Segreti commerciali e catastrofe climatica

31.08.2020 - The Ecologist

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese

Segreti commerciali e catastrofe climatica
(Immagine da Flickr / Global Justice Now / Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)) di Nick Dearden

Il nuovo libro Trade Secrets si basa su un’analisi approfondita dei documenti trapelati da tre anni di trattative commerciali segrete, oltre a numerosi altri documenti e fonti ufficiali.

Stiamo vivendo un’emergenza climatica. Se non riusciamo a controllare questa crisi, il nostro futuro su questo pianeta è in pericolo.

Ma non si tratta semplicemente di individui che cambiano il loro stile di vita: il cambiamento climatico è guidato dalle regole dell’economia globale. Le regole e gli accordi commerciali hanno svolto un ruolo significativo nell’aggravare questa crisi.

Questo è un estratto da Trade Secrets. Scarica gratuitamente il libro completo di Global Justice Now.

Da un certo punto di vista, la natura stessa della liberalizzazione del commercio risulta essere problematica. La produzione e il trasporto di merci dipendono in gran parte dai combustibili fossili. La promozione della circolazione sempre più massiccia di merci in tutto il mondo può portare alla distruzione ambientale. A peggiorare la situazione sono l’estrazione e la combustione di carburanti fossili a un livello senza precedenti.

Economie

Anche l‘Economist Intelligence Unit, che è decisamente a favore del libero scambio, ha ammesso che la riduzione delle tariffe universali ha aumentato il commercio di prodotti ad alta intensità di carbonio e dannosi per l’ambiente, come i combustibili fossili e il legname, più di quanto non abbia fatto per i beni ambientali.

“In alcuni casi gli accordi di libero scambio possono anche ridurre lo ‘spazio politico’ a disposizione dei paesi per perseguire obiettivi ambientali, ad esempio nel caso in cui vietino, o si ritenga che vietino, la capacità di un paese di distinguere i prodotti a seconda dalle emissioni rilasciate durante la loro produzione.”

Se si adottasse un approccio fondamentalmente diverso per gli accordi commerciali, allora il commercio potrebbe aiutare a diffondere le tecnologie rinnovabili e i metodi di produzione più efficienti in termini di emissioni di carbonio, ma attualmente le regole commerciali vietano molte misure per incoraggiare la diffusione di tecnologie verdi.

Bisogna anche tenere presente che le tecnologie rinnovabili da sole non possono fare più di tanto. Un’economia totalmente rinnovabile basata su una crescita senza fine esaurirebbe comunque i metalli e i minerali del mondo rapidamente e aggraverebbe le disuguaglianze globali. Sostituire ogni auto a benzina del pianeta con un’auto elettrica non creerebbe di per sé un’economia globale sostenibile o equa.

L’unica risposta è ripensare fondamentalmente le nostre economie, compresa la liberalizzazione del commercio incorporata in accordi come quello proposto tra Gran Bretagna e Stati Uniti.

Danni

In realtà, c’è un’alta probabilità che qualsiasi accordo commerciale con gli Stati Uniti aumenti le emissioni di carbonio. La Gran Bretagna ammette questa possibilità nel suo documento di valutazione e nomina l’energia come uno dei probabili “settori in crescita” per un accordo.

Durante la negoziazione di un accordo commerciale tra Stati Uniti ed UE (l’ormai accantonato Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti o TTIP), quest’ultima aveva previsto ulteriori 11 milioni di tonnellate di CO2 all’anno conseguenti da tale accordo.

I danni all’ambiente sono profondamente connessi all’attuale sistema commerciale. L’idea che la liberalizzazione del commercio sia una soluzione al cambiamento climatico è completamente sbagliata. Un accordo commerciale con un leader che nega il cambiamento climatico come Donald Trump pone chiaramente una sfida molto specifica e urgente al tentativo della Gran Bretagna di ridurre radicalmente le emissioni di carbonio.

Lisa Nandy, ministro degli Esteri del governo ombra inglese (facente parte dell’opposizione laburista), ha precedentemente affermato che la Gran Bretagna non dovrebbe firmare un accordo commerciale con nessun paese che rifiuta di rispettare gli obblighi sui cambiamenti climatici concordati con il trattato di Parigi delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti abbandoneranno l’accordo quest’anno.

La stessa importanza riveste il discorso sui bassi standard alimentari: competere con prodotti realizzati secondo standard inferiori, che sia per il benessere degli animali o per la riduzione del carbonio, darebbe un vantaggio a chi impiega gli standard più bassi, che potrebbe produrre beni più economici a discapito dell’ambiente.

Problemi

Oltre ai soliti problemi tipici degli accordi di liberalizzazione del commercio, ci sono alcuni elementi specifici di un accordo con gli USA che causerebbero questioni particolari.

  • Incoraggiare attivamente il commercio di combustibili fossili sporchi. Ciò è notevole nei recenti accordi conclusi dagli Stati Uniti. L’accordo NAFTA rinegoziato tra Stati Uniti, Canada e Messico (USMCA) rende più economico per le società petrolifere esportare più petrolio canadese prelevato da sabbie bituminose. L’accordo di “fase uno” tra Stati Uniti e Cina richiede che la Cina importi combustibili fossili. Inoltre, il Canada ha utilizzato i negoziati per l’accordo commerciale CETA tra UE e Canada per insistere sul fatto che l’UE dovrebbe importare più petrolio ottenuto da sabbie bituminose, ignorando un regolamento che lo avrebbe impedito.

  • “Neutralità” energetica. Anche quando un accordo commerciale non promuove specificamente il commercio di combustibili fossili, le cosiddette clausole di “neutralità energetica” impediscono ai paesi di trattare l’energia da combustibili fossili in maniera differente rispetto all’energia da fonti rinnovabili. Ciò significa, ad esempio, che non sarebbe possibile applicare tariffe più basse sulle energie rinnovabili o tariffe punitive sui combustibili fossili. Questa regola era presente nel capitolo sull’energia trapelato dal TTIP.

  • Promuovere l’azione volontaria rispetto alla regolamentazione vincolante. Per affrontare la crisi climatica, c’è bisogno di una regolamentazione forte e vincolante che possa farci uscire da decenni di inerzia e di ordinaria amministrazione. Eppure le regole commerciali sono scritte per dare la priorità all’autoregolamentazione volontaria da parte delle società, esattamente l’approccio che ha portato alla continua inazione. Gli Stati Uniti hanno sottolineato di volere un approccio che predilige sempre l’autoregolamentazione.

  • Armonizzazione della normativa. Abbiamo già visto come i moderni accordi commerciali possono esercitare una pressione al ribasso su regolamenti e standard quando si tratta di cibo. Anche il modo in cui produciamo il nostro cibo ha un impatto molto grande sul cambiamento climatico. La crescente tendenza verso la produzione alimentare in stile industriale è uno dei principali motori del cambiamento climatico, che coinvolge più animali, più prodotti chimici, più piantagioni di monocoltura. L’agricoltura ha un impatto significativo: si ritiene che le sue emissioni rappresentino tra il 19% e il 29% delle emissioni totali. Cambiare ulteriormente il cibo che mangiamo in questa direzione ostacolerà la nostra capacità di fermare il cambiamento climatico. Abbiamo già visto come Trump stia distruggendo la regolamentazione chimica, e parte di questa deregolamentazione influenzerà sicuramente il clima.

  • Un tribunale aziendale. Il sistema ISDS (si veda il capitolo 4) è stato più volte utilizzato per mettere in discussione gli standard e le protezioni ambientali. Il Canada è stato un obiettivo particolare, ad esempio è stato contestato dal NAFTA per aver tentato di estrarre sostanze chimiche pericolose dalla benzina e per aver posto una moratoria sulla fratturazione idraulica pur sostenendone la sicurezza. Nel 2008, una società chiamata Bilcon intentò una causa contro il Canada perché il governo aveva rifiutato di concedere un’estensione a un progetto di scavo di una cava, ciò a seguito di un’analisi ambientale che aveva scoperto che tale progetto avrebbe causato danni significativi. Bilcon ha richiesto un risarcimento di 300 milioni di dollari e si è spinto fino a sostenere che il Canada non avrebbe mai dovuto effettuare una revisione. Sebbene Bilcon abbia vinto la causa, un arbitro non fu d’accordo con la sentenza, affermando che un effetto dissuasivo verrà imposto ai gruppi di revisione ambientale che si preoccuperanno di non dare troppo peso a considerazioni socio-economiche o altre considerazioni dell’ambiente umano, nel caso in cui il risultato sia una richiesta di risarcimento danni ai sensi del NAFTA. Secondo lui, la sentenza è stata una “significativa intrusione nella giurisdizione nazionale”. Più di recente, le società hanno persino iniziato a sfidare i governi per eliminare gradualmente l’energia a carbone in linea con i loro obblighi climatici internazionali.

Segretezza

I documenti trapelati dai colloqui statunitensi sottolineano quanto seriamente questo accordo minacci la lotta per fermare il cambiamento climatico.

I negoziatori statunitensi hanno detto alla Gran Bretagna che non è nemmeno possibile menzionare il cambiamento climatico durante i colloqui e che non sarà menzionato nell’accordo finale: “Gli Stati Uniti [i negoziatori che li rappresentano] hanno risposto con enfasi che il cambiamento climatico è la questione più politica (sensibile) per gli Stati Uniti, affermando che si tratta di una vera e propria calamita per le critiche. Hanno poi menzionato che a partire dal 2015, l’USTR [l’ufficio del rappresentante commerciale] è obbligato dal Congresso a non includere la menzione delle riduzioni delle emissioni di gas serra negli accordi commerciali. Gli Stati Uniti hanno dichiarato che questo divieto non sarà revocato presto.”

Già di norma gli accordi commerciali si rivelano negativi per l’ambiente, ma un accordo commerciale in cui il cambiamento climatico non può nemmeno essere riconosciuto come un problema non fa che peggiorare quegli elementi già seriamente distruttivi per il clima nella politica commerciale.

Non sorprende che la stessa valutazione del Regno Unito copra le sue previsioni sul fatto che l’accordo aumenterà le emissioni di carbonio, essenzialmente dicendo che è impossibile saperlo, ma certamente pensa che ci siano buone possibilità che “potrebbe favorire i settori del Regno Unito che sono attualmente più ad alta intensità di emissioni”.

Traduzione dall’inglese a cura di Giuseppe Marchiello. Revisione di Maria Fiorella Suozzo

L’autore

Nick Dearden è il direttore di Global Justice Now e autore di Trade Secrets.

Categorie: Ecologia ed Ambiente, Economia, Opinioni, Politica
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