Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato stampa delle Precarie Coop-sociali Sit-in via Maqueda dalle ore 11:15, Palazzo Comitini sede della Città Metropolitana _

 

Siamo lavoratrici precarie Coop Sociali di Palermo-Assistenti igienico personale, qualificate OSS e OSA che si occupano di studenti e studentesse delle scuole superiori, un settore a maggioranza donne, in cui la condizione di lavoro è peggiorata di anno in anno, sempre più precarizzate. Anni fa gli  appalti erano biennali, ora siamo anche a proroghe di mesi: una instabilità lavorativa e di vita insopportabile, non puoi fare progetti, non puoi prendere de decisioni, perché non sai mai se la proroga verrà fatta.

Come  precarie ci siamo  organizzate da anni sindacalmente con lo Slai Cobas per sc e abbiamo lottato in questi anni innanzitutto contro  i tagli dei posti di lavoro e alle risorse da parte della Regione e Città Metropolitana. senza tenere conto delle leggi vigenti di questo paese in base a cui questi servizi sono invece definiti obbligatori ed essenziali. Oggi, con i tagli del fondo disabili del governo Meloni, la situazione è peggiorata.

Inoltre, ci sono  aspetti paradossali che ci colpiscono come precarie e donne. Per esempio la cosiddetta “questione di genere”: un’assegnazione degli utenti alle operatrici imposta dalla Città Metropolitana appaltante alle Coop dall’anno scorso sulla base del “genere”. Orbene, in questa città, dinnanzi ad una platea di studenti disabili a maggioranza maschi  le precarie restano fuori dal lavoro, giacché le Coop sono obbligate ad assumere uomini. In sostanza, da parte delle Istituzioni -di fatto – v’è anche un accanimento ideologico contro le donne che vogliamo pubblicamente denunciare.

In sostanza si lotta da anni, a cominciare dai salari non pagati dai padroncini delle Coop, per il fatto che essendo donne ed essendo mantenute dai mariti, compagni… noi donne potevamo aspettare rispetto agli uomini che dovevano avere la precedenza. Ma su questo punto, dopo una lunga lotta (occupando anche le sedi delle Coop), oggi siamo riuscite ad essere pagate così come è giusto che sia al pari dei colleghi maschi. Purtuttavia resta ancora in piedi la disparità sui salari: quelle delle donne sono bassi, si fanno 24 ore settimanali ma non sono conteggiate le giornate in cui gli alunni sono assenti, oppure quando le lezioni sono sospese. Comunque i padroncini ci provano sempre anche provando a negarci diritti basilari come – ad esempio – i congedi parentali o le ferie.

Abbiamo sempre partecipato attivamente allo sciopero dell’8 marzo, cercando di collegarci anche con le altre lavoratrici in sciopero, portando avanti, in primo luogo, la denuncia sulla condizione di sfruttamento ed oppressione che si vive sul posto di lavoro, nonché quelle problematiche che viviamo come donne (con figli a cui viene scaricato tutto il peso del lavoro di cura o  separate o single) super sfruttate che non arriviamo a fine mese: facciamo anche doppi e tripli lavori, spesso in nero pur di racimolare un salario se si può dire “decente”. Alcune precarie  hanno anche subito situazioni familiari violente di mariti che hanno pure cercato di impedirle di scendere in lotta, ma su questo abbiamo fatto quadrato, sostenendole attivamente, come nel caso del difficile percorso di separazione, per il quale avere un lavoro è importante.

Insomma, nello sciopero dell’8 marzo portiamo  tutta la nostra rabbia e  la nostra lotta contro i padroni, il governo: oggi, più che mai, è necessario lottare contro questo governo Meloni – sempre più guerrafondaio – ch’è ideologicamente e politicamente contro le donne  e che sta dando sempre più mano libera ai padroni, vedi la liberalizzazione degli appalti.

Come precarie a Palermo stiamo anche subendo un processo penale per le lotte fatte per difendere il lavoro e contro i tagli, denunciate dalla Città Metropolitane durante un’azione di lotta. Stiamo affrontando questo processo con coraggio perché anche questo processo lo intendiamo  come un’azione di lotta. Anche questa vicenda vogliamo portare nella giornata di sciopero di questo 8 marzo, collegandoci a tutte le lavoratric3 precarie e precari del sociale e all’intero universo del precariato, così come a tutte le lavoratrici, le operaie, disoccupate, donne, compagne che questo 8 marzo impugnano l’arma dello sciopero (o che vorrebbero scioperare ma non possono farlo), affinché la nostra doppia lotta avanzi, affinché la nostra vita possa cambiare davvero!

Un pensiero fortemente solidale, di lotta e internazionalista alle nostre sorelle di classe Palestinesi e a tutte le donne sfruttate e oppresse che resistono e lottano nel mondo.