Guido Dalla Casa: è necessario uscire dal modo di vivere della civiltà industriale

14.10.2019 - Olivier Turquet

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese

Guido Dalla Casa: è necessario uscire dal modo di vivere della civiltà industriale
(Foto di Italia che Cambia)

Guido Dalla Casa è uno studioso e saggista impegnato da tempo nel movimento ecologista, fautore di una critica radicale del sistema attuale.

Quali sono i punti significativi della tua critica e le tue proposte di cambiamento?

I punti più significativi:

  • Dobbiamo renderci consapevoli fino in fondo che siamo una specie animale anche facilmente classificabile (Classe Mammiferi, Ordine Primati). Siamo come un tipo di cellule in un Organismo, cioè l’Ecosfera, o la Terra. Pertanto il primo valore deve essere la buona salute di tutto l’Organismo;
  • Questo Pianeta può supportare al massimo 2-3 miliardi di umani, diventati quasi-vegetariani come gli altri Primati, e con livelli di consumo inferiori a quelli attuali;
  • Tutti gli esseri senzienti (altri animali, piante, ecosistemi, esseri collettivi) hanno diritto ad una vita degna. Le entità naturali hanno un valore “in sé” e non in funzione umana;
  • Tutti i ragionamenti sui processi possibili vanno condotti nel quadro di un paradigma sistemico-olistico e non lineare;
  • La Natura va considerata nel suo aspetto profondamente spirituale.

E’ evidente che questi punti sono ben lontani dalla filosofia di fondo della cultura occidentale, completamente antropocentrica, e soprattutto della sua fase attuale, la civiltà industriale.

Le proposte di cambiamento:

  • Prima di tutto: consapevolezza. A partire dalla scuola, estendendo a tutte le età le notizie che ci sono note dalla Scienza, ma solo da quella scienza che confina con la filosofia, e non da quella, oggi più diffusa, che confina con la tecnologia e diviene subito schiava dell’economia e dell’industria;
  • Diffondere il più possibile in tutto il mondo gli anticoncezionali per un efficace controllo delle nascite: l’obiettivo deve essere una diminuzione della popolazione umana. La civetta delle nevi, quando vede (o “sente”) che ci sono pochi topolini in giro, non fa le uova. Gli altri animali che non hanno predatori fanno pochissimi figli;
  • Buttare alle ortiche la crescita economica, che è un fenomeno impossibile sulla Terra, se non per tempi molto limitati. Infatti sostituisce materia inerte (impianti, macchine, strade, fabbriche) al posto di sostanza vivente (foreste, paludi, savane, ecosistemi marini), quindi distrugge la Vita. Abolire in ogni discorso gli indicatori economici, che sono fonte di guai. La crescita economica è una grave patologia del Pianeta;
  • Dimenticare la competizione, che è sì presente in Natura, ma non come fattore principale;
  • Introdurre il principio che un processo è sostenibile solo se non altera in modo significativo il funzionamento (o la Vita) del sistema più grande di cui fa parte.

Come vedi l’attuale crisi ecologica e il sorgere dei nuovi movimenti come Fridays for Future ed Extiction Rebellion, ambedue abbastanza diversi dall’ecologismo classico?

Considero molto importanti i due Movimenti Fridays For Future ed Extinction Rebellion, per il séguito che hanno, per l’età degli aderenti e per l’inatteso successo di entrambi. Un’altra caratteristica essenziale è proprio la loro profonda diversità dall’ecologismo classico, che si accontenta di chiedere qualche depuratore e la preservazione di piccole superfici di mondo naturale (i Parchi) per lasciarle “alle generazioni future”. L’ecologismo classico, antropocentrico e completamente integrato nel sistema, segue l’ecologia superficiale, ben diversa dall’Ecologia Profonda, di cui c’è invece qualche accenno nelle istanze dei due movimenti che hai citato. Naturalmente anche l’azione dell’ecologismo classico è molto utile, soprattutto per salvare il maggior numero di specie viventi, che potranno così riprendersi quando sarà cambiato il modo di vivere e di pensare dell’Occidente, ormai in palese decadenza. Ma l’ecologismo classico non porterà mai un vero cambiamento: è sintomatico il suo rifiuto, o la sua totale indifferenza, alle idee dell’Ecologia Profonda. I due Movimenti che hai citato potrebbero costituire l’inizio di quel meraviglioso imprevisto che costituisce l’unica speranza di gestire in modo non troppo traumatico il transitorio verso nuovi modelli, sperabilmente non-materialisti e non-antropocentrici, ma ecocentrici. L’attuale crisi ecologica è così grave che non può certamente essere superata limitandosi ai provvedimenti richiesti dall’ecologismo classico.

Sembra che non sia chiara la necessità di un cambiamento radicale di paradigma, sei d’accordo? E cosa fare?

Sono d’accordo: la necessità di un vero e profondo cambiamento di paradigma non è ancora chiara ad alcun movimento. Si resta all’interno dell’attuale paradigma cartesiano-newtoniano e antropocentrico e non si dice chiaramente che è necessario uscire completamente dal modo di vivere della civiltà industriale. Tuttavia, nei “manifesti” dei due movimenti citati ci sono alcune richieste proprie di un nuovo paradigma, anche se forse non ne sono consapevoli; ma il cambiamento di visione del mondo è assolutamente essenziale.

Cosa fare? Bisogna rendere i due Movimenti consapevoli di cosa significano le loro richieste: un mutamento ben più profondo di quello che pensano ora. Si tratta della fine della civiltà industriale e della crescita economica che l’accompagna. Pensare che la civiltà industriale e lo sviluppo economico stiano per finire è puro ottimismo: se va avanti tutto come ora e c’è “la ripresa”, arriviamo ad un mondo terribilmente degradato e a fenomeni di una gravità impensabile. Poi, una cosa da fare è rendere sempre più influenti i due Movimenti fino ad arrivare ad un cambiamento radicale del modo di vivere.

Dovrà cambiare anche il concetto di lavoro. Sono esistite 5000 culture umane, e ben poche si basavano sul “lavoro” o si preoccupavano dell’economia e pensavano alla crescita: vuol dire che si può vivere anche senza queste ossessioni. Moltissime di queste culture vivevano senza il denaro e non avevano i concetti di ricchezza e povertà. L’esistenza per periodi molto lunghi delle culture citate prova che l’incremento indefinito dei beni materiali non è un desiderio naturale dell’umanità: ha portato anche malessere e gravi infelicità, come dimostrano l’aumento dei suicidi e delle psicopatie. Ma nessun modello culturale umano è capace di concepire la propria fine.

Anche il noto giornalista-filosofo Tiziano Terzani aveva scritto, già una ventina di anni fa: “La battaglia del futuro sarà la battaglia contro l’economia”.

Tutto questo per dire quanto dovrà essere profondo il cambiamento.

Abbiamo ancora tempo per deviare da una direzione sbagliata e pericolosa per il pianeta e tutti i suoi abitanti?

A mio avviso, non abbiamo più tempo per deviare senza eventi traumatici dalla direzione attuale, che del resto ha alle spalle una spinta di due secoli. Tuttavia abbiamo tempo per divenire consapevoli di quanto sta accadendo e ridurre al minimo la gravità di quegli eventi che ci porteranno al transitorio verso modelli ben diversi, conseguenti a una visione ecocentrica e compatibili con la Vita della Terra.

Dopo le ultime grandi proteste e un certo successo mediatico della figura di Greta si sono moltiplicate, da parte di molti politici e del nostro Presidente del Consiglio, dichiarazioni “ecologiste” di vario tipo: come giudichi questo fenomeno?

I politici cominciano a mostrarsi sensibili a un problema solo quando si accorgono che il numero di coloro che se ne interessano diventa consistente. Quindi hanno cominciato a parlarne. Penso che la loro strategia consista nel dire: “Brava Greta! Seguitela tutti! Siamo con te e i tuoi seguaci”. Poi non faranno niente, perché non accetteranno mai la fine dello sviluppo economico: non hanno neanche il potere di farlo, perché il sistema è andato troppo oltre, è al fuori di ogni loro capacità di controllo. Perderebbero la sedia dopo pochi giorni. Non c’è niente da sperare dalla politica.

Tutti gli industrialisti-sviluppisti (multinazionali, politicanti, filo-economisti, industriali, sindacati) hanno più o meno adottato questa strategia. Le espressioni sviluppo sostenibile, economia circolare, crescita verde, green economy sono state inventate allo scopo di continuare tutto come prima. Il nostro Presidente del Consiglio vuole far credere che “ambiente e sviluppo non sono in contraddizione” o che perseguirà il “matrimonio fra economia ed ecologia”, affermazioni assurde, perché la crescita economica è un fenomeno incompatibile con il funzionamento del sistema più grande di cui siamo parte, cioè il sistema biologico terrestre, o meglio la Terra stessa.

Come ecologista umanista mi colpisce e mi fa riflettere la tua critica all’antropocentrismo. Mi pare però di capire che non sia una critica alla centralità della persona nella società umana ma a quell’ideologia che non mette certo al centro l’Essere Umano ma alcuni esseri umani che in nome di una pretesa superiorità umana giustificano tutte le loro malefatte contro la stragrande maggioranza degli esseri umani e contro gli altri viventi.  Possiamo dire che è comunque l’Essere Umano, come specie vivente strettamente connessa e profondamente empatica con gli altri (viventi e non viventi) che ha la responsabilità e l’obbligo di risolvere questa situazione provocata da una minoranza violenta ed accaparratrice?

La critica all’antropocentrismo è una critica a quella parte di umanità che si considera “al centro” e che purtroppo ha invaso tutto il mondo. In sostanza è il pensiero che deriva dall’Antico Testamento, cioè il pensiero giudaico-cristiano-islamico (e qualche altro), che non ha alcuna considerazione per gli altri esseri senzienti e per tutte le relazioni con il mondo cosiddetto “inanimato” (ma non lo è). Molte culture umane (di solito quelle denominate “native”, ma anche molte di derivazione orientale) avevano una visione del mondo ben diversa. Purtroppo l’antropocentrismo non è più soltanto “di una minoranza violenta e accaparratrice” ma un sottofondo di pensiero molto diffuso. Penso che questa situazione verrà risolta soprattutto dalla Terra, sia che si interpreti come Gaia, o “Grande Inconscio” o Inconscio Ecologico, sia che venga considerata soltanto come Sistema Complesso molto più grande di noi tutti.

Una volta Silo, fondatore del Movimento Umanista,   propose di meditare sulla Vita. Diceva “medita su un fiore, anzi no, meglio, medita su questo sasso”. Quella frase mi colpì molto…

La proposta di meditare sulla Vita, meditando su un fiore, anzi, “su questo sasso”, mi è piaciuta moltissimo, perché anche queste entità sono “animate” e fanno pienamente parte del “Complesso degli esseri senzienti” che è Unico, è una Totalità non frazionabile. Possiamo meditare su qualunque di queste entità naturali.

Categorie: Ecologia ed Ambiente, Europa, Internazionale, Interviste, Umanesimo e Spiritualità
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