“Ho capito cosa vuole dire nascere. A me nessuno ha chiesto di venire al mondo. E se per tanti versi è stato interessante, per altri è stato disgustoso. La vita è una grossa fortuna se capiti bene e una grossa sfortuna se capiti male. Basta pensare a chi nasce dalla parte sbagliata, nelle famiglie disastrate, alle vittime di abusi”. 

Maria Rita Parsi

Sono ancora sconvolto per la scomparsa di Maria Rita Parsi, grandissima psicologa, psicoterapeuta, psicanalista e psicopedagogista italiana di fama internazionale, avvenuta la mattina del 2 febbraio 2026.

Nata nel 1947, la professoressa Parsi era psicopedagogista, docente universitaria, saggista e scrittrice, opinionista e presenza costante nei media italiani. Conosciuta soprattutto per la sua difesa e il sostegno ai diritti dell’infanzia – per cui ha dedicato l’intera vita – nel 2012 viene eletta al Comitato ONU per i Diritti del Fanciullo, organismo con sede a Ginevra che ha il compito di verificare che tutti gli Stati aderenti alla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo ne rispettino gli obblighi.

Al bambino, percepito “non come un futuro adulto da plasmare a colpi di regole, ma come persona già completa, con bisogni chiari e un valore immenso”, ha dedicato la sua vita, lavorando per decenni alla difesa dei suoi diritti a livello nazionale e internazionale. Lei si era presa l’impegno di curare le ferite di chi nel mondo era già arrivato, senza cercare “l’assicurazione emotiva” di diventare genitore.

Componente dell’Osservatorio Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, ha pubblicato più di 100 libri di tipo scientifico, letterario e divulgativo: da «Il mondo creato dai bambini» a «L’amore violato», da «Maladolescenza» a «Noi siamo bellissimi». Inventrice della psicoanimazione, combinazione di gioco e fiaba per trasformare la sofferenza in risorsa creativa, fonda e dirige la SIPA (Scuola Italiana di Psicoanimazione), istituto di ricerca, ad orientamento umanistico, per lo sviluppo del potenziale umano. Nel 1992 fonda la Onlus ‘Movimento per, con e dei bambini’ con una visione chiara: capire i bisogni dei più piccoli, garantire strumenti concreti di protezione. La sua onlus, dal 2005, diviene Fondazione Movimento Bambino Onlus – erede di sue esperienze di animazione socioculturali già attive dal 1975 – che opera per la diffusione della cultura dell’infanzia e dell’adolescenza e si batte contro gli abusi e i maltrattamenti su bambini e ragazzi, e per la loro tutela giuridica e sociale.

Autrice di saggi che spaziavano dalla sociologia all’antropologia, dalla filosofia alla psicologia, Parsi è stata una voce intellettuale attenta e vigilante sul nostro confuso e caotico presente: una figura di intellettuale ampia e grande che purtroppo si sta estinguendo nel nostro Paese a causa del continuo appiattimento ed impoverimento culturale.

La difesa dei diritti dell’infanzia la viveva come una missione: il suo costante impegno per i bambini la portava spesso a partecipare ai programmi televisivi, durante i quali non percepiva compensi, perché considerava il suo intervento – da esperta sui temi trattati – una forma di servizio pubblico. Spiegando che i figli sono il risultato dell’esempio ricevuto, elencava spesso nelle sue conferenze il decalogo del montessoriano Klaus Dieter Kaul: “dateci amore e attenzione, rispettate i nostri tempi, rimanete al nostro fianco, consentiteci di sbagliare, offriteci la vostra guida, regole chiare e limiti precisi, siate affidabili, date spazio alla gioia”.

Nel 1986 è stata insignita del titolo di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana; nel 2007, ha ricevuto la medaglia d’oro della Camera dei Deputati a nome del Comitato Scientifico Internazionale del Centro Pio Manzù, presieduto da Mikhail Gorbaciov. A lei è andato anche il Premio nazionale Paolo Borsellino 2009, “per l’impegno, la coerenza e il coraggio nella propria azione sociale contro la violenza e l’ingiustizia, e in modo particolare per l’impegno profuso in difesa e la promozione dei valori della libertà, della democrazia, della legalità”. L’ultimo riconoscimento nel 2022: il Premio “Edela” per il suo costante impegno a tutela della dignità delle donne e al fianco dei bambini quale missione di vita.

Oltre agli innumerevoli incarichi istituzionali, dal 2021 partecipava stabilmente al gruppo di lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali dedicato alla Child Guarantee.

Colonna portante del festival itinerante Filosofi Lungo L’Oglio, era membro del comitato scientifico e vice-presidente della Giuria del “Premio Internazionale di Filosofia/Filosofi l’ungo l’Oglio. Un libro per il presente” e ospite fissa, fin dagli albori, della manifestazione, sostenendo la rassegna sin dalle prime edizioni, promuovendo la cultura nella provincia di Brescia.

Durante le sue conferenze era solita spaziare in lungo e in largo, affascinando e travolgendo l’ascoltatore con la sua immensa cultura, rara intelligenza e lungimiranza. Era solita citare la “Autobiografia del cambiamento in cinque brevi capitoli” di Portia Nelson (per indicare l’unico cambiamento possibile per l’umanità ora: cambiare strada); il grande Erich Fromm, suo “maestro”; e San Giuseppe, padre adottivo di Gesù, affermando: “Penso a uno come Giuseppe, che crede in Maria quando gli confessa di essere incinta di Dio, è testimone al parto, fa un passo indietro. Un alleato. Ne vedo pochi in giro”. 

Nonostante fosse consapevole della pessima realtà che viviamo, quando qualcuno glielo faceva presente, rispondeva con forza ottimista e, citando Leibniz, affermava: “Viviamo nel migliore dei mondi possibili, se guardiamo la storia. L’uomo ora è meno disumano del passato, nonostante tutto. Mettiamocelo in testa”.

La scaletta dei suoi discorsi consisteva nel “gettare i sassolini”, ovvero quei punti salienti e irrinunciabili che, instancabilmente, avevano l’obiettivo di aiutare a generare cultura, superare gli ostacoli, esortare la gente a perseverare, a non demordere, a battersi per i valori umani e con il fine di innalzare il livello culturale della “base” per modificare il potere che ci governa.

Ho avuto il piacere di conoscerla personalmente durante due edizioni consecutive della kermesse culturale di Filosofi Lungo L’Oglio, nel 2024 e nel 2025.

Nel 2024 ad Erbusco (BS), dopo la sua lectio magistrale dal titolo “Dall’angoscia di morte al desiderio di vita” (in cui parlò anche in modo molto profondo del dramma che vivono i bambini orfani di femminicidio), mi misi in fila per comprare il suo libro “Contro il potere distruttivo di ogni guerra”.
Quando mi presentai con il libro in mano, chiedendole l’autografo, alzò lo sguardo e mi prese la mano dicendomi:

“Sono proprio felice che un giovane legga questo libro, ci tengo molto. Ci tengo veramente molto che lo leggano i giovani. Spero che possa essere d’aiuto e che arrivi al cuore. È intollerabile la disumanità al potere”.

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Nel 2025, nella sua lectio “Tracciare è esistere” tenuta a Sarnico (BG), è stato un piacere con lei parlare della questione giovanile, del senso di precarietà e incertezza che vivono i giovani, il nichilismo diffuso, la linea di frattura culturale tra i giovani nelle città e nelle province di ogni estrazione sociale, la cancellazione totale dell’idea di immaginazione e utopia nelle giovani generazioni, il loro conseguente appiattimento nel vivere ad inerzia le passioni tristi degli “anni del riflusso” degli anni Novanta. Ci eravamo scambiati anche la mail per un possibile scambio epistolare sulla questione, che purtroppo non si è concretizzato.

La filosofa Francesca Nodari, direttrice e fondatrice del Festival Filosofi lungo l’Oglio, nel ricordare la Professoressa Parsi e nel dedicarle la XXI Edizione (2026) del Festival, l’ha definita «sacerdotessa dell’ascolto»: una definizione perfetta, un vestito elegante come elegante era la Professoressa Parsi. La sua morte è una notizia a ciel sereno che sfasa e scombussola, soprattutto all’idea che non potremo più sentire le sue opinioni così attente e schiette, ma anche che non potremmo più essere ascoltati con tanta comprensione.

Ma forse è la morte che più la rappresenta. Ha sempre dichiarato di non aver  “paura di morire da sola”, e quando le chiedevano se aveva paura di morire rispondeva con parole che ogni persona di senso dovrebbe tenere presente:

“L’angoscia di morte è la madre di tutte le angosce umane. Non sappiamo come, quando. Ma moriremo. Nei tempi che riguardano il destino di ciascuno. Come ci difendiamo? Qualcuno confidando in un’altra vita, io pensando continuamente al suggerimento di Erich Fromm: ‘L’uomo muore spesso senza essere nato del tutto’. Imperfetto, informe, incompiuto. Ciò che ci deve amareggiare è arrivare alla meta senza avere riempito la vita di senso, opere giuste, verità e bellezza”.

Conserverò come l’oro il suo libro autografato, come spero di conservare il più possibile le sue parole.

Che la terra le sia lieve Professoressa!