Ci siamo più volte occupati del caso della Palmaria, piccola isola del mar Ligure all’estremità occidentale del Golfo della Spezia, inclusa nel patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO e in fase di dismissione da parte del demanio militare.
Nel corso degli anni questo prezioso angolo di territorio protetto ha visto attirare gli interessi di molti investitori privati interessati a “valorizzarla turisticamente” e la strenua difesa da parte della cittadinanza e delle associazioni locali.

Purtroppo c’è qualche novità. E non sono affatto novità positive: è stato infatti recentemente presentato un progetto per la riqualificazione dell’area ex cava Carlo Alberto, che prevede la ristrutturazione del fabbricato esistente e la realizzazione di uno stabilimento balneare con servizio di ristorazione, piscina, aree relax e fitness da parte della società milanese Palmaria Experience s.r.l.

Come ricorda il Gruppo d’Intervento Giuridico odv, il Programma Palmaria – intesa stipulata nel 2016 fra Agenzia del Demanio, Marina Militare, Regione Liguria, Comune di Porto Venere – prevede la dismissione delle aree militari in favore del Comune di Porto Venere, il quale vorrebbe proporre la realizzazione di una monorotaia, la costruzione di un anfiteatro nella cava dismessa, la ristrutturazione e riconversione di 54 immobili in un albergo per turismo di lusso, nell’ambito del masterplan Palmaria nel cuore, che lascia piuttosto perplessi, per non dire altro. L’obiettivo è far giungere 150 mila turisti all’anno.

Palmaria, Porto Venere e le Cinque Terre sono state inserite in uno dei sette “Ambiti territoriali strategici di rilievo regionale e interventi di rinnovo edilizio”di cui alla legge regionale Liguria n. 29/2017 (art. 2), dove “la regione promuove la formazione degli atti di intesa con i Comuni interessati, le Autorità Portuali e con la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio in presenza di beni paesaggistici vincolati”.

L’intesa prevede la nomina di un “Commissario straordinario regionale cui è demandato il compito di agevolare l’attuazione dell’intesa e la realizzazione degli interventi previsti” e produce “gli effetti di variante dei vigenti piani urbanistici e territoriali, generali e di settore, di livello comunale e regionale”.

Insomma, farebbe tabula rasa di piani paesaggistici, piani dei parchi, piani urbanistici e consentirebbe per Palmaria quel “futuro da Capri” della Liguria a cui aspira l’attuale Giunta regionale.

Anche l’Associazione Poseidonia ha provveduto a trasmettere agli Enti competenti un corposo documento di “osservazioni” al progetto che vi proponiamo qui.

Qui, invece, le “osservazioni” al progetto presentate dall’Associazione Palmaria.

Note tecniche che ci auguriamo consentano di dichiarare il progetto non autorizzabile e che in ogni caso ci obbligano ad un profondo stato di allerta per scongiurare l’ennesima inaccettabile devastazione di un patrimonio del Paese. Un Bene Comune…

Il 6 dicembre, infine, si è aggiunto un altro tassello a questa triste vicenda, attraverso la determina pubblicata all’albo pretorio del Comune con la quale si attribuisce l’incarico per la progettazione di una variante al Piano del Parco di Porto Venere. Sostanzialmente per un unico scopo: armonizzarlo con il Masterplan.
Cioè, come scritto nella Legge Regionale 29/2017, non è il Masterplan che deve rispettare i vari piani sovraordinati ma è l’esatto contrario: i Piani si piegano al Masterplan.

Purtroppo siamo all’apoteosi del “Sistema Toti” (Toti è l’attuale presidente della Regione Liguria, n.d.r.).

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