Le numerose associazioni e aggregazioni del territorio si coordinano per partecipare insieme alla Giornata internazionale di azione congiunta dei porti contro i traffici di armi e invitano la cittadinanza alla presentazione del dossier edito da Altreconomia.

mercoledì 4 febbraio – ore 20:30

Sala Ragazzini, Largo Firenze – Ravenna

Presentazione del dossierLa flotta del genocidio’ di Linda Maggiori

Intervengono l’autrice e Francesco Staccioli di USB Mari e porti e saranno presentate le testimonianze dei portuali di Ravenna.

Una giornalista freelance attiva in diverse associazioni per i diritti umani e per l’ambiente, Linda Maggiori è di Faenza (Ravenna). Si occupa di traffici di armi, militarizzazione dei territori e inquinamento ambientale. È autrice di vari libri e collabora, oltre che con Altreconomia, con Terranuova, il Manifesto, Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo e altre testate.

Leggere questo documentato lavoro di inchiesta mette i brividi … È una sorta di racconto breve del plateale tradimento della legge 185/1990 a tema export e transito bellico e dell’aggiramento della minima trasparenza … I porti italiani sono ancora oggi drammaticamente coinvolti nel transito di materiale d’armamento verso Israele, sia per le rotte adriatiche e sia per quelle tirreniche, e persino nell’export diretto … dove sono la UAMA / Autorità nazionale per le autorizzazioni dei materiali di armamento), l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, le prefetture interessate, il Parlamento,… il governo, lo stesso che prometteva all’opinione pubblica distratta la favola delle “vendite sospese” a Tel Aviv dopo il 7 ottobre 2023? Non stiamo assistendo “solo” allo smantellamento  del diritto internazionale, come va di moda osservare oggi da parte di chi ha dormito sonni tranquilli negli ultimi 80 anni. Stiamo assistendo allo smantellamento dei più basilari principi di umanità e giustizia tra i popoli. Chi fa spallucce dinanzi alla “flotta del genocidio” batte la stessa bandiera. Quella della vergogna. – La Flotta del Genocidio.Sulle rotte delle armi dai porti italiani

6 febbraio 2026 – sciopero internaziononale dei lavoratori dei porti

La mobilitazione è indetta da: USB Porti – Italia, Enedep – Grecia, ODT / Organization Democratique du Travail – Marocco, Liman-Is – Turchia e LAB – Paesi Baschi. A Ravenna partecipano numerose associazioni e aggregazioni riunite nel Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna

Saremo in concentramento davanti l’autorità portuale (lato Darsena) in via Antico Squero per partire in corteo.

Contestiamo la Flotta del genocidio che costantemente fa scalo a Ravenna, a partire dalla ZIM, compagnia israeliana accusata dalla campagna No Harbour for Genocide.

Sono noti infatti vari carichi di armi e munizioni diretti a Israele tramite le navi ZIM e MSC. Tra il 2024 e il 2025 sono passate 659 tonnellate di munizioni nel porto di Ravenna, e 48 Mila tonnellate di precursori di esplosivi: un problema anche per la sicurezza della città. Senza parlare di merci dual use e civili verso le colonie illegali in Cisgiordania.

Protestiamo e chiediamo a soggetti pubblici e privati (autorità portuale, comune, regione, dogane, spedizionieri) la necessaria trasparenza e l’impegno a bloccare il transito di armi.

Dopo le imponenti manifestazioni di settembre e ottobre, sul porto di Ravenna sembra calata una cortina di nebbia e indifferenza. SAPIR non ha ancora cambiato il suo codice etico.

Continua in silenzio anche il progetto Undersec, che vede l’Autorità portuale collaborare strettamente con funzionari del Ministero della difesa di Israele, per la cyber security portuale.

Il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni e il presidente della Regione Michele De Pascale hanno i loro rappresentanti nel comitato di gestione del porto e potrebbero chiedere il ritiro dal progetto. Perché non lo fanno?

Undersec è un progetto che si inserisce nella militarizzazione del porto di Ravenna, delle infrastrutture strategiche ed energetiche del nostro paese.

Come Coordinamento popolare, formato da cittadini e portuali, stiamo lavorando per creare un Osservatorio sui transiti di armi.

Aderiamo quindi alle richieste dei portuali del Mediterraneo e invitiamo tutti i lavoratori del porto di Ravenna a scioperare e partecipare alla manifestazione per:

  • garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi da qualsiasi coinvolgimento nella guerra;
  • bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra, e per chiedere un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali;
  • opporsi al piano di riarmo dell’UE e per fermare l’imminente piano dell’UE e dei governi europei di militarizzare i porti e le infrastrutture strategiche;
  • respingere i piani di riarmo come porta d’accesso a un’ulteriore privatizzazione e automazione dei porti e per opporsi agli effetti dell’economia di guerra sui nostri salari, diritti e condizioni di salute e sicurezza.

Scendiamo inoltre in piazza contro la repressione che il Governo Meloni sta portando avanti nei confronti del movimento in solidarietà alla Palestina e, quindi, in solidarietà ai 32 denunciati per il presidio del 28 novembre al Porto di Ravenna e a tutti gli/le altri/e attivisti/e che in queste settimane stanno subendo provvedimenti repressivi. Criminale è il genocidio ancora in corso in Palestina, criminali sono i guerrafondai. Anche per questo chiamiamo le decine di realtà che hanno sottoscritto l’appello in solidarietà ai 32 denunciati di Ravenna a scendere in piazza con noi il 6 febbraio.

Esprimiamo infine la nostra più totale solidarietà a chi oggi subisce la repressione dello Stato per aver scelto di protestare contro il genocidio e di resistere: come Tarek, Ahmad Salem, Anan – condannato a 5 anni di carcere per aver legittimamente resistito contro il colonialismo sionista in Palestina, in Italia da un processo sionista e di parte.

La repressione oggi è più forte che mai, e bisogna restare unite e lottare collettivamente contro chi cerca di silenziare tutte le voci dissidenti tramite reclusioni, misure cautelari ed intimidazioni.

Chiediamo inoltre a tutti gli spedizionieri, a tutti i lavoratori e lavoratrici dell’area portuale o a chiunque abbia informazioni riguardo al traffico di armi nel nostro territorio di mettersi in contatto con il nascente Osservatorio.

Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna / +39 333 352 0627

Attuali adesioni:

  • BDS di Faenza e di Ravenna
  • Forlì città aperta
  • Faenza per la Palestina
  • Pondus libra
  • USB Emilia-Romagna
  • Partito Comunista di Unità Popolare (PCUP)
  • SGB / Sindacato Generale di Base – Ravenna
  • Ravenna in comune
  • Partito dei CARC – Emilia Romagna
  • Consulta Provinciale Antifascista di Ravenna
  • Rimini4Gaza
  • OSA – Emilia Romagna
  • Cambiare rotta – Emilia Romagna
  • Mercoledì per la Palestina
  • Potere al Popolo – Ravenna
  • Giovani palestinesi d’Italia
  • Sanitari per Gaza – Ravenna
  • MERA25
  • DiEM25 – Italia