Rubrica settimanale su eventi e fatti in Sicilia a cura di Toni Casano

CONTRACCEZIONE LIBERA E GRATUITA PER NON ABORTIRE E UN ABORTO SICURO PER NON MORIRE – Comunicato NonUnaDiMeno\ Palermo

Succede che a Trapani una ragazza di 17 anni lancia dal balcone di casa il bambino appena partorito. Ma Trapani è la stessa città che è stata teatro della storia di Maria, la giovane che, nemmeno 2 anni fa, ha rischiato di non poter abortire a causa della presenza dei medici obiettori presenti nella struttura sanitaria, nella struttura pubblica sanitaria. Ma Trapani è la stessa provincia in cui un consiglio comunale, nello specifico quello della città di Marsala, approva una delibera che modifica e sostituisce la dicitura “prodotti abortivi” con “bambini mai nati”; istituendo così l’omonimo Registro nel quale annotare un nome di fantasia per il feto le cui ripercussioni sono chiare e nitide e si traducono con la condanna morale ed etica di tutte quelle donne che decidono di abortire, che decidono di avvalersi di un diritto indiscutibile, quello di scegliere, di interrompere legalmente una gravidanza non voluta. Sì, è vero, ad oggi le informazioni sono alla portata di un click, tuttavia non sempre sono veritiere e mai si può supporre che Google possa sostituire il personale medico sanitario idoneo a queste emergenze. Pensiamo inoltre alla totale assenza di corsi di educazione sessuale nelle scuole e alla mancata distribuzione gratuita dei contraccettivi, step fondamentali per la prevenzione.

La storia di questa diciassettenne trapanese si inserisce in questo contesto. Molti hanno stigmatizzato questa giovane ma in realtà da colpevolizzare sono le Istituzioni che ancora una volta abbandonano le donne e le privano dei servizi fondamentali e tutelati da una legge, la 194, che perde sempre più consistenza ad esempio con lo smantellamento dei consultori operato dalle Regioni. La violenza sulle donne è anche questo. Rivendichiamo ancora una volta una contraccezione libera e gratuita per non abortire e un aborto sicuro per non morire.

#abortosicuroperdecidere #contraccezionegratuitapernonabortire #nonunadimenopalermo

 

CHIEDIAMO SOLO UN TRATTAMENTO UMANO”Appello LasciateCIEntrare

Campagna nazionale contro la detenzione amministrativa dei migranti

Pozzallo – In uno stanzone lungo sono disposti diversi letti a castello. Alcuni sono vuoti e privi di materassi, altri sono “oscurati da coperte” poste alla bell’e meglio per creare quel minimo di privacy, che in questo posto è impossibile.

Eppure qui attendono che finisca il periodo di quarantena previsto dai Dpcm dell’era COVID famiglie con minori, donne e uomini di diversa nazionalità. In tutto, si tratta di una trentina di persone. Sono là da almeno tre settimane, Alcuni anche da quattro, in una quarantena che sembra non avere fine.

Il luogo è spoglio e squallido; anche le condizioni igieniche appaiono precarie. Gli sguardi delle persone sono invece chiari nella sofferenza, che è un continuum anche rispetto alle carceri libiche. Vi sono infatti cittadini eritrei, vittime di tortura in Libia che speravano di trovare in Italia qualcosa di diverso da stanze spoglie e mancanza di adeguata assistenza.

Vi sono bambini con le famiglie che avrebbero necessità di altri luoghi in cui sentirsi tutelati.

Tra loro pare che nessuno abbia ancora fatto domanda di protezione, eppure nonostante il periodo di quarantena, il dpcm Covid non cancella il diritto internazionale, come invece pare accadere sempre in queste situazioni di trattenimento a seguito dello sbarco: nelle navi, nei centri sulla terraferma.

Nell’appello si chiede: trattamenti umani. Vi sono donne e bambini. Fa molto freddo. Inoltre qui ci sono stati positivi al Covid e, una volta trasferiti, questa stanza non è stata sanificata. Siamo preoccupati.

Chiediamo dignità di trattamento

lasciatecientrare

 

ALBA-CUB: «istituire “tavolo permanente” per l’inclusione sociale» Palermo – venerdì 11 novembre ore 15, presidio in Prefettura, via Cavour

Una manifestazione di sindacalismo sociale indetta dall’Associazione palermitana ALBA, aderente alla Confederazione Unitaria di Base-CUB, da sempre impegnata nella risoluzione del disagio sociale che colpisce i soggetti più deboli e non garantiti della città – contro ogni discriminazione di genere o razza – e per il miglioramento generale delle condizioni di vita senza esclusione alcuna. “Parliamo delle condizioni esistenziali – sostiene non a torto l’Associazione di Base – che con l’aggravarsi della crisi epidemiologica e le conseguenti misure restrittive, varate in questi giorni dal governo, rischiano di approfondire drammaticamente il solco sociologico dello stato di povertà assoluta, in cui versa una consistente fascia di società”.

Nello specifico ALBA richiede la costituzione di un «tavolo permanente partecipato dal basso», nel quale si possa attivare un proficuo confronto con gli enti pubblici territoriali, in merito alla progettazione richiesta dall’UE su un possibile nuovo modello di sviluppo sostenibile, a cui sono chiamate le città, soprattutto nella prospettiva dell’utilizzazione delle risorse del Recovery Fund. Insomma, affermano dal sindacato sociale: “La ricostruzione post-COVID non può reggersi soltanto con il ripristino dei fattori economici pre-pandemici”. In effetti, se è vero che «il mondo non sarà più lo stesso» – così come adesso tutti dicono – dopo la tremenda crisi epidemiologica che stiamo attraversando, sarà allora necessario – nell’immediato futuro – favorire la ricostruzione delle comunità urbane mediante interventi volti alla resilienza sociale, rimuovendo gli istinti egoistici e concorrenziali alimentati dal dio-mercato e dalla logica del profitto.

VERTENZA RINASCENTE. Le commesse tirano un sospiro di sollievo

Rinnovo contratto d’affitto per i locali di “Fabrica Immobiliare”

Con un accordo novennale (ancora in corso di formalizzazione burocratica) s’è conclusa positivamente – colla mediazione ministeriale – la trattativa tra la parte proprietaria e la parte conduttrice. Quindi, il punto vendita di via Roma rimarrà aperto. L’esito negoziale si deve anche alla determinazione delle commesse (vero e proprio simbolo nella storia italiana dei grandi magazzini) che unitamente agli altri lavoratori dello store (complessivamente un centinaio di dipendenti a prevalenza femminile) non hanno lasciato nulla d’intentato pur di salvare la loro unica fonte di reddito. In molte e molti di loro s’era fatta strada la paura di un mutamento della propria condizione di vita. La loro disperazione era arrivata al punto di chiedere, perfino, una riduzione dello stipendio pur di mantenere viva la speranza di una vita dignitosa: mutui, affitti, rette per i figli, etc., erano diventati incubi da far perdere il sonno, al sol pensiero che potessero materializzarsi da un momento all’altro. Questi erano gli stati d’animo vissuti, durante il periodo di incertezze aziendale, raccontati dalle testimonianza delle lavoratrici: ricordiamo che dopo l’annuncio della chiusura dei battenti a fine ottobre, la Rinascente aveva già stabilito l’abbandono del punto vendita palermitano il 20 novembre. Insomma una vera spada di Damocle sulla loro testa.

Tuttavia, la solidarietà della città, dei tanti palermitani che si fermavano alla Rinascente anche per attestare – semplicemente – la piena condivisione delle istanze rivendicate dalle commesse e dai lavoratori del grande magazzino che si affaccia – tra l’altro – sulla splendida Piazza di S. Domenico, ha reso possibile l’efficacia della lotta dei dipendenti. Una lotta che è stata simbolicamente l’atto di resistenza di una città intera che vuole risalire la china da un declino a cui sembra avviata (vedi -rubrica- n.17).

Ma l’aspetto più drammatico della vicenda, al di là delle legittime battaglie dei lavoratori, è l’incapacità politica delle nostre istituzioni pubbliche, di ogni ordine e grado, ad immaginare modelli alternativi alla supremazia dell’economia di mercato come unica e sola possibilità risolutiva, da cui dipendono le sorti delle persone, senza mai considerare altri paradigmi economici che mettano al primo posto il principio della solidarietà e dell’interesse comune, per non lasciare indietro nessun essere umano a cui si deve il mutuo sostegno collettivo. Da questo assunto si misura il grado di coesione e civiltà delle moderne società, a maggior ragione quando l’incalzare della pandemia Covid sta mostrando le falle di un sistema che fa acqua da tutte le parti, incapace com’è a dare prosperità e serenità per tutti.

 

GRAZIE NELLO, SPIEGACI … PERCHÉ ?

Alcuni interrogativi posti da una compagna siciliana: Invece di adirarti con Conte spiegaci quanto segue

PERCHÉ, caspita, non hai incrementato posti letto e terapie intensive?

PERCHÉ la Sicilia, fra le regione più grandi d’Italia, con un tasso modesto di decessi per covid, si trova nuovamente in lockdown?

PERCHÉ in questi sei mesi hai preferito perdere tempo a farti campagne elettorali schizofreniche, scimmiottando “il felpa”, invece di risolvere i risolvibilissimi problemi per tamponare la tanto annunciata emergenza autunnale?

PERCHÉ non è stato utilizzato almeno uno dei tanti ospedali dismessi catanesi per prepararci all’evenienza?

PERCHÉ ci hai fatto fare questa figuraccia di merda dinanzi a tutta Italia?

PERCHÉ piccole e grandi imprese di ristorazione (e sai che in Sicilia si vive soprattutto di questo), scampate miracolosamente al fallimento durante la prima ondata, adesso rischiano di chiudere per sempre ?

PERCHÉ? PERCHÉ?!

PERCHÉ incitavi i turisti a venire da noi senza prima studiare un piano di prevenzione per questi preannunciati momenti dolorosi e tragici ?

PERCHÉ adesso fingi di essere adirato con Conte per trattenere disperatamente quel paio dei tuoi elettori rimasti, insultando la nostra intelligenza ?

In attesa di risposte la nostra interrogante porge i ringraziamenti di chi sta perdendo tutto a causa della epidemia da coronavirus.

Versione integrale originale su Lotta Continua Sicilia
Messina – LA SCUOLA DA DIFENDERE

Laboratorio Territoriale

Questa mattina docenti e studenti messinesi si sono dati appuntamento in Piazza Unione Europea per ribadire l’importanza della didattica in presenza.

Studenti e docenti hanno voluto precisare che non intendono assolutamente sottovalutare la drammaticità della situazione, ma che non è accettabile che la scuola venga messa in secondo piano perché è fondamentale per la crescita e la formazione dei ragazzi e delle ragazze.

Dalla piazza è stato lanciato un allarme, si è fatto riferimento alla pericolosità della deriva che si sta prendendo. Alcuni interventi hanno sottolineato che la gestione della crisi sta acuendo la disuguaglianza sociale e che questo sta avvenendo anche nella scuola. Per questa ragione studenti e docenti chiedono anche che vengano elargiti alle famiglie in difficoltà aiuti economici per l’utilizzo della DAD.

Dalla piazza è partito anche un attacco a De Luca. La chiusura di tutte le scuole – prorogata all’11 novembre – non è vista di buon occhio e assume il carattere di un provvedimento demagogico per cavalcare la paura. Va bene chiudere le scuole dove si presentano contagi, ma non ha senso chiuderle tutte.

E, infatti, il sindaco non ha fatto attendere la sua risposta e con il solito fare presuntuoso, ha esposto in video una maglietta che riporta la frase «a ciascuno il proprio mestiere»; come se a parlare in piazza ci fossero degli sprovveduti.

Forse De Luca pensa che il ruolo di Sindaco gli attribuisca l’esclusiva sul diritto alla parola oppure crede che il ruolo di Sindaco concentri le competenze necessarie ad affrontare i problemi che una città si trova a dovere affrontare, soprattutto quando questo riguarda una emergenza. È chiaro che non può essere così.

È arrivato il momento che De Luca si metta in testa che la vita è la nostra e che Messina appartiene a coloro che la abitano. Le intelligenze e le competenze che l’attraversano sono una risorsa non un problema.
Laboratorio Territoriale

 

Ragusa – ASSOLTI GLI ANTIFASCISTI che contestarono Forza Nuova

Comunicato “Sicilia Libertaria”

Il 2 novembre il GIP del Tribunale di Ragusa ha assolto i 50 antifascisti che il 7 gennaio 2018 contestarono, assieme ad altre centinaia di persone, Forza nuova, venuta provocatoriamente a sfilare a Ragusa. La precedente richiesta di archiviazione “per particolare tenuità del reato” (che lasciava in piedi il fatto di aver commesso un reato: manifestazione non autorizzata e radunata sediziosa) è stata trasformata in archiviazione perché il fatto non sussiste.

Antifascisti sempre! La resistenza continua!

Sicilia Libertaria

 

CATANIA IN PIAZZA PER IL REDDITO E LA CURA: Non Pagheremo Noi Questa Crisi!

Promossa dalla comunità “Sportello Sociale San Berillo i eri si è svolto un presidio a piazza Federico Secondo, di fronte al Castello Ursino, per chiedere #reddito e #cura , per dire che chiudere milioni di persone in lockdown senza tutele economiche è un atto criminale di guerra ai poveri. Una prima risposta di piazza importante, alla quale ne seguiranno altre

Nelle ultime settimane vi è stato un incremento esponenziale dei contagi su tutto il territorio nazionale. Se è vero che siamo ripiombati nuovamente in emergenza sanitaria noi rifiutiamo la narrazione che attribuisce la responsabilità ai comportamenti dei singoli, perché da Marzo le istituzioni non si sono attivate con misure reali di cura ed ora si rischia la catastrofe sanitaria e il collasso economico, in particolare nelle regioni meridionali. Con conseguenze ancor più gravi sui soggetti più fragili e sulle fasce sociali più deboli.

Non accettiamo più che decisioni importanti siano prese sopra le nostre teste ed in spregio ai nostri diritti. Non possiamo essere messi di fronte alla tragica alternativa tra morire di Covid o morire di fame, non si può mettere in contrapposizione la sopravvivenza economica di un territorio e in particolare le condizioni materiali di esistenza delle lavoratrici e dei lavoratori, dei precari, di chi vive di lavori informali, delle piccole attività con il fondamentale diritto alla salute!

1) VOGLIAMO CURA:

Sono necessarie misure sanitarie reali, come l’assunzione di personale medico e l’ampliamento degli ospedali, il tracciamento, il potenziamento della medicina territoriale, piena attivazione delle USCA per le visite domiciliari ai malati covid, assistenza per le persone disabili, assunzione di personale medico, blocco delle speculazioni private sui tamponi, screening di massa, messa in sicurezza degli ospedali e RSA, requisire strutture private per le necessità di cura;

2) VOGLIAMO REDDITO UNIVERSALE

Questa crisi, disvela l’esigenza di un welfare efficace e, in particolare, di un reddito universale per tutte-i-* e non ci si venga a dire che non ci sono soldi: i soldi ci sono, sono quelle delle spese militari che ci si ostina a non tagliare, sono in tasca a quelle multinazionali che durante questa tragedia sono riuscite ad incrementare ancora di più il loro fatturato, sono quelli che potremmo immediatamente ottenere con una patrimoniale;

3) VOGLIAMO CASA, TRASPORTI, SCUOLA

Vogliamo tutti quei diritti che ci sono stati tagliati in decenni di gestione neoliberista dello stato e che, adesso, si rivelano assolutamente necessari;

4) LA CULTURA È UN SETTORE STRATEGICO

Vogliamo che sia garantita a cinema e teatri la possibilità di operare in sicurezza, come hanno fatto in questi mesi

5 ) NESSUN* RESTI INDIETRO

Vogliamo garanzia dei diritti per le persone più esposte e travolte da nuovi lockdown: donne e soggettività lgbtqi+, rifugiati e migranti, sofferenti psichici, disabili, minori, senzatetto, detenuti. Riapertura immediata dei centri antiviolenza.;

6) NON VOGLIAMO ULTERIORI REPRESSIONI E MILITARIZZAZIONI

Rifiutiamo misure repressive che nulla hanno a che fare con la prevenzione sanitaria. L’esercito per le strade è un inutile spreco di risorse pubbliche e non fermerà il virus.
Sportello Sociale San Berillo