ma davvero ci credi? Ma non vedi che è tutto inutile, che non cambierà mai niente?”. Ogni inquisitore sa però che il modo migliore per vincere le resistenze dell’inquisito, è metterlo in crisi affiancando al dolore fisico, quello interiore. “Lo fai per te stesso. Non per gli altri. Vuoi solo competere con i Farisei, per dire che tu, con “la Legge”, ci sai fare di più di loro. Oppure vuoi metterti in competizione con i Sadducei, per ingraziarti il potere romano? Hai le palle? E perché allora non fai la lotta armata come gli Zeloti, invece di pensare a strane teorie? O ti manca il coraggio per farla, la lotta armata, perché i legionari romani sono tanti e ben armati e cattivi? Vuoi fare il “leader” ma per chi? Per gli altri o per te stesso?” E’ Dio che ti parla o il tuo ego?”.
Resistere non è possibile senza fare una rivoluzione dentro sé stessi. E la rivoluzione dentro sé stessi è permanente, ogni istante accompagnato da vittorie e sconfitte, che generano quell’inquietudine che non ti abbandonerà mai, lungo tutto il cammino in salita.
L’inquietudine, quella che hai conosciuto prima di diventare quello che scegli di diventare, là in mezzo al mare o al deserto, non ti molla mai: fino all’ultimo istante: “Padre, perché mi hai abbandonato?”.
L’inquisitore anch’esso è inquieto: quando non riesce a fare breccia sulla tua convinzione, quando non riesce, nonostante la tua fragilità, ad aver ragione di te, comincia ad abbandonare la tecnica scientifica della tortura, e si lascia andare a provocazioni rabbiose. “Dai, buttati dal tempio. Tanto ti salveranno i tuoi angeli no? Dai, non sei forse un sognatore invincibile? E allora che aspetti a dimostrarlo? Non è da te non crederci”.
“Alla fine ebbe fame” ( Matteo 4,2 – Luca 4,2 ).
Sei un essere umano. Ma è proprio la tua fragilità che ti salverà. Per questo sei un essere umano. Perché quel male che ti porti dentro, rivelando a te stesso la tua natura, puoi conoscerlo. Puoi vederne i tratti, puoi non averne paura. E il deserto, e il mare, la solitudine e l’inquisitore, diventano parte di te.
La “purificazione” è dunque la capacità e il coraggio di guardarsi come esseri impuri. Pieni di contraddizioni e di fragilità. E’ la “non purezza” a condurci nel conflitto. E cosi, partendo dalla rivoluzione su noi stessi, potremmo tentare di essere “nel mondo ma non del mondo”.
Buona Quaresima cristiana. Ramadan Kareem. Buona Rivoluzione










