Pubblichiamo il comunicato stampa della Fondazione Filosofi lungo l’Oglio in condoglianze alla scomparsa della Professoressa Maria Rita Parsi, grande psicologa, psicoterapeuta, psicopedagogista italiana di fama internazionale.
La Fondazione Filosofi lungo l’Oglio, il suo CDA, il Comitato scientifico composto da: Francesca Rigotti, Danielle Cohen-Levinas, Andrea Tagliapietra, Francesco Miano, e dal direttore scientifico Francesca Nodari piangono, affranti e increduli, l’improvvisa scomparsa dell’indimenticabile Prof.ssa Maria Rita Parsi, madrina del Festival Filosofi lungo l’Oglio, vice-presidente della Giuria del Premio Internazionale di Filosofia/Filosofi l’ungo l’Oglio. Un libro per il presente e ospite fissa, fin dagli albori, della manifestazione.
«Quando ci si trova dinnanzi alla constatazione di certi ‘addio’ – commenta a fil di voce Francesca Nodari – le parole vengono a mancare, si trasformano in un balbettio, quasi le si sottoponesse ad una forzatura, quasi fossero loro stesse incredule dinnanzi a ciò che le nostre orecchie hanno sentito. Quando ho appreso la notizia che la Prof.ssa Parsi era volata in cielo non volevo crederci e forse, in quell’occasione, ho capito fino in fondo la verità contenuta nell’espressione evangelica che dice che la morte viene ‘come un ladro di notte’.
Non c’è più Maria Rita Parsi: se n’è andata in punta di piedi. All’improvviso. Donna di intelligenza rarissima, di grande lungimiranza, di umanità profonda, di idee chiare e distinte. Maria Rita Parsi: psicoterapeuta, docente, opinionista, scrittrice di fama internazionale. E ancora, formatrice di decine di generazioni di uomini e di donne, formatrice dei formatori, dotata di una rara capacità di ascolto, di analisi e sempre in grado di indicare la via. Senza esitazioni. Senza ripensamenti.
Donna che si è sempre battuta per difendere i diritti dei più piccoli e che ha introdotto quella magnifica espressione: ‘l’invidia del grembo’ a significare il sentimento che muove tutti quegli uomini maltrattanti che violentano, traumatizzano, abusano, si prendono gioco dell’altra metà del cielo. Ma, nelle molte occasioni in cui si parlava di volenza di genere, Maria Rita puntava il dito anche contro un altro atteggiamento altrettanto deplorevole: quello delle ‘donne che odiano le donne’, quella postura comportamentale femminile molto diffusa che fa sì che le donne, anziché unirsi, ‘fare squadra’, ‘coalizzarsi’, si fanno la guerra: preferiscono la contrapposizione alla solidarietà, alla condivisione, all’aiuto reciproco.

Maria Rita Parsi era una Donna tutta d’un pezzo, una vera leader, una leonessa, una Minerva dei nostri tempi. Maria Rita Parsi di Lodrone, donna bella e affascinante, aristocratica e coltissima – cresciuta alla scuola di grandi intellettuali e studiosi– era divenuta Lei stessa una Maestra, un punto di riferimento irrinunciabile, una voce che ha aperto squarci di luce nell’esistenza buia di centinaia di persone. E questo senza alcun sfoggio di erudizione facendo sentire chi le stava di fronte a suo agio, praticando quella rara semplicità che connota solo chi è, davvero, grande. I suoi pazienti usava chiamarli allievi. A loro, a ciascuno di loro, dedicava il suo tempo, le sue giornate scandite da un ritmo battente di appuntamenti e di impegni: Maria Rita Parsi non si negava mai, non voleva che un solo grido di aiuto rimanesse inascoltato. Di giorno. Di notte. Il sabato o la domenica, a Natale o a Pasqua, poco importava. Questo lo sa bene la sua fedelissima segretaria Maria Gemma, impegnata ad aggiustare ogni giorno un’agenda carica di inviti, terapie, conferenze, lezioni. Tra di noi c’era un segreto: indossavamo, lo abbiamo scoperto per caso alcuni anni fa, lo stesso anello ove corrono le parole latine che compongono l’Ave Maria. Da allora la consapevolezza di quel dettaglio era divenuta un modo per sentirci vicine anche quando eravamo lontane. Ora, guardando quell’anello, rivedo lo splendore del suo volto, l’intensità del suo sguardo, l’unicità del suo sorriso, il fragore gioioso della sua risata ed è come se sentissi la sua voce autorevole e, nel contempo, materna che mi esorta ad andare avanti, a non abbattermi, a portare avanti le sue battaglie.
L’edizione 2026 del Festival Filosofi lungo l’Oglio, per una strana coincidenza, è proprio dedicata all’ascoltare. E questa sarà la prima senza di Lei. Per ricordarLa, per ringraziarLa, per celebrare il Suo nome la XXI edizione sarà dedicata proprio a Maria Rita Parsi che, ne sono certa, dal cielo, danzando tra le nuvole, continuerà a ‘gettare’, come diceva, i ‘sassolini’ ovvero quei punti salienti e irrinunciabili che elencava nel corso delle sue conferenze e che, instancabilmente, ha gettato sul percorso di molti aiutandoli a superare gli ostacoli, esortandoli a perseverare, a non demordere, a battersi per i valori che, davvero, contano, asciugando loro le lacrime. Uno dei massimi gesti del prendersi cura dell’altro. Ora, queste “acque che piangono” vergano il nostro volto. Scorrono calde e copiose. Grazie Prof.ssa Parsi, resterà sempre nel mio cuore e nella mia mente».
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