Durante il secondo giorno dell’incontro conclusivo del G20 a Roma, attivisti/e di Extinction Rebellion, hanno bloccato il traffico nei pressi del Quirinale e si sono incatenati alla cancellata del Foro di Traiano.

Questa mattina numerosi/e attivisti/e di Extinction Rebellion – movimento internazionale che si batte per la giustizia climatica ed ecologica – hanno bloccato il traffico in corso IV novembre, mentre altri/e si sono incatenati/e alla cancellata del Foro di Traiano. Negli striscioni e sui cartelli si legge: “Crisi climatica ed ecologica: i governi hanno fallito”.     

Portare questo messaggio quanto più vicino possibile al Quirinale, che rappresenta tutta la nazione, evidenzia l’impossibilità di manifestare il proprio dissenso, in maniera pacifica e rigorosamente nonviolenta, nei luoghi dove lo Stato Italiano esercita il potere legislativo ed esecutivo. Tutti/e gli/le attivisti/e coinvolti nell’azione avevano infatti la bocca coperta da nastro adesivo nero. In una città blindata, con intere zone trasformate in zona rossa, la libertà di manifestare il proprio dissenso, sancita dall’art. 17 della Costituzione, è stata nei giorni a ridosso del G20, fortemente limitata. Martedì 26 ottobre, infatti, alcuni/e attivisti/e di Extinction Rebellion insieme ad altri/e attivisti/e della Rete Ecosistemica, sono stati portati/e in Questura per un fermo identificativo solamente per avere aperto uno striscione con scritto: “La catastrofe arriva, è ora di agire” [fanpage]. La mattina di sabato 30 ottobre, la rete di movimenti riuniti al Climate Camp ha bloccato il traffico di fronte al Ministero della Transizione Ecologica, in via Cristoforo Colombo. Dopo essere stati trascinati via di peso dalla polizia, gli/le attivisti/e sono stati obbligati dalle forze dell’ordine a dirigersi verso il Climate Camp, dove chiunque esca da ieri mattina viene identificato dalla polizia. Un chiaro atto intimidatorio per scoraggiare dal portare avanti altre azioni di disobbedienza civile.

L’azione di oggi si inserisce tra le iniziative organizzate da diversi movimenti italiani in occasione degli incontri finali del G20, dove si porranno le basi per i temi da affrontare a Glasgow, alla COP26, il summit mondiale sul clima, i cui lavori inizieranno il 1° novembre [Glasgow, 1-12 novembre]. Sul tavolo ci sono l’uscita dal carbone, la riduzione dei finanziamenti al settore fossile e una revisione degli obiettivi di ogni nazione, gli NDC (contributi alla riduzione delle emissioni determinati a livello nazionale). Nonostante le febbrili trattative per cercare di raggiungere il consenso, è facile prevedere che le negoziazioni sul clima si concluderanno con un nulla di fatto. Le dichiarazioni che vengono rilasciate da numerosi osservatori autorevoli, in queste ultime settimane prima della COP26, sono drammatiche. Alok Sharma, il capo di gabinetto britannico che presiederà i lavori a Glasgow, ha dichiarato che raggiungere un accordo sarà più difficile che la firma dell’Accordo di Parigi nel 2015 [dichiarazione presidente COP26].

Gli Accordi di Parigi vennero salutati come un successo nella lotta al cambiamento climatico ed i loro fallimento è davanti agli occhi di tutti. Nessuna delle maggiori economie del mondo, e nessuno dei paesi del G20, ha mantenuto gli impegni sottoscritti a Parigi [CNN].

La gravità della crisi climatica ed ecologica è stata finora sistematicamente sottovalutata dalla classe politica mondiale ed italiana.

Extinction Rebellion, con questa azione, vuole evidenziare l’inadeguatezza del Governo italiano che, limitando gli spazi per manifestare, nega ai propri cittadini il diritto di esprimere la propria preoccupazione per una crisi planetaria che non viene raccontata né gestita.

Questo G20 e la COP26 sono l’ultima possibilità che l’umanità ha per evitare il caos climatico.

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