L’urbanizzazione senza crescita

Negli ultimi settant’anni, in gran parte del Sud Globale la città è divenuta l’orizzonte prevalente della vita sociale. In Africa, come in ampie aree dell’Asia meridionale e dell’America Latina, l’urbanizzazione ha assunto caratteri dirompenti: piccoli centri rurali si sono trasformati in agglomerati metropolitani e intere regioni si sono riconfigurate in corridoi urbani, reti di città e periurbanizzazioni estese. La crescita urbana non è però un fenomeno lineare: alla densificazione fisica degli insediamenti si accompagna un’eterogeneità marcata delle traiettorie economiche, delle forme di occupazione e dei regimi di cittadinanza.

La città africana contemporanea si è configurata come città di frammenti: mosaici di spazi a differente densità di diritti, servizi e opportunità, dove la prossimità fisica convive con la distanza sociale. La “città formale” – pianificata, regolata, infrastrutturata – coesiste con una vasta “città informale” – autocostruita, negoziata, spesso non riconosciuta – generando confini mobili, linee di segregazione e zone grigie di legalità.

Sul piano sociologico, l’urbanizzazione senza crescita si intreccia con l’idea di città duale: due ordini urbani che coesistono nello stesso spazio. Da un lato, un’urbanità dell’abbondanza, dotata di servizi, regole e capacità istituzionale; dall’altro, un’urbanità della scarsità, auto-organizzata, caratterizzata da infrastrutture precarie e diritti incerti. Queste geografie diseguali si riproducono attraverso mercati del lavoro segmentati, assetti fondiari opachi, politiche fiscali regressive e regimi di sicurezza selettivi.

Dinamiche demografiche e migrazione rurale-urbana

L’incremento dell’urbanizzazione africana è frutto di un duplice processo: accrescimento naturale (tassi di fertilità urbani tuttora elevati in molte aree) e migrazione interna. La spinta a migrare è spesso connessa a crisi agricole e trasformazioni ecologiche (erosione del suolo, stress idrico, variabilità climatica), volatilità dei prezzi nei mercati agricoli, contrazione del credito rurale e conflitti armati. Allo stesso tempo, le città esercitano un’attrazione simbolica e materiale: accesso (reale o atteso) a istruzione, servizi sanitari, reti di commercio, infrastrutture, connettività digitale. Nelle traiettorie individuali, l’arrivo in città raramente segue una linearità. Piuttosto, si osservano mobilità circolari e migrazioni pendolari, progetti domestici che combinano membri in città e in villaggio, distribuzione di rischi e risorse su più luoghi. La città diventa così parte di una economia morale della famiglia allargata, nella quale rimesse e supporti reciproci connettono campagna e urbano. Nei quartieri informali, la mancanza di beni pubblici indivisibili – sicurezza, certezza del diritto, pianificazione – costringe gli abitanti a produrre beni club e servizi mutualistici divisibili: pozzi condivisi, latrine comunitarie, micro-reti di elettricità, sistemi di raccolta rifiuti autogestiti. Tali soluzioni sono efficaci su piccola scala ma non scalabili senza intervento pubblico stabile.

Prospettive

Il caso africano invita a ripensare alcune categorie classiche. Primo, l’idea di transizione urbana lineare – da rurale a industriale a terziario – non descrive più la traiettoria reale: economie post-industriali senza industrializzazione piena convivono con agricolture periurbane e piattaforme digitali. Secondo, la dicotomia formale/informale va sostituita con un continuum di pratiche e status, nel quale lo Stato stesso opera informalmente (tolleranze, eccezioni, negoziazioni). Terzo, lo spazio urbano va inteso come prodotto di conflitti e cooperazioni multi-attore, dove il diritto alla città non è un dono dall’alto ma un esito di contese quotidiane. L’urbanizzazione africana continuerà a crescere. La questione non è se urbanizzare, ma come: con quali regole, quali investimenti, quali diritti. La città frammentata può diventare laboratorio di inclusione se riconosce e valorizza le infrastrutture sociali già esistenti – reti di mutuo soccorso, economie di cura, iniziative comunitarie – integrandole con beni pubblici indivisibili e garanzie di cittadinanza. Politiche di regolarizzazione fondiaria progressive, upgrading in situ, tariffe sociali per i servizi essenziali e forme di co-produzione Stato-comunità sono condizioni necessarie per invertire la traiettoria dell’urbanizzazione senza crescita.

Fabrizio Floris