Reazioni alla dichiarazione di emergenza climatica del governo spagnolo

23.01.2020 - Redacción España

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Reazioni alla dichiarazione di emergenza climatica del governo spagnolo
La vicepresidente della Transizione Ecologica, Teresa Ribera, con le responsabili del Tesoro e della Politica territoriale, María Jesús Montero e Carolina Darias (Foto di Eduardo Parra. Europa Press_eldiario.es)

Una delle prime misure adottate dal nuovo governo spagnolo è stata la dichiarazione di emergenza climatica e ambientale nel paese, per tre motivi: “giustizia climatica, futuro e responsabilità”, con la promesso di avviarla nei primi 100 giorni di governo. Una cosa che ha soddisfatto gli attivisti per l’ambiente, ma sulla quale gruppi come Ecologistas en Acción hanno voluto richiamare l’attenzione.

  • Il Consiglio dei Ministri della Spagna ha approvato la dichiarazione di Emergenza Climatica e annunciato una serie di misure per i prossimi 100 giorni, molte delle quali in attesa di attuazione da parte della precedente legislazione.
  • Per Ecologistas en Acción, riconoscere la crisi climatica è un passo avanti, ma è necessario realizzare misure abbastanza ambiziose per passare dalle parole ai fatti e cercare di mantenere l’aumento della temperatura globale a 1,5 ºC.
  • Continuare a mantenere l’attuale impegno di riduzione dei gas serra (GHG) nel 2030, in confronto alla riduzione del 55% dei GHG rispetto ai livelli del 1990 proposta dal Parlamento europeo, è una posizione insufficiente a livello scientifico, ancor più in un territorio come la Spagna, particolarmente vulnerabile agli effetti del cambiamento climatico. 

Il nuovo governo di coalizione PSOE-Unidas Podemos ha approvato nel Consiglio dei Ministri una dichiarazione di emergenza climatica, in linea con quanto accaduto in altre istituzioni come il Parlamento e la Commissione Europea o in molti Comuni e Comunità dello Stato spagnolo. Una dichiarazione per il momento più simbolica che reale, ma che riconosce l’attuale emergenza sociale e ambientale, il poco tempo rimasto per agire e le enormi conseguenze che dovranno essere affrontate a causa del continuo uso dei combustibili fossili.

Queste conseguenze si stanno già avvertendo, come afferma l’Agenzia meteorologica statale (AEMET), che calcola gli effetti del cambiamento climatico nell’estensione del periodo estivo di cinque settimane, il raddoppio delle notti tropicali e la riduzione delle risorse idriche disponibili. Condizioni meteorologiche sempre più estreme stanno causando numerosi problemi e perdite a un gran numero di Comuni.

In questa dichiarazione istituzionale, il Consiglio dei Ministri ha annunciato l’adozione di una serie di misure durante i primi 100 giorni di governo. Molte di esse, che dovrebbero avere un effetto positivo sulla lotta al clima, non corrispondono a nuove opere, ma al completamento di importanti atti legislativi che sono stati lasciati in sospeso nell’ultima legislazione. Tra questi, la strategia a lungo termine, il quadro per una giusta transizione, la Legge sul Cambiamento Climatico e di Transizione Energetica o il completamento del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) sono impegni assunti – in ritardo –  nei confronti dell’Unione Europea o delle Nazioni Unite. Lo stesso regolamento europeo sulla governance obbligava i paesi a presentare il testo definitivo entro il 31 dicembre 2019. Non è stata ancora effettuata la valutazione ambientale strategica di questa importante questione climatica.

L’annuncio della creazione di un’Assemblea dei cittadini sul cambiamento climatico, che emuli il modello sviluppato in Francia, può essere uno dei modi per articolare questa partecipazione, anche se non sono ancora disponibili informazioni concrete sui poteri di questa assemblea e non è chiaro se le sue decisioni saranno vincolanti.

La ministra Teresa Ribera ha sottolineato la necessità di affrontare l’emergenza climatica per tre motivi, condivisi da Ecologistas en Acción: la giustizia climatica, il futuro e la responsabilità. Tuttavia, c’è ancora un enorme divario tra ciò che andrebbe fatto secondo la scienza e gli impegni proposti, come chiarito da Ecologistas en Acción davanti alla prima bozza del PNIEC. Una realtà globale che deriva dal fatto che in territori come la Spagna, le proposte politiche presentate fino a questo momento sono ben al di sotto delle riduzioni necessarie e ripetono diversi errori che impediscono di limitare l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2ºC.

D’altra parte, la dichiarazione di emergenza a volte si scontra con la mancanza di misure a livello nazionale, che lascia la responsabilità della riduzione delle emissioni agli enti regionali e locali. Questo è un problema perché spesso i municipi si muovono nella direzione opposta, come si è visto nel caso di Madrid. Allo stesso modo, sfide come l’aumento del turismo di massa, con la mancanza di regolamentazione delle navi da crociera e degli appartamenti turistici o l’aumento di infrastrutture di grande impatto portano a una crescita insostenibile che ha gravi conseguenze, una riflessione necessaria nel momento in cui si tiene  la FITUR (Fiera del turismo, N.d.T.).

Il riconoscimento della crisi ecologica è un passo importante per aumentare la consapevolezza e la responsabilità, accolto con favore da Ecologistas en Acción, ma deve tradursi in cambiamenti nel sistema di produzione per rallentare in modo sufficiente il cambiamento climatico. In questo senso, l’organizzazione ecologista sottolinea che una trasformazione del sistema non è una riformulazione dello stesso schema produttivista che ha portato alla rottura dei limiti planetari. La riduzione dei consumi è una realtà fisica inevitabile. Più tempo ci vorrà per fornire una risposta valida, maggiori saranno i problemi da affrontare nei prossimi anni.

Traduzione dallo spagnolo di Silvio Nocera

 

Categorie: Ecologia ed Ambiente, Europa, Politica
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