In questo periodo in cui sembra che la questione palestinese non interessi più a nessuno, ho intervistato Francesco Scagni e Taqua Abuamra del Collettivo Da Varese a Gaza, nato in città a fine agosto.

Francesco, varesino, ha 30 anni e fa l’educatore. Taqua, di origine palestinese, vive in Italia da otto anni ed è mediatrice culturale presso strutture sanitarie locali.

Come prima cosa ho chiesto loro come è nato il Collettivo e come si sono avvicinati a questa realtà. Il primo a rispondere è Francesco, ossia la persona che ha dato origine a tutto.

Francesco: A fine agosto venivo da un periodo personale di cambiamenti, mi ero licenziato e mi sentivo arrabbiato e frustrato davanti a quello che stava succedendo a Gaza. Il viaggio della Global Sumud Flotilla mi è sembrato un evento concreto indirizzato verso qualcosa di buono, per cui ho cercato di avviare una raccolta di alimenti da portare a Genova. Questo ha dato inizio a un fenomeno travolgente in una città come Varese, non abituata a questo genere di iniziative.

È stata intercettata l’esigenza di molte persone, mettendo in moto un’attivazione collettiva, di associazioni e soprattutto persone singole con visioni e ideali comuni; poi ci siamo resi conto che sarebbe stato stupido cestinare questa occasione, la fiammella nata da quel momento.

Taqua: Mi sono avvicinata al collettivo nella prima serata organizzata il 4 settembre in piazza. Ho partecipato spesso a manifestazioni con qualche amica, ma era la prima volta che intervenivo portando la mia testimonianza. Anche se sono molto timida, i ragazzi del collettivo che organizzavano la serata mi hanno incoraggiata a parlare e a raccontare la mia esperienza personale.

Come sono andati questi mesi? Cosa è cambiato nelle vostre vite?

Francesco: Da settembre a metà novembre, sono stati tre mesi intensi, non lavorando ho potuto dedicare il mio tempo completamente a questo progetto. Le attività sono state molto concentrate per via dell’urgenza della situazione a Gaza e del viaggio della Flotilla. La vita da allora mi si è stravolta in modo super positivo. Ho conosciuto tantissime persone, anche del settore sociale e tutto questo mi ha molto arricchito.

Taqua: Ho conosciuto tante persone interessate alla questione palestinese, che vogliono partecipare attivamente. Prima di allora, io e pochi altri miei amici ci sentivamo soli, da lì in poi abbiamo sentito il sostegno di molti. Nella nostra cultura araba, se succede qualcosa di brutto o qualcuno si mette nei guai, ci sosteniamo a vicenda. Nessuno viene lasciato da parte. Con il Collettivo ho avuto la sensazione di essere sostenuta e aiutata se ho avuto qualche difficoltà e questo mi ha fatto stare meglio.

Cosa si può rispondere a chi sostiene che scendere in piazza a manifestare non serve a niente?

Francesco: Anche in agosto qualcuno che portava alimenti per la raccolta si domandava se il cibo sarebbe mai arrivato davvero a Gaza. Rispondevo che se non avessimo fatto niente saremmo stati sicuri che non sarebbe arrivato nulla, ma se ci avessimo almeno provato avremmo creato l’incertezza. Forse non sarebbe mai arrivato, ma magari sì. E in ogni caso avremmo dato fastidio a chi non voleva questa spedizione.

Anche ora il piano di ricostruzione USA per Gaza è stato presentato a Davos, ma la Global Sumud Flotilla partirà a breve con a bordo professionisti per la ricostruzione materiale come ingegneri, elettricisti, idraulici, che possano lavorare insieme ai palestinesi per la ricostruzione della loro terra. Non so se ce la faranno, ma avranno tutto il nostro sostegno.

Come è strutturato il Collettivo? Come si organizza?

Francesco: Si tratta di un gruppo orizzontale, non ci sono vertici di nessun tipo. Una sera a settimana si tiene una riunione generale, in presenza, ma con collegamenti streaming on line. Partecipano una trentina di persone. Una volta al mese invece, presso il Circolo di Giubiano, si tiene una riunione al sabato sera con cena condivisa a seguire; in questo caso le persone sono più numerose, circa una cinquantina. Vorrei porre l’attenzione sul risultato positivo principale di questo collettivo: riscoprire che è bello passare del tempo insieme, è emersa l’importanza del piacere nato dal senso di comunità.

Nel gruppo Whatsapp che serve per comunicare e coordinarsi sono stati creati diversi sottogruppi. In quello generale sono iscritte circa 250 persone e i partecipanti attivi nell’organizzazione sono circa 70. I principali sottogruppi operativi sono:

News e confronto: Gruppo più divulgativo che operativo, dove si possono condividere notizie e informazioni che devono sempre essere verificate e contestualizzate.

Comunicazione: Dedicato alla creazione e alla diffusione di contenuti per il Collettivo e verso l’esterno tramite canali social e comunicati stampa.

Supporto pratico ai palestinesi: Organizza un aiuto concreto per una famiglia di sei persone arrivata dalla Palestina con un visto sanitario per un bambino ospedalizzato, due ragazzi studenti con una Borsa di Studio presso l’Università dell’Insubria e un giovane che fa il videomaker.

Educazione: Progetta attività per diffondere consapevolezza sulla questione palestinese e non solo. È composto principalmente da insegnanti, educatori e psicologi.

Approfondimenti e Formazione: Si tratta di un gruppo di autoformazione interna finalizzato a produrre consapevolezza, scambiarsi conoscenze e a creare partecipazione.

Boycott:  Organizza attività di informazione e diffusione sulle pratiche del boicottaggio per consumi più consapevoli.

Avete collaborazioni con altri gruppi organizzati di Varese o in altre città? Avete partecipato alle manifestazioni di Torino per Askatasuna e di Milano contro le Olimpiadi invernali?

Francesco:  Abbiamo delle collaborazioni a livello regionale e anche nel Canton Ticino, utili per confronti, scambio di idee e pratiche. Siamo in collegamento con associazioni di Pavia e con il coordinamento di Milano della Global Movement to Gaza Lombardia. Abbiamo contatti con Centri sociali o Collettivi di ben altre dimensioni rispetto al nostro, che pure viene considerato un esempio virtuoso, soprattutto per il fatto che si tratta di Varese, città storicamente poco attiva. Qui in città abbiamo un ottimo rapporto di collaborazione con il Comitato Varesino per la Palestina, attivo da moltissimi anni.

Abbiamo partecipato alle manifestazioni a Torino e a Milano e osservato che stiamo vivendo un momento di forte malcontento.

Quali sono i prossimi progetti? Cosa ne pensate delle questioni attuali di natura giuridica, politica e sociale sia nazionale che internazionale?

Francesco: Il gruppo educazione sta organizzando una giornata di presidio a Varese per inizio marzo per costruire consapevolezza riguardo alla deriva autoritaria che stanno prendendo i governi in Italia e nel mondo. Sarà una giornata di dibattiti, stand informativi sulle varie questioni italiane come i DDL sicurezza e sull’antisemitismo che si sta approvando in questi giorni. Inoltre vorremmo informare sul referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.

Per quanto riguarda le questioni internazionali, ci interessano le manifestazioni contro l’ICE a Minneapolis, il regime iraniano e la soppressione delle proteste, il diritto internazionale violato costantemente e le altre guerre spesso dimenticate. Verranno prodotti contenuti informativi da diffondere tramite i canali social del Collettivo con il supporto di tutte le associazioni sul territorio. Un’altra iniziativa è la partecipazione a “Resistenza in festa”, organizzata a Gemonio dal comitato “Il Farina” per il 25 aprile. E poi daremo supporto alla GSF che salperà a fine marzo cercando di fare da canale di risonanza, visto che non se ne parla abbastanza nel circolo mediatico tradizionale.

Taqua, di recente hai avuto contatti con i tuoi familiari in Palestina?

Taqua: Qualche giorno fa sono riuscita a parlare con mia nonna, che purtroppo continua a pensare che non resisterà ancora a lungo e ho saputo di un mio zio che è stato ferito a una gamba durante un’esplosione, insieme ad un suo amico. I miei genitori sono palestinesi, ma io sono nata in Libia. Un giorno vorrei andare a Gaza perché non ci sono mai stata”

Volete aggiungere qualcosa?

Taqua: Oltre a informare e a parlare di Gaza, visto quello che succede forse ci vorrebbe più partecipazione della gente alle manifestazioni. Fare più rumore perché tutti si accorgano di quello che succede in Palestina. Mai arrivare alla violenza fisica, ma protestare e fare sentire forte la propria voce.

Francesco: … e non indietreggiare davanti alla repressione, imparare a contrastarla e a resistere.

Profilo Instagram del Collettivo: da_varese_a_gaza       

Foto di Michele Testoni