RU486, Non Una di Meno: una dura risposta alla Regione Piemonte

03.10.2020 - Torino - Redazione Torino

RU486, Non Una di Meno: una dura risposta alla Regione Piemonte
(Foto di Fabrizio Maffiletti)

Non Una di Meno Torino, pubblica questo comunicato in risposta alla decisione della Giunta piemontese che ha vietato l’uso della pillola abortiva RU486 nei consultori, obbligando di fatto al ricovero, in totale contrasto con le linee guida rilasciate ad agosto.

 

“Inaccettabile schiaffo alla libertà di scelta delle donne, ci mobiliteremo fino al ritiro della circolare!”

 

“Sapevamo che l’attuazione regionale delle linee guida del Ministero della Salute sull’aborto farmacologico avrebbe rappresentato un tentativo di sabotaggio da parte delle destre e dei cattolici. Così, a seguito della proposta di delibera di Marrone, smentita da Cirio in prima istanza, viene fuori questa circolare di una gravità inaudita, senza alcun dibattito in Consiglio, senza alcuna delibera, trattando una questione importante come l’accesso all’aborto come se fosse pura “tecnica” e non una scelta politica.

Noi non ci stiamo! Ci mobiliteremo con ogni mezzo necessario affinché questa circolare venga ritirata. Per l’ennesima volta in un dibattito pubblico animato non casualmente solo da figure maschili, si crede di poter decidere cosa è meglio per noi, parlando a nome delle donne, impedendo la somministrazione della ru486 presso i consultori ed introducendo sotto mentite spoglie le associazioni antiabortiste negli ospedali piemontesi.

Oggi abortire in Piemonte è ancora un calvario. La verità è che la legge n. 194 del 1978 che dovrebbe garantire la possibilità di interrompere volontariamente la gravidanza in modo sicuro e gratuito, funziona solo su carta. Sono altissime, infatti, le percentuali di obiettori di coscienza che rendono l’aborto di fatto impraticabile per moltissime donne: l’84,6% nella ASL TO1, il 69,2% nella ASL TO2, il 61,53% in TO3, il 68,96% in TO 4.il 61, 20% in TO 5. Nelle altre province piemontesi si registrano situazioni ancora più gravi, in particolare nelle ASL di Novara, dove 1 solo medico è attivo, di Alessandria, 2 medici, e di Cuneo, 3 medici, causando spesso l’impossibilità di praticare IVG in interi ospedali. Inoltre, oltre il 20% delle donne racconta di aver subito umiliazioni e pratiche violente in sede di interruzione di gravidanza. Guardando questi numeri, risulta evidente la ragione per cui la Regione Piemonte intende confinare la somministrazione della RU486 negli ospedali, inserendo le loro associazioni di “scagnozzi” antiabortisti all’interno: per prevedere un unico percorso di accesso all’aborto, il più lungo, difficile e invadente possibile, al fine di mantenere stretto il controllo sui corpi e sulle scelte delle donne. Il diritto all’aborto, infatti, sancisce il diritto di tutte le donne ad essere soggetto integro ed autonomo. Negarlo formalmente o anche praticamente significa promuovere l’idea che le donne debbano sottostare alla volontà altrui ed è per questo che le destre in tutta Italia e nel mondo continuano ad agire su questo terreno politico.

Vogliamo molto più di quanto scritto nella legge 194: vogliamo percorsi di prevenzione, educazione sessuale nelle scuole e contraccezione gratuita; vogliamo l’aborto libero e sicuro, garantito in ogni ospedale e consultorio; vogliamo che siano cacciate le associazioni antiabortiste dagli ospedali pubblici; vogliamo consultori come presidi della salute delle donne sul territorio. Cirio, preparati, perchè siamo cariche di rabbia. Sui nostri corpi decidiamo noi!”

Non Una di Meno Torino

Categorie: Comunicati Stampa, Diritti Umani, Europa, Genere e femminismi, Salute
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