Da qualunque parte si osservi il mondo, siamo di fronte alla fine dell’illusione del capitalismo per tutti e della favola liberista del mercato come garanzia di benessere.

Il migliore dei mondi possibili è di fatto imploso dentro le contraddizioni da esso stesso create: una disuguaglianza sociale mai così ampia nella storia dell’umanità; una crisi ecologica che mette a repentaglio persino la sopravvivenza della specie umana sulla terra; una democrazia, resa orpello formale dei grandi interessi finanziari, che non solo viene espropriata, ma rischia addirittura di smettere di essere desiderabile per le fasce più svantaggiate della popolazione.

Nasce da qui la scelta sistemica della dimensione della guerra e della militarizzazione. La guerra per ridisegnare i rapporti di forza geopolitici a fronte della crisi della globalizzazione liberista e per l’accaparramento coloniale delle risorse primarie, per la prima volta rivendicato come tale, senza più bisogno di giustificazioni ideologiche (“esportazione della democrazia”, “lotta al terrorismo”, “lotta al narcotraffico” e via inventando). La militarizzazione per disciplinare società ribollenti di rabbia, o intrise di disincantata rassegnazione.

Rinascono da questa melma i nazionalismi e i fascismi contemporanei, come ennesimo tentativo di compattamento identitario e di costruzione del nemico esterno e interno, con un unico scopo: nascondere la realtà di una minoranza di ricchi che è causa di tutte le crisi in atto.

Come segnala l’ultimo rapporto di Oxfam sulla disuguaglianza sociale, i numeri sono spietati: i dodici miliardari più ricchi del mondo possiedono una ricchezza superiore a quella posseduta dalla metà più povera della popolazione mondiale, ovvero quattro miliardi di persone. Per restare all’Italia, il 91% dell’incremento di ricchezza prodotto negli ultimi 15 anni è andato al 5% dei nuclei familiari più ricchi, mentre la metà più povera delle famiglie italiane ha incamerato complessivamente il 2,7%.

Sul fronte della crisi ecologica, con buona pace dei sostenitori dell’ideologia “siamo tutti sulla stessa barca”, sono ancora i ricchi la causa primaria dei cambiamenti climatici. E’ sempre Oxfam a documentare la realtà: un individuo appartenente allo 0,1% della parte più ricca del pianeta emette in un giorno più CO2 di quella prodotta in un anno dal 50% della popolazione più povera del mondo.

Sono ormai decenni che ogni anno viene calcolato l’Overshoot Day, ovvero il giorno dell’anno in cui ogni Stato esaurisce le risorse della Terra che avrebbe a disposizione, provocando dal giorno successivo un debito ecologico nei confronti della natura.

Per quanto riguarda l’intera umanità, nel 2025 l’Overshoot Day è arrivato l’8 agosto, mentre per quanto riguarda l’Italia è stato il 6 maggio. Ma se dagli Stati passiamo alle classi sociali, scopriamo che lo 1% dei più ricchi del pianeta ha esaurito le risorse naturali a propria disposizione già il 10 gennaio e l’0,01% degli ultra-ricchi non supera il 3 gennaio.

E chi sono questi ricchi? Sono i possessori dei grandi fondi finanziari che detengono le leve dell’economia e della ricchezza e che influenzano, quando non governano direttamente, le leve del potere.

Sono i re e le regine che chiamano al riarmo e alla guerra, che chiedono di marciare contro nemici da loro indicati per non farci pensare che un nemico certamente c’è ed è quello che marcia alla nostra testa.

Siamo entrati nell’epoca del dominio dei ricchi contro i poveri, dei re contro i sudditi, degli oligarchi contro la democrazia. Serve una ribellione collettiva, ampia e determinata, convergente e plurale per dire a chiare lettere che non è tutto loro quello che luccica e che in nessun caso consegneremo il nostro futuro ai generali.

Ci vediamo a Bologna il 24-25 gennaio “Contro i re e le loro guerre”.

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