Azione di Extinction Rebellion Torino davanti alla sede di Intesa San Paolo

11.06.2020 - Extinction Rebellion

Azione di Extinction Rebellion Torino davanti alla sede di Intesa San Paolo
(Foto di Extinction Rebellion Torino)

Extinction Rebellion Torino ha svolto tre azioni dirette giovedì 11 giugno a partire dalle ore 9.30 alle ore 13 davanti il grattacielo di Intesa San Paolo, in corso Inghilterra n. 3.

Con queste azioni abbiamo voluto chiedere a Intesa San Paolo di smettere di finanziare i grandi inquinatori e di supportare un processo reale di transizione ecologica. Chiediamo di interrompere immediatamente tutti i finanziamenti alle grandi aziende che, in nome del loro profitto, stanno accelerando il collasso climatico, ecologico e sociale.

Perché Intesa San Paolo?

Intesa San Paolo è responsabile, insieme a Unicredit, dell’80% delle 90 milioni tonnellate di emissioni annuali di CO2 del comparto finanziario italiano. Nonostante l’allarme lanciato ripetutamente dalla comunità scientifica, Intesa San Paolo rientra infatti ad oggi tra le 35 banche al mondo che hanno finanziato più i combustibili fossili negli ultimi anni (12,1 miliardi di dollari).

Allo scopo di superare la crisi provocata dalla pandemia e guidare il processo globale di ripartenza, inoltre, il governo italiano ha affidato alle banche le chiavi del paese con garanzie pubbliche senza precedenti: proprio da Intesa Sanpaolo passerà la liquidità per le migliaia di imprese italiane in difficoltà. Tuttavia, è ormai noto il caso del prestito di circa 6,3 miliardi al perimetro italiano del gruppo FCA, una delle aziende automobilistiche più inquinanti al mondo, o il maxifinanziamento alla filiera San Lorenzo, un’azienda italiana che produce super yatch.

La banca ha stilato una policy per l’uscita dal carbone, definendo “le limitazioni e i criteri di esclusione per l’operatività creditizia del Gruppo nel settore del carbone”. In questo documento tuttavia non vi sono limitazioni rigorose per quanto riguarda i prestiti alle società del comparto. Inoltre, gli standard stringenti che vengono applicati nei Paesi OCSE non trovano riscontro nel resto del mondo, permettendo quindi policy più blande in Africa e Asia. Infine, la banca ha dichiarato che supporterà le aziende che investono in gas naturale, un combustibile fossile il cui impatto come agente inquinante desta preoccupazione nella comunità scientifica.

Finché banche come Intesa San Paolo continueranno a ignorare la drammaticità delle crisi che stiamo vivendo, non ci sarà alcuno spazio per una giustizia globale che possa essere climatica, ecologica e sociale.

Categorie: Comunicati Stampa, Ecologia ed Ambiente, Europa, Fotoreportages
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