Pubblichiamo volentieri questo articolo di Pino Di Leonardo sul “Movimento dei Trattori”, con il quale si chiariscono le ragioni della protesta, prendendo parimenti le distanze dalle strumentalizzazione politiche rivendicando la piena autonomia dell’azione vertenziale_

 

È partita la protesta degli agricoltori. In Francia è diventata lotta di popolo. In contemporanea sono nati focolai di ribellione anche in Italia.

Gli agricoltori lavorano la terra più per passione che per reddito, perché questo si è assottigliato tanto da ridurli in miseria. Ora si sono sentiti schiacciati. È diventata chiara l’esistenza di un piano per cacciarli dalla terra e togliere loro la dignità e il futuro di produttori di cibo genuino e salubre.

L’aumento del gasolio e dei mezzi tecnici, l’introduzione dell’Irpef per il reddito agrario, la promozione da parte dei mass media della carne sintetica prodotta in laboratorio, l’autorizzazione scellerata di questo governo all’uso di farine di grillo nei prodotti alimentari, all’arrivo di navi cariche di grano al glisofato dal Canada, che è risaputo sia cancerogeno, tutte queste ragioni hanno fatto scattare la ribellione degli agricoltori.

In più la decisione dell’UE di dare contributi per lasciare i terreni incolti è stata la scintilla. È bastato un tam tam sui social per chiamare a raccolta contadini e allevatori. In assenza completa delle associazioni di categoria si è creato un movimento variegato senza alcuna connotazione politica, intenzionato a portare avanti le proprie ragioni.

Gli agricoltori, già impoveriti e indignati, sono saliti sui trattori e si sono messi in marcia per organizzare una risposta adeguata e ottenere il riconoscimento alla sopravvivenza e alla libertà di produrre cibo genuino. Il nostro grano, seccato al sole e la nostra ortofrutta viene disprezzata e si preferiscono quelli prodotti in altre nazioni dalle multinazionali, a seguito di accordi bilaterali del governo italiano.

Bill Gates altri potenti si sono accaparrati grandi estensioni di terreni in Africa e anche in Sicilia. Perché? Per portare avanti un’agricoltura industriale e rifornire le grandi catene di distribuzione di prodotti alimentari che niente hanno a che fare con i prodotti dei nostri contadini. E si spingono questi alla miseria o a suicidarsi, com’è accaduto, o ad abbandonare la terra ed emigrare come fanno per disperazione molti giovani.

La lotta degli agricoltori diventa lotta di popolo. Tanti consumatori cominciano a prendere coscienza che è anche la loro lotta per la sopravvivenza. Se gli agricoltori smettono di produrre dovranno cibarsi con ciò che le multinazionali propinano loro.

Molti contadini oggi sono giovani istruiti che sanno utilizzare il computer e i social e non intendono mollare. Hanno capito che devono prendere in mano il loro destino. Sono intenzionati a mettersi in cammino per arrivare fino a Roma ed esporre i loro bisogni. Intendono anche suggerire le misure efficaci per preservare l’ambiente, proponendo l’istituzione della figura del contadino custode del territorio, scardinando dai palazzi i burocrati e mettendo più tecnici a disposizione delle aziende agricole.

Pino Di Leonardo