Sabato ci siamo visti a Roma su invito di Ginevra Bompiani in un convegno per creare la rete del dissenso. Emerge dai monologhi di Moni Ovadia, Ugo Mattei e tanti altri una visione frammentata. Non sarà facile la convergenza per tanti gruppi, ognuno con la sua specifica identità. Come mai?
Il 70% dei cittadini non conta un cazzo nelle scelte della politica. Il 50%dei cittadini ha capito che il proprio voto non conta un cazzo, perché sono 30 anni che ci fottono. E non va a votare. Quindi oggi si vincono le elezioni con il 25% del consenso reale di tutti i cittadini maggiorenni, anche il 24% con questa legge elettorale. E infatti il 25% dei cittadini apprezza il lavoro del governo Meloni su tasse, salari e pensioni. Questa è ingegneria del consenso. La borghesia domina, gli altri soffrono, ma non importa, perché la destra vince con il consenso dei suoi protetti, i borghesi. Non dimenticate, basta il 24% dei cittadini per vincere.
Esiste anche l’ingegneria del dissenso. Lo ha svelato un saggista tedesco. Dopo il crollo del muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione Sovietica la CIA ha usato il vecchio motto dell’antica Roma, divide et impera.
Le lotte di mille sigle diverse non sono un caso. La balcanizzazione sociale e politica è il risultato di decenni di lavoro dei servizi segreti per incentivare e promuovere l’auto ghettizzazione di mille lotte giustissime ma divise in mille gruppi, mentre prima del 1991 ne esisteva una sola: il Partito Comunista, che riusciva a raccogliere tutte le istanze sociali sotto un’unica bandiera.
Oggi abbiamo per ogni battaglia una bandiera, nessuno è più riuscito a far convergere tutte le istanze sotto una sola bandiera. E la sinistra in Parlamento ha perso gran parte della sua credibilità.
Quindi partiamo dalla consapevolezza che siamo inconciliabili, partiamo dalla consapevolezza che da soli non contiamo nulla.
Partiamo da qui per iniziare un percorso in cui ogni realtà abbraccia tutte le altre realtà, con la propria peculiare identità, rinunciando al fanatismo per guardare insieme verso un orizzonte comune di sogno, di utopia, di speranza e di nonviolenza, con la concretezza pragmatica che solo un’ autentica e forte volontà di mescolarsi accettando le diversità potrebbe creare una vera rete capace di pescare nell’impossibile, nell’inaudito, nel territorio non esplorato, dove si può costruire l’orizzonte Comune.










