La campagna militare che Israele sta conducendo da oltre due mesi contro Gaza è una delle più letali e cruente dai tempi della Nakba. Rispetto ai precedenti attacchi i bombardamenti sono stati estesi significativamente anche contro obiettivi non militari (abitazioni private, edifici pubblici, infrastrutture, centri sanitari, ospedali….) con una sistematicità che non lascia scampo alla popolazione e si giustifica solo con un intento genocidario.

Ciò è confermato da diversi esperti, tra cui lo Studioso di genocidio israeliano Raz Segal e da Craig Mokhiber, funzionario delle Nazioni Unite che hanno avvertito di un caso di genocidio da manuale. Anche 880 studiosi internazionali, il Centro per i diritti costituzionali con sede negli Stati Uniti, Esperti delle Nazioni Unite, così come Organizzazioni palestinesi per i diritti umani hanno convenuto che a Gaza è in corso un genocidio. Tale scopo è stato apertamente espresso all’inizio della guerra contro Gaza dal ministro della guerra israeliano quando ha dichiarato che i palestinesi di Gaza sono “animali umani e noi agiremo di conseguenza”.

Gli israeliani hanno sempre considerato i Territori Palestinesi Occupati e Gaza in particolare come luoghi ottimali in cui testare le armi che poi rivendono in tutto il mondo. Tra le innovazioni dell’attuale campagna di guerra vi è l’utilizzo di un sistema chiamato “Habsora” [1] (“Il Vangelo”), che si basa sull’intelligenza artificiale e può “generare” obiettivi quasi automaticamente ad una velocità elevatissima, mai praticata prima, che consente di attuare  omicidi di massa a raffica.

Tale sistema è praticato su vasta scala, nei confronti di moltissime abitazioni private e residenziali per colpire anche un solo miliziano di Hamas: in realtà nella maggior parte dei casi, secondo testimonianze palestinesi locali,  vengono solo uccisi tanti civili inermi.

Anche le regole di ingaggio in quest’ultima guerra sono totalmente cambiate, affermano alcune fonti militari che hanno preso parte a precedenti offensive israeliane a Gaza. Ad esempio l’indicazione di far saltare un ufficio di Hamas in un edificio, è una scusa per consentire all’esercito di radere al suolo un intero grattacielo compresi i suoi abitanti, cioè di compiere un’azione terroristica. In questo modo si è arrivati ad abbattere interi quartieri e relative infrastrutture e a effettuare uccisioni di massa degli abitanti. Quasi mai in questi luoghi si trovavano sedi militari delle parti avverse.

Infine, è implicito in quanto sopraesposto, ma ne è stata data conferma da abitanti di Gaza,  che, mentre in precedenza la procedura ufficiale dell’esercito consentiva l’attacco di obiettivi di potere (edifici pubblici, torri residenziali nel cuore delle città, università, banche e uffici statali) solo dopo che tutti i civili erano scappati, dal 7 ottobre Israele ha attaccato gli edifici con dentro chi ci abitava senza dare alcun avvertimento per l’evacuazione.

Il numero dei morti, la quantità delle distruzioni e delle sofferenze palestinesi non hanno alcun effetto sull’atteggiamento dei governi occidentali. Ai bombardamenti indiscriminati di scuole, ospedali, colonne di rifugiati, allevamenti di animali, strutture delle Nazioni Unite, zone dichiarate sicure, edifici religiosi e infrastrutture civili, si aggiungono  la negazione degli aiuti umanitari, l’uso illegale e deliberato di armi esplosive bandite dalle convenzioni internazionali, come il fosforo bianco, lo spostamento forzato di 1,9 mln di residenti a Gaza, verso il sud della striscia. E poi l’’uso della fame come arma di guerra, tagliando i rifornimenti di acqua, cibo, medicine e carburante, la distruzione di quasi tutti gli ospedali, l’uccisione dei medici, per cui nessuna struttura sanitaria riesce ormai a curare i feriti e i pazienti.

Questo si aggiunge a quasi 16 anni di assedio serrato in  cui a oltre  2 mln di palestinesi è stato consentito l’accesso alle risorse per vivere solo al fine di garantire il livello minimo di sussistenza. (Report di Oxfam, OMS, UNRWA e altre agenzie delle Nazioni Unite). Ciononostante la maggior parte dei governi occidentali continua a schierarsi dalla parte del governo israeliano.

Non vediamo approdi intorno a noi, nemmeno la Corte Penale Internazionale il cui attuale procuratore capo, Karim Khan, sembra non ravvisare negli atti di guerra di Israele dei crimini contro l’umanità.

Intanto le vittime crescono ad una velocità spaventosa: in data odierna, 12/12/23, dopo oltre 2 mesi di guerra i morti civili palestinesi sono circa 18.500, a cui vanno aggiunti i dispersi, in maggioranza donne e bambini.  E poi ci sono gli oltre 200 morti dall’inizio della guerra in Cisgiordania

Non è più procrastinabile il cessate il fuoco: eppure nella giornata dell’8 dicembre quando è stata presentata  al consiglio di Sicurezza dell’ONU una mozione a tale riguardo e nonostante l’appoggio di oltre 100 paesi, è stato bocciata ancora una volta dal veto USA. Bisogna ritentare, bisogna spingere per l’approvazione di misure che sospendano le ostilità in corso e chiedere l’embargo militare. Di fronte a queste atrocità, il dovere morale più urgente è fermare immediatamente le spedizioni di armi nella zona di conflitto. Questa guerra genocida viene condotta con armi fornite dalle potenze occidentali, in particolare gli Stati Uniti, che sono da decenni i più grandi fornitori di finanziamenti militari e armi a Israele, così come, tra gli altri, CanadaGermaniaItalia, e Regno Unito. Inoltre Stati Uniti, Regno Unito, e Germania, hanno accelerato la loro fornitura di equipaggiamento militare a Israele durante l’ attuale conflitto. Usando tali armi, Israele ha lanciato in una settimana circa 6.000 bombe, su Gaza, ciascuna dal peso medio di 750 chilogrammi, quasi la stessa quantità usata dagli Stati Uniti in Afghanistan nel corso di un anno.

Anche gli Stati che fungono da hub di transito per il trasferimento di armi statunitensi in Israele, tutti membri dell’UE, sono vincolati dai termini della Posizione comune 2008/944 / PESC del Consiglio, dell’8 dicembre 2008 per quanto riguarda le esportazioni di tecnologia e attrezzature militari. Nel 1982 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione (UNGA 37/123) che invita tutti gli Stati ad astenersi dal fornire a Israele qualsiasi arma e astenersi inoltre dall’acquisizione di armi o equipaggiamento militare da Israele. E la nostra Legge N°185/90 vieta la compravendita di armi con paesi che sono in guerra o che non rispettano i diritti umani. L’organizzazione palestinese per i diritti umani Al-Haq ha pubblicato un documento che spiega gli argomenti legali per un embargo militare, incluso il divieto di inviare armi a Israele. Gli stati di transito che consegnano armi e componenti correlati all’esercito israeliano, nella piena consapevolezza che saranno usati contro i civili, sono complici di crimini di guerra e contro l’umanità.

Dobbiamo ringraziare i sindacati dei portuali, i lavoratori portuali e un’opinione pubblica informata, per le numerose azioni condotte di recente che hanno svelato il trasporto di armi verso Israele. Il sindacato belga, i portuali italiani, quelli spagnoli e quelli francesi si sono rifiutati di caricare armi, mettendo a rischio anche il loro posto di lavoro. La loro lotta ci ispira a sostenerli: cercheremo di costruire sinergie che permettano alle loro future azioni di essere partecipate anche da numerosi gruppi di attivisti della società civile. dire che attraverso i

L’acquisto di armi da Israele, compresi spyware/cyberweapons, e altre forme di finanziamento della sua macchina da guerra equivalgono ad una complicità criminale con i suoi progetti bellici. Le armi israeliane, testate sul campo sui palestinesi durante decenni di oppressione coloniale, hanno permesso gravi violazioni dei diritti umani e crimini di guerra da parte dei paesi acquirenti. L’inazione di fronte al genocidio in corso non protegge gli stati dalla loro responsabilità. Qualsiasi stato incoraggi e supporti un genocidio, il trasferimento forzato di civili e altri crimini di guerra e crimini contro l’umanità, può incorrere in responsabilità legali.

In passato, i governi israeliani si sono sottomessi a minacce credibili di embargo militare, che li hanno portati ad accordi di cessate il fuoco. Un esempio significativo è stato   nel 2014, quando l’allora presidente degli Stati Uniti Obama, pur profondamente complice come qualsiasi presidente degli Stati Uniti, fermò una spedizione di missili Hellfire in Israele, per porre fine al suo assalto di 51 giorni alla Striscia di Gaza, che causò la morte di oltre 2.200 palestinesi, tra cui più di 500 bambini.

Chiediamo:

  • un cessate il fuoco immediato e duraturo
  • la protezione ONU per la popolazione di Gaza e della Cisgiordania
  • la sospensione deli accordi militari tra Italia-Israele
  • Un embargo militare che comprenda tre elementi: (1) divieto di vendita di armi a Israele; (2) divieto di acquisto di armi (incluso spyware) da Israele; (3) divieto di spedizione/transito di armi in Israele.
  • una massiccia pressione nonviolenta per convincere i governi a rispettare i divieti, i sindacati a rifiutarsi di violarli e gli organismi internazionali a ratificarli in leggi.