Scuola e Covid-19, un’elaborazione dei dati diffusi da Scienzainrete

08.01.2021 - Lorenzo Galbiati

Scuola e Covid-19, un’elaborazione dei dati diffusi da Scienzainrete
Didattica a distanza (Foto di Archivio Pressenza)

Il sito Scienzainrete ha pubblicato i dati sui contagi da covid-19, suddivisi per fascia d’età, e riguardanti il periodo compreso tra il 21 settembre e il 13 dicembre, che le regioni hanno mandato all’Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE).

Questi dati sono interessanti per valutare quanto l’apertura e la chiusura delle scuole medie inferiori e superiori abbia inciso sulla diffusione del contagio nei ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 18 anni (gli alunni di 19 anni, ossia di quinta superiore, sono inclusi nella fascia 19-24 anni e perciò non si possono distinguere dai giovani lavoratori e universitari).

I dati raccolti comprendono solo 10 regioni, tuttavia si tratta di quelle più popolose (con due eccezioni: la presenza dell’Umbria e l’esclusione del Veneto), tant’è vero che raccolgono oltre 50 milioni di italiani, ossia circa l’82% della popolazione nazionale. Il campione pertanto è altamente rappresentativo dell’andamento del contagio in Italia.

Vedi Figura 1:

Tabella 1

Figura 1

Tratto dal sito scienzainrete

La figura 1 raccoglie i dati complessivi delle 10 regioni oggetto di studio, si possono trarre, con semplici calcoli matematici e senza alcuna elaborazione statistica (mi sono limitato a fare moltiplicazioni e divisioni), alcune considerazioni inoppugnabili.

Premesso che

-le scuole per l’infanzia, le primarie e le classi di prima media (ossia i bambini/ragazzi di età compresa tra 0 e 11 anni) sono sempre state aperte (in presenza) in ogni regione, con l’eccezione della Campania (e di alcuni casi locali), che le ha chiuse tutte a partire dal 15 ottobre

– il DPCM del 25 ottobre, in vigore a partire dal 26 ottobre, ha predisposto la didattica a distanza per almeno il 75% delle scuole medie superiori, e la chiusura di palestre, piscine, bar e ristoranti a partire dalle 18

– il DPCM del 5 novembre in vigore a partire dal 6 novembre, ha predisposto la chiusura di tutte le Università, di tutte le scuole medie superiori, e delle classi di seconda e terza media per le regioni “rosse” (inizialmente solo Lombardia e Piemonte, tra quelle presenti nello studio)

– l’effetto delle “chiusure” è difficilmente rilevabile prima dei 7 giorni successivi (periodo di incubazione medio), ed è più evidente dopo 2 settimane, si possono elaborare i seguenti risultati, e trarre le seguenti conclusioni.

 

PARTE PRIMA: L’EFFETTO DELL’APERTURA DELLE SCUOLE

 

1) Discussione dei dati riferibili all’andamento temporale dei contagi relativi alle fasce di età.

 

Guardando l’incremento dei tassi di incidenza del contagio ogni 100 000 abitanti nelle varie fasce d’età durante il periodo compreso tra la settimana 39 e la settimana 44 (ossia dal 21 settembre all’1 novembre), vale a dire quando tutte le scuole erano aperte, dalle scuole d’infanzia alle Università, o chiuse da pochi giorni, tanto da non poter incidere nella rilevazione dei contagi (con la sola eccezione della Campania), in relazione alle classi di età, notiamo che:

– il contagio maggiore si registra nella fascia di età 11-13 anni, indicante gli alunni delle scuole medie inferiori. Il tasso di incidenza del contagio è aumentato di 26,57 volte (da 14 a 372).

– la fascia di età superiore agli 85 anni registra il secondo maggiore aumento del contagio (23 volte).

– la fascia di età 14-18 anni, indicante gli alunni delle scuole medie superiori, registra il terzo maggiore aumento del contagio (aumento di 20,48 volte).

– le altre fasce di età registrano un aumento inferiore a 20 volte (il maggiore è di 19,30 volte per la fascia di età 45-64 anni), fino ad arrivare a meno di 10 volte per i bambini di età compresa tra 0 e 5 anni.

Conclusioni.

Dopo un mese e mezzo di scuole aperte si osserva che:

la fascia di età comprendente gli alunni delle scuole medie inferiori ha registrato un aumento del numero dei contagi nettamente superiore a quello di ogni altra fascia di età.

– raggruppando gli alunni delle scuole medie inferiori e superiori, il numero di positivi al covid-19 della fascia di età compresa tra gli 11 e i 18 anni è aumentato di 22,91 volte (da 35 a 802), e questo aumento (assimilabile alle 23 volte degli over 85), è nettamente superiore a ogni altro aumento per fascia di età inferiore agli 85 anni.

 

2) Discussione dei dati riferibili al valore assoluto dei contagi per fascia di età e per ogni anno di età.

Osservando il dato dei contagi per ogni fascia di età risulta che, in termini assoluti, nella 44esima settimana, ossia tra il 26 ottobre e l’1 novembre, la fascia di età dei giovani lavoratori o universitari (ragazzi di età compresa tra i 19 e i 24 anni), che raccoglie un intervallo di 6 anni di età, è la più colpita, con 466 ragazzi positivi ogni 100mila abitanti.

Ma in realtà, se consideriamo la media di contagio per ogni anno di età, il risultato della fascia 19-24 anni, ossia 77,67 (466 diviso per 6 anni) è:

– nettamente inferiore a quello della fascia di età degli alunni delle scuole medie inferiori (che comprende solo tre anni di età, cioè i ragazzi tra gli 11 e i 13 anni), che primeggia: con i suoi 372 casi di ragazzi colpiti ogni 100 000 abitanti, scaturisce il triste primato di 124 (372 diviso per 3 anni) ragazzi colpiti, in media, per ogni anno della fascia.

– inferiore a quello della fascia di età degli adolescenti delle scuole superiori (fascia di età 14-18 anni), che si trova al secondo posto, raccogliendo un intervallo temporale di 5 anni e presentando 406 casi di ragazzi colpiti ogni 100mila abitanti, ossia 81,2 ragazzi colpiti in media (406 diviso per 5) per ogni anno della fascia.

Le altre fasce di età adulte, ossia di persone con età compresa tra i 25 e gli 84 anni (escludo gli over 85, non computabili) hanno come media, per ciascun anno della fascia, un numero di infetti  nettamente inferiore (intorno ai 20) alle tre fasce suddette, vale a dire che gli adulti e gli anziani si sono infettati circa 6 volte in meno rispetto ai ragazzi frequentanti le scuole medie inferiori.

 

Conclusioni.

Dopo un mese e mezzo di scuole aperte, alla 44esima settimana (26 ottobre – 1 novembre) si osserva che:

i ragazzi frequentanti le scuole medie inferiori hanno un numero medio di casi positivi al covid-19 per ogni anno della fascia che è circa il SESTUPLO rispetto alle età comprese tra i 25 anni e gli 84 anni.

la fascia d’età comprendente i pre-adolescenti e gli adolescenti, ossia i ragazzi delle medie inferiori e superiori, riporta in assoluto un numero di casi, per ogni anno della fascia, nettamente superiore a quello di ogni altra fascia di età sotto gli 85 anni.

 

Conclusione sull’effetto dell’apertura delle scuole:

È lecito supporre che, dopo un mese e mezzo di apertura delle scuole, il governo il 25 ottobre (44esima settimana) e successivamente il 5 novembre (45esima settimana) abbia deciso di chiudere prima parzialmente e poi totalmente le scuole medie superiori in tutta Italia, e le classi di seconda e terza media delle scuole medie inferiori nelle regioni “rosse”, a seguito della presa visione

– degli incrementi dei contagi relativi alle fasce di età tra la 39esima e la 44esima settimana nonché – dei valori assoluti del numero dei contagi per ogni anno di età nella 44esima settimana:

entrambi i dati mostrano in modo inequivocabile quanto i ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 18 anni rappresentassero la fascia più colpita dal covid-19, nonostante fosse plausibile sostenere che facessero meno tamponi in quanto più spesso asintomatici rispetto agli adulti.

 

PARTE SECONDA: L’EFFETTO DELLA CHIUSURA DELLE SCUOLE

 

3) Discussione dei dati riferibili all’andamento temporale dei contagi nelle fasce di età 11-13 anni e 14-18 anni dopo la 44esima settimana.

Osservando la figura 1, nel passaggio dalla 44esima alla 45esima settimana si nota che:

– la fascia di età 14-18 anni, ossia quella degli alunni delle scuole medie superiori, è l’unica che registra un calo dei contagiati, per di più netto: da 430 a 403 casi.

– la fascia di età delle scuole medie inferiori rimane sostanzialmente stabile: da 372 a 380 casi.

tutte le altre fasce d’età continuano ad aumentare in modo evidente: calano solo a partire dalla 46esima settimana.

Cosa succede nel passaggio dalla 44esima alla 45esima settimana?

La 45esima settimana va dal 2 all’8 novembre, e i ragazzi delle scuole superiori iniziano a stare a casa, al 100%, a partire da venerdì 6 novembre. Gli effetti del DPCM del 5 novembre, che entra in vigore il 6 novembre, non sono ancora visibili durante quella settimana, bensì durante le successive. Tuttavia il DPCM precedente del 26 ottobre, che chiedeva di instaurare la didattica a distanza nel 75% dei casi nelle scuole superiori, era già stato messo in atto da varie regioni.

 

In particolare:

1) In Campania le scuole di ogni ordine e grado sono state chiuse il 15 ottobre. La Campania è l’unica regione che registra per gli alunni delle scuole medie inferiori e della scuola primaria (elementari) un cambio del trend ossia un calo del contagio (da 227 casi a 223 le medie, da 165 casi a 146 le primarie) nel passaggio dalla 43esima (dal 19 ottobre al 25) alla 44esima settimana (dal 26 ottobre all’1 novembre). Il trend tuttavia torna a salire, lievemente, dalla 44esima alla 45esima settimana (rispettivamente da 223 casi a 255, da 146 casi a 191), per poi restare stabile dalla 45esima alla 47esima e infine tornare a scendere. Per quanto riguarda le scuole superiori, il numero degli adolescenti contagiati ha continuato a crescere fino alla 45esima settimana, tuttavia la crescita, a partire dalla 44esima settimana rallenta in modo evidente (dalla 42esima settimana alla 43esima i casi crescono del 37%, dalla 44esima alla 45esima crescono del 20%, quasi la metà).

In definitiva, la chiusura di tutte le scuole ha determinato, dalla settimana successiva, una inversione del trend del contagio per i ragazzi delle primarie e delle medie, e un calo dell’incremento nei ragazzi delle superiori. Nelle settimane successive, si è registrato prima un lieve innalzamento dei casi nei ragazzi delle medie e delle elementari, e poi un calo netto; per i ragazzi delle superiori il trend ha iniziato a calare nel passaggio dalla 45esima alla 46esima settimana e poi ha continuato a calare.

La Campania, con i suoi 5,8 milioni di abitanti incide sul grafico nazionale, nel passaggio dalla 44esima alla 45esima settimana, rallentando la decrescita del contagio nei ragazzi delle superiori ma anche contribuendo alla stabilizzazione dei casi di contagio nei ragazzi delle scuole medie.

2) In Lombardia tutte le scuole superiori sono state chiuse il 26 ottobre. Se si osserva la tabella riguardante la regione, si nota che la fascia 14-18 anni, dopo aver raggiunto il record di 675 positivi ogni 100mila abitanti nella settimana 44, cala fino a 542 nella settimana del 2-8 novembre. Per quanto riguarda i ragazzi delle scuole medie, si nota un calo già a partire dalla 45esima settimana (da 659 casi a 608), non imputabile alla chiusura delle classi di seconda e terza media, che è iniziata il 6 novembre. Tale calo è quindi correlabile alla chiusura delle attività sportive e dei bar e ristoranti di sera (decreto del 25 ottobre). La chiusura delle classi di seconda e terza media, comunque, mostra i suoi effetti a partire dalla settimana successiva, ossia la 46esima: i casi di contagio passano da 608 a 391, un calo del 36%, di gran lunga il più drastico calo dei contagi per quella fascia di età.

Nelle settimane successive alla 45esima, prosegue il calo dei contagi per i ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori. Analizzando nel dettaglio le scuole medie inferiori, si può notare che il calo del contagio rallenta quando vengono riaperte le classi di seconda e terza media. La Lombardia è diventata zona arancione il 29 novembre, e ha quindi riaperto completamente le scuole medie lunedì 30 novembre. Nel passaggio dalla settimana 48esima, che va dal 23 al 29 novembre, alla settimana 50esima, che va dal 6 al 13 dicembre, i contagi passano da 182 a 136, un calo del 25,3% in due settimane. Se consideriamo il calo avvenuto nella singola settimana del passaggio tra 47esima e 48esima, ossia nella settimana prima della riapertura, notiamo che è del 32% (da 268 a 182).

In definitiva, la Lombardia, con i suoi 10 milioni di abitanti, incidendo da sola per un quinto di tutti i casi in oggetto, con la chiusura totale delle scuole superiori ha contribuito a livello nazionale a determinare il calo dei contagi nei ragazzi adolescenti visibile nella 45esima settimana; inoltre, con la chiusura delle classi di seconda e terza media ha contribuito in modo determinante al calo dei contagi nella fascia di età 11-13 visibile a partire dalla settimana 46esima.

3) Nel Lazio, da lunedì 26 ottobre le scuole superiori sono state chiuse almeno al 50% (le classi sono passate alla didattica a distanza per il 50%), con l’esclusione delle classi prime, ma dal 27 ottobre la chiusura minima è stata alzata al 75%. L’effetto delle chiusure delle scuole superiori è visibile nel passaggio dalla 44esima alla 45esima settimana: i contagi passano da 443 a 397 (calo del 10,5%). Il Lazio, quindi, con i suoi 5,8 milioni di abitanti, con la chiusura del 75% delle scuole superiori ha contribuito al calo, visibile a livello nazionale, del contagio tra gli adolescenti a partire dalla 45esima settimana.

Nelle restanti settimane continua il calo dei contagi, che si estende a ogni fascia di età.

4) In Emilia Romagna, l’ordinanza del 26 ottobre chiede la didattica a distanza nel 75% delle scuole superiori a partire da martedì 27 ottobre. Se si osserva la tabella riguardante l’Emilia – Romagna si nota che nel passaggio tra la 44esima e la 45esima settimana la fascia di età 14-18 anni registra ancora un lieve aumento del contagio (da 447 a 461 casi: un aumento di 14 casi per 100 mila abitanti), tuttavia tale aumento è nettamente inferiore rispetto a quello delle settimane precedenti, per esempio nel passaggio dalla 43esima settimana alla 44esima si registrano 140 casi in più, ossia 10 volte tanto l’aumento tra la 44esima e la 45esima settimana.

L’Emilia Romagna, con la chiusura delle scuole superiori ha ottenuto come primo effetto, la settimana successiva, una stabilizzazione dei casi del contagio tra gli adolescenti.

5) In Toscana l’ordinanza regionale del 27 ottobre dispone la chiusura del 75% delle scuole superiori (con passaggio alla didattica a distanza) a partire dal 28 ottobre. Nel passaggio dalla 44esima alla 45esima settimana, la Toscana registra un calo di casi enorme: da 645 a 496 (calo del 37%). Con questo calo, la Toscana ha contribuito al visibile calo nazionale di casi tra i ragazzi delle superiori a partire dalla 45esima settimana.

6) In Piemonte le scuole superiori sono state chiuse al 50% (con passaggio alla didattica a distanza) a partire da lunedì 26 ottobre, tranne per le classi prime. Ma il 2 novembre vengono chiuse tutte le scuole superiori. Nella settimana che parte il 2 novembre, la 45esima, il Piemonte registra il primo calo, lieve, tra gli studenti delle superiori (da 572 a 552), e la stabilizzazione dei casi di contagio tra i ragazzi delle medie. Nella settimana 46esima, i casi tra i ragazzi delle scuole superiori calano in modo evidente e, a seguito della chiusura delle classi di seconda e terza media dovuta all’entrata in zona rossa, anche in Piemonte, così come in Lombardia, si riscontra un drastico calo (28,5%) dei contagi tra i ragazzi delle medie (da 477 casi a 341); tuttavia il calo dei contagi è massimo la settimana successiva, la 47esima: 33,5% (da 341 casi a 224).

I dati del Piemonte confermano il calo dei contagi tra i ragazzi delle superiori e delle medie quando le scuole sono chiuse.

7) La Puglia chiude tutte il triennio delle superiori dal 26 al 30 ottobre, e poi chiude le scuole di ogni ordine e grado a partire da venerdì 30 ottobre, tuttavia, a partire dal 9 novembre, a seguito del decreto governativo del 5 novembre, le riapre su richiesta delle famiglie. Questa situazione, di difficile decifrazione, rende ardua l’interpretazione dei dati. Osservando i numeri nella tabella relativa alla regione si nota, nel passaggio dalla 44esima alla 45esima settimana, che i ragazzi delle superiori registrano ancora un aumento del contagio (da 113 casi a 143) mentre i ragazzi delle medie mostrano un calo del contagio (da 100 a 70). Tuttavia, nella settimana successiva, i contagi si stabilizzano tra i ragazzi delle superiori, mentre tornano ad aumentare tra i ragazzi delle medie. Nelle settimane successive tornano lievemente ad aumentare.

Sembra plausibile ipotizzare che l’effetto della chiusura totale delle scuole nei giorni compresi tra il 30 ottobre e il 9 novembre sia visibile nella sostanziale stabilizzazione dei casi tra i ragazzi di elementari, medie e superiori nella settimana tra il 9 e il 15 novembre (la 46esima).

8) L’Umbria aveva chiuso al 50% le scuole superiori già il 21 ottobre, per poi chiuderle al 100% (insieme alle medie) a partire dal 3 novembre. Gli effetti della prima parziale chiusura non sono comunque visibili dal grafico relativo alla regione, che registra un calo dei contagi solo alla 45esima settimana (da 586 casi a 471), mentre gli effetti della chiusura totale delle scuole medie (3 novembre) sono visibili nel drastico calo che si verifica nella 47esima settimana (dal 16 al 22 novembre), quando i casi di contagio passano da 522 a 245, un calo di oltre il 50%.

L’Umbria si differenzia dalle altre regioni per il fatto che il calo dei contagi tra gli alunni sembra manifestarsi solo dopo due settimane dalla chiusura, e non prima.

9) Le Marche già il 26 ottobre avevano chiuso al 75% le scuole superiori, per poi chiuderle al 100% il 3 novembre. L’effetto della chiusura è evidenziabile nel passaggio da 447 casi a 437 nella settimana 45esima.

Le Marche, con la chiusura precoce (26 ottobre) della maggior parte (75%) delle scuole superiori hanno cambiato il trend del contagio, che ha iniziato a diminuire a partire dalla 45esima settimana.

10) La Sicilia chiude le scuole superiori a partire da lunedì 26 ottobre, tuttavia i contagi durante la 45esima settimana aumentano, e iniziano a stabilizzarsi solo alla 46esima (184 casi, a partire da 174). Come nel caso dell’Umbria, il calo dei contagi si registra solo dopo due settimane dalla chiusura, e non prima. Con i suoi 5 milioni di abitanti, la Sicilia contribuisce a rallentare la decrescita dei contagi nella fascia 14-18 anni nella 45esima settimana.

Conclusioni sull’effetto della chiusura delle scuole.

A seguito delle ordinanze regionali precedenti o conseguenti il DPCM del 25 ottobre (e precedenti quello del 5 novembre), che hanno disposto la chiusura parziale o totale delle scuole superiori e, in certi casi, delle scuole medie, si è riscontrata nella 45esima settimana (dal 2 all’8 novembre):

una inversione del trend del contagio nella fascia di età 14-18 anni, l’unica che ha mostrato un calo dei casi di diffusione del covid-19. Con tutta evidenza, tale calo è da attribuire alla chiusura delle scuole superiori e, forse, in parte, alla chiusura di bar e ristoranti di sera, e delle attività sportive.

una stabilizzazione del contagio nella fascia di età 11-13 anni, attribuibile in parte alla precedente chiusura delle scuole medie in Campania e in Puglia, in parte alla chiusura di bar e ristoranti di sera nonché alla chiusura delle attività sportive. La conferma dell’effetto della chiusura delle classi di seconda e terza media nel determinare il calo dei contagi è visibile anche dal fatto che, riaprendole, in Lombardia il calo dei contagi è rallentato.

Inoltre, se consideriamo l’andamento dei contagi a partire da quando la fascia di età dei ragazzi frequentanti l’università, le scuole medie superiori e inferiori ha raggiunto il massimo (44esima settimana), notiamo che:

nel passaggio dalla 44esima settimana alla 50esima, ossia durante il periodo in cui iniziano le chiusure di gran parte delle scuole superiori, che diventano totali nella 45esima settimana insieme alla chiusura delle università (e delle seconde e terze medie per le regioni rosse: Lombardia e Piemonte), la fascia di età che presenta il calo maggiore di casi positivi è quella dei ragazzi delle superiori (14-18 anni), i quali passando da 430 positivi a 118, sono calati del 72,56%. La seconda fascia di età a calare è quella dei giovani universitari (19-24 anni), che passano da 466 a 148, con un calo del 68,24%; la terza fascia a calare è quella delle scuole medie, che passano da 372 a 128, con un calo del 65,59%. Infine, la quarta fascia a calare è quella compresa tra i 25 e i 44 anni, che cala del 61,3%.

Questi risultati confermano ancora una volta, in modo evidente e inequivocabile che, per continuare a tenere bassa la curva dei contagi, ora che le scuole superiori riaprono, sarebbe utile la didattica in presenza non solo per il 50% delle loro classi, come previsto dal governo, ma anche per le classi di seconda e terza media. Inoltre, sono necessari degli screening periodici degli alunni e del corpo docenti a carico delle regioni, oltre al potenziamento dei trasporti. Infine, bambini e ragazzi di ogni età avrebbero bisogno di un maggiore supporto psicologico per aiutarli il più possibile in questo passaggio difficile.

 

Categorie: Cultura e Media, Europa, Giovani, Salute
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