Il 20 gennaio 2026, in una lettera senza precedenti indirizzata al Presidente Mahmoud Abbas (Abu Mazen), Tawfiq Tirawi, membro del Comitato Centrale di Fatah, ha mosso gravi accuse di corruzione diffusa, appropriazione indebita e intimidazione all’interno delle istituzioni dell’Autorità Nazionale Palestinese.Ha affermato che queste pratiche hanno permeato tutti i settori ufficiali, estendendosi al sequestro sistematico di terreni e proprietà pubbliche e private, in un contesto di mancanza di responsabilità e di un ruolo ridotto della magistratura. Tirawi ha minacciato di rendere pubblici tutti i fascicoli e i casi documentati, completi di nomi e dettagli, al pubblico palestinese e attraverso i media locali e internazionali. Ha chiesto un processo popolare, nazionale ed etico per i corrotti, dato quello che ha descritto come l’incapacità della magistratura di adempiere ai propri doveri nazionali e costituzionali. Ha ritenuto il Presidente Abbas responsabile del suo intervento urgente per fermare la corruzione dilagante e salvaguardare i diritti pubblici. Questo è il testo della lettera:
Lettera aperta al Presidente Mahmoud Abbas (Abu Mazen)
“Per molti anni mi sono rivolto a voi ripetutamente e apertamente, sollecitando il vostro intervento in numerosi casi relativi alla corruzione dilagante e all’ingiustizia all’interno delle nostre istituzioni, per tutelare i diritti dei cittadini e preservare l’interesse pubblico. Alcuni di questi casi sono stati da voi deferiti ai capi di governo e altri alla Procura della Repubblica. Tuttavia, il risultato, purtroppo, rimane lo stesso: la completa assenza di qualsiasi azione efficace per proteggere la popolazione o porre fine a questa pericolosa illegalità.
La portata dei potenti e dei corrotti si è estesa a vari rami del potere, sia a livello governativo che giudiziario, al punto che il sistema di corruzione ora opera con sicurezza e impunità. Le sue pratiche si sono intensificate a pericolosi livelli di intimidazione e minacce, arrivando persino a minacciare alti funzionari, esperti e accademici che hanno redatto rapporti documentati che dimostrano il coinvolgimento di figure influenti nel sequestro di terreni pubblici e privati e proprietà – una condotta criminale che colpisce al cuore la dignità nazionale e i valori morali.
Di fronte a questa realtà, mi chiedo con amarezza:
In che tipo di Paese viviamo? Il nostro popolo ha fatto tutti questi sacrifici – martiri, prigionieri e feriti – solo per arrivare a un punto in cui ladri e mediatori terrieri sono lasciati a devastare la patria impunemente? Dopo decine di lettere e osservazioni che vi ho inviato in merito alla complicità di alcuni alti funzionari e alla politicizzazione della magistratura, e dopo ampie discussioni con i miei colleghi del Comitato Centrale e con i quadri di Fatah in varie regioni, che non possono più tollerare questo collasso morale ed etico all’interno di istituzioni presumibilmente destinate a salvaguardare i diritti nazionali, ritengo imperativo rivolgermi a voi pubblicamente oggi attraverso i media e le piattaforme dei social media.
Lo faccio con la convinzione che ci siano persone che deliberatamente vi nascondono la verità o presentano un quadro incompleto di ciò che sta accadendo, spinte da motivazioni che non servono l’interesse nazionale. Pur credendo che parte della verità vi sia stata trasmessa, l’incapacità di presentarla in modo completo e inequivocabile rimane una responsabilità che non può essere ignorata.
Di fronte al pericoloso collasso del ruolo della magistratura, alla paralisi del sistema di responsabilità e alla trasformazione di alcune istituzioni destinate a proteggere l’interesse pubblico in meri scudi, ai corrotti, dichiaro inequivocabilmente che l’era del silenzio è finita. Se questa situazione persiste, non esiterò a esporre tutti i fascicoli e i casi documentati, completi di nomi e dettagli, al pubblico palestinese e attraverso i media locali e internazionali, per avviare un processo popolare, nazionale ed etico contro i corrotti, dato il fallimento della magistratura nell’adempiere ai suoi doveri nazionali e costituzionali.
Il movimento di Fatah, il movimento di massa nato per rivendicare i diritti del popolo palestinese e salvaguardare la sua dignità nazionale, non può accettare che questa realtà continui, né può rimanere in silenzio di fronte agli eccessi di pochi corrotti, né può essere un falso testimone della manipolazione dei diritti pubblici o dell’insabbiamento di coloro che hanno tradito i sacrifici del nostro popolo, dei nostri martiri e dei nostri prigionieri.
Nascondere la verità è un crimine, nascondere la corruzione è tradimento e denunciarla è un dovere nazionale improrogabile.
La Palestina, alla luce dei massacri e del genocidio che sta subendo a Gaza, e delle quotidiane incursioni, abusi, distruzioni e sfollamenti in Cisgiordania, merita che ci assumiamo la responsabilità nazionale e storica.
Il silenzio oggi, o la semplice gestione delle crisi, non sono meno pericolosi del crimine stesso.
E Dio mi è testimone.
Tawfiq Tirawi – Membro del Comitato Centrale del Movimento di Fatah.













