“La linea comunicativa del PD sul referendum è insultante e svilente, assimila chi vota Sì al fascismo. Io voterò Sì, e lo farò in compagnia di molti elettori e militante del PD” – queste sono le parole di Pina Picierno, Vicepresidente del Parlamento Europeo e membro del PD, che avallano di fatto la riforma costituzionale della giustizia del governo Meloni.
Parole che risultano assurde, dal momento che il PD ha scelto una via molto blanda, nonostante il suo sostegno al NO al referendum. Forse Picierno vuole puntare il dito alla sinistra vera in Italia – a sinistra del PD – quella che oramai rimane solo nei movimenti sociali, sindacali e in gran parte del mondo associazionistico della sinistra: quel mondo che ha intrapreso un forte percorso di opposizione a questa riforma che, oltre a minare e togliere terreno alla magistratura indipendente, ha tutta l’aria di prevedere uno sbilanciamento dei poteri dello Stato in cui il potere giudiziario viene messo sotto controllo dal potere esecutivo. Si tratta di caratteristiche, compresa la separazione delle carriere, che erano già presenti nel Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli, “venerabile” della P2, – che si augurava un colpo di Stato fascista contro la Repubblica italiana negli anni Settanta – e nel programma elettorale di Forza Italia del 2001 (partito fondato dal piduista Silvio Berlusconi), del 2006 e del 2008 (sottoforma della coalizione Popolo della Libertà) e nella controriforma della giustizia Alfano del 2009.
Quindi possiamo affermare che un po’ di “fascismo” in questa riforma c’è, nonostante l’illazione di Picierno. Ma perchè a Picierno piace questa riforma?
Picierno, pur essendo un’europarlamentare del PD, è ben lontana dalla cultura politica di sinistra e dall’avere un percorso di sinistra. Oggi Picierno è tra gli esponenti di quella che viene chiamata “sinistra neoliberale”, ovvero la corrente liberal-progressista che ha trovato spazio “a sinistra” dopo gli anni del riflusso trovando un grande vuoto a sinistra. Si tratta di tutta quella amalgama politica che in Italia ha fatto di tutto per cancellare la cultura politica della sinistra in Italia, ma che ha trovato spazio d’azione a sinistra perchè nessuno in quegli anni era riuscito ad opporsi al berlusconismo.
I neoliberali sono una corrente di destra che, pur mantenendosi progressisti sui temi dei diritti civili, sono fortemente conservatrice in ambito economico e per quanto riguarda i diritti sociali, rincorrendo i dettami del neoliberismo e della grande finanza internazionale, spesso trovando alleanze e dialoghi proprio con quella destra liberale a cui falsamente si oppongono.
Per capire dunque l’avallo della Picierno alla riforma costituzionale del Ministro Nordio in materia di giustizia, bisogna indagare nella sua storia politica.
Picierno nasce a Santa Maria Capua Vetere (Caserta), da una famiglia originaria di San Marco a Teano (Caserta), figlia di Pasquale Picierno, ingegnere di Sessa Aurunca e segretario cittadino de La Margherita, a sua volta fratello di Raffaele Achille Picierno (1949), esponente della Democrazia Cristiana prima e del Partito Democratico (PD) poi, consigliere comunale, assessore e sindaco di Teano.
Cresciuta politicamente nel Partito Popolare Italiano (PPI), e nell’Irpinia di Ciriaco De Mita (1), a cui ha più volte dichiarato la propria vicinanza politica e che in passato ha definito “il mio mito“, nel 2002 aderisce alla confluenza del PPI, assieme a Rinnovamento Italiano di Lamberto Dini e I Democratici di Arturo Parisi, ne La Margherita di Francesco Rutelli, di cui a marzo 2005 divenne presidente federale della sua organizzazione giovanile, i Giovani della Margherita, eletta al congresso che si svolse a Napoli.
Nel 2007 partecipa allo scioglimento de La Margherita e alla sua confluenza nel Partito Democratico (PD), partito coalizionalista ben distante dalla cultura politica della sinistra, che accoglie tra le sue fila – per la maggior parte – ex-democristiani storici, giovani del rinato Partito Popolare, membri de La Margherita e una risicata minoranza di DS e socialisti. A novembre 2007 Walter Veltroni (ex-comunista che ha sempre tentato di rinnegare il suo passato), eletto segretario alle elezioni primarie di quell’anno, nomina Picierno nella segreteria nazionale come responsabile con delega ai giovani.
Nel 2012 ha sostenuto la mozione di Pier Luigi Bersani alle elezioni primarie di “Italia. Bene Comune”, per la scelta del leader della coalizione di centro-sinistra e candidato alla Presidenza del Consiglio, esprimendosi tramite Twitter contro la mozione dell’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi.
Poi, però, nel partito, diventano sempre più preponderanti e pressanti le idee di giovanilismo, di “svecchiamento” e di “rottamazione” di Matteo Renzi, che in realtà non hanno l’obiettivo di svecchiare, ma bensì screditare la vecchia guardia del PD, soprattutto tutti coloro che avevano una storia politica di sinistra (D’Alema, Bersani, Cuperlo, Civati etc…), per inaugurare la svolta neoliberista del PD.
Pina Picierno, nel frattempo infatti, si avvicina a Renzi e il 5 giugno 2013 viene nominata Responsabile legalità del Partito Democratico, nella nuova segreteria nazionale guidata dal “reggente” Guglielmo Epifani.
Il 9 dicembre 2013 viene nominata da Renzi, divenuto segretario del PD, Responsabile Legalità e Sud nella sua segreteria nazionale del partito, rimanendo in carica fino a settembre 2014.
In quel periodo, Picierno era eurodeputata e si concentrava su temi economici e la difesa dell’operato del governo Renzi, definendo l’Italia in ripresa. Durante gli anni del governo Renzi ha difeso strenuamente la Riforma del Lavoro del Ministro Poletti (il famoso Job Act), la misura del bonus 80 euro e attaccato la CGIL per le proteste sindacali.
In vista del referendum sulla riforma costituzionale di Renzi del 4 dicembre 2016, Picierno – in quanto “renziana di ferro” – si schiera per il Sì alle riforme. La riforma proposta nel 2016 – fatta a tavolino con Berlusconi con il famoso Patto del Nazareno – mirava a superare il bicameralismo paritario, ridurre il numero dei senatori e riformare il Titolo V, elementi visti da alcuni critici come in linea con le richieste dei mercati finanziari per una maggiore stabilità di governo. Non dimentichiamoci che il colosso bancario statunitense JP Morgan, nel report “The Euro area adjustment: about halfway there” del 2013, aveva evidenziato la necessità di riforme strutturali nei Paesi europei della periferia, tra cui l’Italia, per superare la crisi, citando la necessità di ridurre l’influenza dei parlamenti e modificare in senso autoritario le Costituzioni che, a detta loro, erano di stampo “socialista”. I critici più attenti evidenziarono come i contenuti del report di JP Morgan del 2013 coincidessero quasi totalmente con le riforme di modifica costituzionale proposte da Renzi. Il netto rifiuto della riforma da parte degli elettori (vittoria del “No”) ha segnato una battuta d’arresto per l’agenda di riforme strutturali sostenuta da parte della finanza internazionale.
Pina Picierno (PD) rispondendo a Renato Schifani sulla tutela della salute, disse: ‘La sanità è stata regionalizzata. Con la riforma oggetto del Referendum del 4 dicembre si interviene su questo tema. Il diritto alla salute dovrebbe essere universale’. Il diritto alla salute in Italia è già riconosciuto come “universale”, ma sono stati i continui tagli alla salute pubblica, la privatizzazione della sanità e le riforma regionali (vedasi Lombardia, in cui hanno messo in competizione la sanità privata con la sanità pubblica, penalizzando quest’ultima) a far sì che non fosse più un diritto “universale”.
Dopo la sconfitta del Referendum, Renzi si dimette da premier e dalla segreteria del PD nel febbraio 2017. Rieletto segretario del PD nel maggio 2017, rassegnò una seconda volta le dimissioni dalla segreteria a seguito del risultato deludente ottenuto dal partito alle elezioni politiche del 2018, in cui fu eletto senatore nella XVIII legislatura.
Nel settembre 2019, poco dopo aver promosso la nascita del governo Conte II (M5S-PD-LeU), ha annunciato la nascita del suo nuovo partito di stampo dichiaratamente liberale e centrista, Italia Viva, fuoriuscendo definitivamente dal PD assieme ai parlamentari della corrente da lui capeggiata. Pina Picierna, pur essendo una renziana della prima ora, non fuoriesce dal partito, ma rimane nella corrente neoliberale del PD che più dialoga con Renzi.
Alle primarie del PD del 2019 sostiene la mozione del segretario uscente Maurizio Martina, ex ministro delle politiche agricole nei governi Renzi e Gentiloni e rappresentante l’area “filo-renziana” del partito, che risulterà perdente arrivando secondo con il 22% dei voti dietro a Nicola Zingaretti (66%).
Alle primarie del PD del 2023, sostiene la mozione di Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna e anch’egli membro dell’area “filo-renziana” del PD che la designa come candidata vicesegretaria del PD in caso di vittoria; tuttavia Bonaccini risulta sconfitto dalla deputata del PD Elly Schlein. Successivamente aderisce alla corrente interna del PD “Energia Popolare” di Bonaccini in ferrea opposizione a Schlein, come anche testimoniato dall’europarlamentare PD Pietro Bartolo, ora fuoriuscito dal Partito stesso.
Durante la sessione plenaria del Parlamento Europeo –23 gennaio 2025 – è stata approvata una risoluzione che, al quattordicesimo paragrafo (1), metteva sullo stesso piano i simboli del nazismo e dei regimi comunisti sovietici. Questo passaggio è stato criticato da alcuni europarlamentari italiani, e in diversi hanno votato contro o si sono astenuti. Il PD ha votato in dissenso con il suo gruppo – i Socialisti e Democratici (S&D) – che è stato prevalentemente a favore anche sul testo generale. Una nota degli eurodeputati del PD ha detto che «non spetta al Parlamento riscrivere la storia dell’Europa e per questa ragione abbiamo deciso di non partecipare al voto su una iniziativa che è diventata strumentale». La vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno, era assente per motivi di salute, ma ha detto che lei invece avrebbe votato come i suoi colleghi di S&D. Un fatto di coerenza per una parlamentare come la Picierno che più volte ha espresso il suo anti-comunismo e che, con il suo partito nel 2019, è stata sostenitrice proprio in Europa di una risoluzione revisionista volta a falsificare/manipolare la storia ed equiparare nazismo e comunismo contro ogni verità storica.
A marzo 2025 è stato rivelato che quattro mesi prima la Picierno ha partecipato a un incontro con l’Israel Defense and Security Forum (IDSF), un think tank israeliano di estrema destra che sostiene l’occupazione israeliana illegale in Cisgiordania.
Con la guerra di Gaza in corso, questa partecipazione è stata criticata tanto all’interno del suo proprio partito che da altri partiti politici. I suoi colleghi PD Andrea Orlando, Susanna Camusso, Laura Boldrini, Arturo Scotto e Nico Stumpo hanno dichiarato che gli estremisti dell’IDSF sono incompatibili con i valori del PD ed hanno richiesto la loro rimozione dai registri del Parlamento europeo.
Pina Picierno, dichiaratamente filo-sionista, ha sostenuto che “boicottare o isolare Israele significa condannare tutta la regione ad un eterno sovranismo di destra”, dimenticandosi che Israele è da trent’anni che è governato dall’estrema destra etnonazionalista di Netanyahu e che la storia d’Israele, dal 1948 in poi, è attraversata maggiormente dai governi di estrema destra che hanno coltivato profondamente un grande odio anti-palestinese. Picierno ha sempre dimostrato di disinteressarsi completamente al genocidio in atto a Gaza da parte di Israele.
Sempre a marzo 2025, in seguito ad una inchiesta di Report, risulta che Pina Picierno è membro del Transatlantic Friends of Israel (TFI) (2), di cui fanno parte 230 europarlamentari, parlamentari nazionali europei e membri del Congresso Americano: una lobby che è riuscita ad inglobare al suo interno i singoli parlamentari. Particolarmente folta è la delegazione italiana aderente al TFI: fanno parte 33 europarlamentari italiani, di ogni schieramento politico: oltre a Picierno, vi è presente Piero Fassino (membro anche di “Sinistra per Israele”) per il PD; Ettore Rosato ed Elena Bonetti per Azione; Simonetta Matone per la Lega; Deborah Bergamini per Forza Italia; e una nutrita schiera di parlamentari di Fratelli d’Italia guidata da Marco Scuria, presidente della sezione italiana del TFI. Anche la vicedirettrice del TFI è italiana: Benedetta Buttiglione, figlia dell’ex-Ministro d’estrazione democristiana Rocco Buttiglione.
Il 15 marzo 2025, in seguito ad un appello federalista ed europeista in sostegno al ReArm Europe (3) del giornalista Michele Serra, si è svolta una manifestazione a Roma in cui il “partito unico europeista della guerra”, amante delle bandiere blu dell’Unione Europea, manifestava con esse dicendo di far tesoro dei “valori fondativi dell’Europa”. In sostegno alla manifestazione, oltre a Roberto Vecchioni, a Corrado Augias e a Carlo Calenda, si era aggiunta ovviamente anche la neoliberale Pina Picierno facendo un appello “Per un’Europa Libera e Forte”. Fu proprio lei ad essere tra i dieci eurodeputati del Pd che si espressero a favore del piano ReArm Europe, un piano che ha comportato il netto aumento delle spese militari e un conseguenziale taglio delle spese sociali.
Al referendum abrogativo sui temi del lavoro del 2025 si schiera contro i primi tre quesiti e a favore degli ultimi due, in dissidenza con la linea ufficiale del PD schierato a favore di tutti e 5 i quesiti. In un’intervista di Pietro Guastamacchia a Il Foglio ha affermato, commentando il risultato del referendum: “Il Pd di Schlein è incastrato nel passato mentre il fronte progressista, per vincere, deve parlare di futuro”. A frenare l’affluenza sarebbe stata dunque una sinistra che si è presentata agli elettori “in preda a polarizzazioni identitarie, intrappolata in una bolla di tifoserie avversarie”, uno spettacolo che alla fine “ha fatto guadagnare qualcosa solo alla destra, facendo un regalo a Giorgia Meloni”.
Parole che risultano assurde, dal momento che il PD – oltre ad essere stato molto blando in quella campagna referendaria – non rappresenta la sinistra in Italia, ma un centro-centro-sinistra molto allargato nato in Italia con lo scioglimento del PDS (Partito Democratico della Sinistra), la creazione de La Margherita di Rutelli e in seguito l’Unione di Prode e la grande coalizione de L’Ulivo. Quella coalizione politica in cui ha trovato casa anche una profonda corrente di destra, forse qualcosa di più di destra, di cui Pina Picierno è parte integrante.
Per ultimo, ma non per importanza è stato il contributo alla censura che Pina Picierno ha agito contro Angelo D’Orsi – tra i più importanti – il quale il 12 novembre 2025 avrebbe dovuto tenere una conferenza dal titolo “Russofobia, russofilia, verità” presso il Polo del 900 a Torino. L’evento è stato annullato a seguito di un post di Carlo Calenda, che ha chiesto al sindaco di Torino Stefano Lo Russo di intervenire per fermare l’iniziativa definendola “propaganda putiniana”, richiesta che è stata rilanciata da Europa Radicale e da Pina Picierno, vicepresidente PD del Parlamento Europeo. A stretto giro è poi arrivata una presa di posizione ufficiale dell’Anppia nazionale, che ha preso le distanze dall’adesione della sua sezione torinese alla conferenza.
Tutto questo basta per descrivere chi è veramente Pina Picierno e in che cosa consista la sua volontà di annientare tutte le micro-dosi omeopatiche “di sinistra” presenti nel PD.
Ecco dunque che, in nome del governismo (4), non dovrebbe far scalpore che Picierno avalli la riforma costituzionale del Ministro Nordio e del governo Meloni che, dopo i tentativi passati di addomesticare il potere giudiziario, è forse un dei più gravi attacchi alla nostra Costituzione a “colpi di maggioranza” dai tempi del governo Renzi.
(1) A De Mita si deve la nomina di Romano Prodi prima come suo consigliere economico e poi come presidente dell’IRI. Sempre a De Mita si deve l’impegno in politica di Sergio Mattarella nelle file di quella che viene chiamata “sinistra democristiana”.
(2) Transatlantic Friends of Israel (TFI) è strettamente legato alla Transatlantic Institute, lobby di riferimento israeliana in Europa, costola della statunitense American Jewish Committee, e formalmente inserito nell’elenco delle lobby di Bruxelles. Le lobby filo israeliane organizzano copiose missioni in Israele per europarlamentari e parlamentari italiani: tutto spesato al fine di promuovere il sostegno all’entità coloniale israeliana.
(3) ReArm Europe è programma di riarmo europeo voluto dalla Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen, donna della destra europea e membro del Partito Popolare Europeo.
(4) governismo. s. m. Sostegno e appoggio nei confronti del governo in carica. https://www.treccani.it/vocabolario/governismo_(Neologismi)/










