Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo la premessa del Libro-Inchiesta di Salvatore Palidda, CRIMINI ECOLOGICI E IMPUNITÀ (Multimage,2025), finito di stampare negli ultimi giorni dell’anno appena passato ieri e che sarà presentato a Palermo giorno 15 c.m. in anteprima al Laboratorio “Andrea Ballarò”, con la partecipazione degli esperti scientifici Ino Genchi e Maria Giannì. Alla giornata di studio, coordinata da Renato Franzitta, interverrà anche l’autore. L’inchiesta ricostruisce l’impressionante sequenza di crimini ecologici di cui la storia d’Italia è stata particolarmente segnata da questi misfatti, che non a caso spesso si intrecciano con le stragi di Stato (quindi con l’opera dei servizi deviati). Senza andare a tempi più remoti, dal 1945 in questo paese si è sperimentata una sconvolgente ripetizione di questo genere di reati, con migliaia di morti e giganteschi danni materiali e sanitari di cui si pagano ancora le conseguenze (soprattutto come contaminazionitossiche che provocano malattie mortali e come dissesto idrogeologico, frane e ripetute catastrofi). Tale reiterazione è l’esito sfacciato dell’operato di governi che non solo hanno resa vana la Carta costituzionale, ma hanno anche sabotato qualsiasi programma di bonifica e di prevenzione: un crimine contro l’umanità_
Premessa
A parte i crimini attribuiti alla criminalità o al terrorismo, sinora si è sempre parlato e studiato solo di crimini definiti semplicemente naturali o al massimo ambientali mentre più raramente si è parlato e studiato di crimini ai quali si devono tante stragi di lavoratori e di abitanti a seguito di incidenti o disastri industriali, camuffati come naturali (come fu il caso del Vajont e di altri simili) o dovuti alla diffusione di contaminazioni tossiche. Anche se recentemente si è cominciato a parlare di disastri ecologici, manca spesso la chiara causa di tali disastri e l’identificazione dei responsabili che sono sempre i dominanti economici e politici in nome del progresso, ossia dello sviluppo economico … sulla pelle di vittime prive di protezione.
Da parte sua la criminologia critica ha ignorato questo campo di studio malgrado l’impegno e l’attenzione che emersero dopo il ’68 fra alcuni magistrati del lavoro, medici democratici e militanti della sinistra sindacale e politica di allora.
In questo testo consideriamo crimini ecologici tutti quelli che colpiscono tutto il mondo vivente (gli umani, gli animali e i vegetali) oltre a distruggere l’assetto dell’ecosistema, le strutture abitative e le infrastrutture. Quindi crimini contro l’umanità che però spesso restano ancora ignorati al pari delle tante insicurezze ignorate dai governanti (delle destre e anche dell’ex-sinistra).
Provando a ricostruire la storia di questi crimini in Italia appare chiaro che essa si incrocia con quella delle stragi, dei tentativi di colpi di stato, cioè di un paese che è rimasto alla mercé di un dominio capitalista reazionario che non ha mai smesso di accanirsi sulla popolazione e sui lavoratori privi di protezioni.1
Nonostante l’eccesso di polizie, di loro operatori e di loro mezzi e risorse finanziarie, la protezione dei lavoratori e della popolazione è stata quasi sempre assente o addirittura ha agito per reprimere la rivolta delle vittime. Nessun governo ha provveduto a varare un programma di risanamento dei rischi e quindi di prevenzione; ma le agenzie di prevenzione e controllo (ispettorati del lavoro e ispettori-ASL, etc.) sono stati ridotti all’incapacità di operare (basti pensare che in occasione della strage alle Esselunga di Firenze in tutta la provincia c’era un solo ispettore).
Questo testo si rifà e aggiorna la ricerca svolta dal 2010 (vedi le pubblicazioni in nota2) attraverso un approccio di sociologia storica (come suggeriva Paul Veyne3). Proverò così a mostrare come la storia dei crimini ecologici in Italia faccia parte dello sviluppo economico governato da autorità pubbliche asservite agli interessi del padronato (privato e pubblico) soprattutto dalla fine del fascismo sino a oggi.
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