Genocidio a Gaza

Il numero dei bambini assassinati nei bombardamenti israeliani su Gaza è arrivato a 1.903, da aggiungere ai bambini feriti e dispersi sotto le macerie. Questa non è guerra contro Hamas, ma contro la popolazione civile palestinese.

I bombardamenti incessanti su tutte le città della Striscia hanno distrutto case, mercati, scuole, moschee e chiese. In un solo attacco di ieri a Beit Lahia sono morti 18 civili. Altre decine a Jebalia.

Decine di morti nel bombardamento sul mercato di Nuseira a Gaza City. Particolarmente colpite anche le zone a sud, che dovrebbero essere sicure secondo i generali israeliani. Anche la città di confine con l’Egitto, Rafah, dove si sono rifugiati molti stranieri in attesa di evacuare verso l’Egitto, è stata bombardata.

Il totale delle vittime di ieri domenica è stato di oltre 400 persone. Diventa sempre più chiaro il disegno criminale di Tel Aviv: cacciare i palestinesi nel Sinai egiziano, in un’operazione di sterminio e sostituzione etnica, con il plauso delle cancellerie della Nato, che hanno emesso ieri un comunicato comune che parla ipocritamente del diritto di Israele a difendersi. Hanno benedetto di fatto la carneficina.

Il numero degli operatori dell’UNRWA uccisi è salito a 18 persone. Lo denuncia l’agenzia ONU.

In un agguato della resistenza palestinese, un soldato israeliano è stato ucciso e altri 4 sono rimasti feriti, I soldati avevano tentato di superare la rete di demarcazione all’altezza di Khan Younis. Lo scontro è stato confermato dalla tv israeliana canale 12.

La versione palestinese sostiene che “il loro carro armato è stato distrutto dall’artiglieria anticarro e sono scappati a piedi”, come hanno raccontato i combattenti ad una radio palestinese.

Il Cairo ha denunciato che alcuni soldati di frontiera egiziani sono rimasti feriti da un colpo partito da un carro armato israeliano. Gli israeliani hanno comunicato che l’obice è partito per errore e si sono scusati con gli egiziani.

L’esercito israeliano ha annunciato ripetutamente che sta inasprendo i raid aerei in preparazione dell’offensiva di terra. Sarà una carneficina.

Cisgiordania e Gerusalemme est

Blitz militari e rastrellamenti a Jenin, Tulkarem, Nablus e Al-Khalil. Il numero delle vittime della repressione israeliana in Cisgiordania dal 7 ottobre è salito a 88 persone uccise e quasi mille arrestati.

Il quotidiano israeliano Haaretz racconta i particolari di un’aggressione dei coloni contro 3 palestinesi e 3 attivisti israeliani nella valle di Siq, in Cisgiordania. I tre erano funzionari dell’ANP che stavano aiutando gli abitanti a sfollare il villaggio dopo i ripetuti attacchi dei coloni, decisi a sfruttare il momento per appropriarsi dei terreni agricoli. Il capo del gruppo ha avvisato l’ufficiale di collegamento palestinese con l’esercito israeliano. All’arrivo dei soldati i tre palestinesi e tre israeliani solidali sono stati condotti in commissariato dove sono stati denudati, picchiati e maltrattati. Dopo il loro rilascio hanno raccontato al giornale israeliano di aver subito la tortura delle sigarette spente sulla pelle. I coloni armati – come al solito – avevano raccontato che i tre palestinesi avevano dei coltelli e avevano tentato di aggredirli. Bugie sconfessate dalla testimonianza dei tre attivisti israeliani. Questa è una storia che la stampa israeliana pubblica, ma quella nostrana no.

Libano

Droni israeliani abbattuti nei cieli del sud Libano e razzi libanesi contro postazioni militari nell’alta Galilea e al confine. Secondo un comunicato di Hezbollah sarebbero state messe fuori uso due torri di comunicazioni che spiavano tutta la linea di confine. Tel Aviv ha bombardato i villaggi libanesi meridionali sostenendo di aver colpito basi militari che stavano preparando un attacco con razzi, ma la stampa di Beirut ha pubblicato le foto delle case dei contadini distrutte.

Il governo e l’esercito israeliani continuano a minacciare di ridurre il Libano all’età della pietra, ma non vogliono arrivare all’apertura di un altro fronte di guerra nel nord di Israele. L’alta tensione ha reso necessaria l’evacuazione di altre 14 colonie, oltre a quelle evacuate la scorsa settimana.

Nella campagna di dissuasione entra a gamba tesa il Segretario della Difesa americano Austin, che ha minacciato l’intervento diretto statunitense in caso di allargamento del conflitto.