Circa trecento persone, stipate in due aule del campus Einaudi di Torino, hanno discusso sulla situazione politica di un governo che è nemico del popolo e fa la guerra al popolo; sono arrivate un po’ da tutta Italia, in rappresentanza del Leoncavallo di Milano, lo Spin Time di Roma, i centri sociali delle Marche e del nordest, comitati autorganizzati e poi rappresentanti della Gkn, del Movimento No Tav, dei sindacati di base Usb e Cobas. Non ci sono interventi di rappresentanti dei partiti della sinistra perché il movimento che lancia questa assemblea è un movimento soprattutto, e molti sono gli interventi che lo ribadiscono, anti-istituzionale. E il popolo resiste. Nei vari interventi si è un po’ ripercorsa la memoria della storia dell’Askatasuna occupato alla fine degli anni 80, l’intersezione con l’esperienza del Movimento No Tav che è diventato un luogo che ha unito mondi diversi in Italia e all’estero.

Molto accorato l’intervento di Nicoletta Dosio, che ha posto al centro del conflitto il territorio inteso come spazio spirituale, come Pachamama, che ha teso un legame tra le lotte di Mapuche e nativi latinoamericani e la difesa della valle, dei suoi boschi, dei suoi castagni, ha detto Nicoletta, contro il capitalismo predatorio.

Dal Leoncavallo si è ricordato che la guerra, parola molto evocata dai vari interventi, non è solo al difuori, ma è una guerra interna contro i giovani iniziata dai vari decreti antirave, fino ai decreti sicurezza contro i lavoratori che, pur lavorando, sono sempre più poveri.

Dallo Spin Time di Roma, un palazzo ex INPS occupato che ospita 130 famiglie italiane e straniere senza casa, arriva l’appello a una resistenza a tutto campo fuori dalle istituzioni, per creare caos e non dialogo, “un caos che può portare alla nascita di qualcosa di nuovo e di migliore”.

In tutti gli interventi è molto presente la situazione degli arresti e la repressione che è piombata sul movimento per la Palestina dopo le enormi manifestazioni di “Blocchiamo Tutto”, sull’onda del sostegno alla Flottilla salpata per Gaza in settembre.

Così, in ogni intervento, si sottolineano le menzogne sulla Striscia di Gaza  rispetto alla falsa pace, gli istinti predatori di Trump e del comitato d’affari che dovrebbe gestire la Striscia nei prossimi mesi.

Noto con qualche perplessità, che quasi nessuno degli interventi cita l’Iran e il movimento di popolo che si sta sacrificando per abbattere il regime teocratico e tirannico e questo è certamente un sintomo di una difficoltà della sinistra extraparlamentare ad affrontare questo tema.

Un altro vuoto che percepisco partecipando all’assemblea è la questione del Referendum. Tra l’utopia di battere la destra e far cadere il governo, intanto si potrebbero segnare alcuni risultati intermedi, come battere il governo sul tentativo di forzare quella parte della magistratura ancora non piegata alla narrazione meloniana ad obbedire al governo. Tra i tanti punti individuati dagli interventi, come costruire un movimento unitario extraistituzionale contro la guerra, il carovita, il governo, riprendersi gli spazi e gli slogan molto citati uscire dalle galere e riprendersi le città, non c’è quello di provare a dare una piccola ma sostanziale spallata a questo governo nemico del popolo, attraverso l’esercizio democratico del referendum. Mi chiedo come sia possibile che un movimento radicale extraparlamentare non riesca a intravedere in una magistratura più assoggettata al potere, il rischio di un aumento tragico della repressione e della chiusura di spazi di libertà.

L’assemblea si conclude dopo circa 5 ore di una fitta e partecipata discussione, e come detto da Stefano Millesimo dell’Askatasuna sgomberato, “ci vogliono in prigione ma ci troveranno nelle piazze.”

La prossima piazza sarà un corteo nazionale il 31 di gennaio a Torino che avrà, significativamente, tre punti di concentramento: Palazzo Nuovo e le stazioni di Porta Nuova e Porta Susa, con tre cortei che convergeranno al centro della città.