Le buone notizie

07.03.2019 - Silvia Nocera

Le buone notizie
(Foto di Silvia Nocera)

Tensioni in politica interna, tensioni tra paesi, guerre economiche con i dazi, guerre vere e proprie, aggressioni di stampo xenofobo, posizioni non chiare e manovre torbide, le notizie di questi tempi sono pervase di negatività.

Allora, quali sono le buone notizie in questa epoca di caos mediatico, e non solo? Dove dobbiamo guardare per trovare delle buone notizie, se ce ne sono?

Molta gente si rivolge alla scienza, alle scoperte scientifiche. Lì si vede l’avanzamento della specie, quelle sono certamente delle buone notizie.

La tecnologia di quinta generazione, il 5G che sta dilagando è un avanzamento. Farai clik sul tuo cellulare e non dovrai aspettare neanche 2 secondi per caricare il video o il contenuto che hai scelto! Dovranno installare qualche antennuccia in più, ma che vuoi fare, se vogliamo andare avanti qualcosa va sacrificato, tipo la salute. Inoltre il 5G è, a detta degli esperti, il preambolo dell’intelligenza artificiale distribuita a pioggia sui cittadini del mondo occidentale. Già le applicazioni nella missilistica e nella ricerca spaziale sono ben note, ma adesso ci aspettano le applicazioni che gestiranno i movimenti di quelli che sono sulla terra. I robot che vanno su Marte sono fatti più o meno della stessa tecnologia di quelli che guideranno le nostre auto, con noi dentro e, udita udite, di quei robot che fanno il marketing e che producono le fake news su internet. O di quelli che fanno ricerca legale e sostituiscono, lavorando 24 ore su 24, le fatiche dei neo laureati negli uffici legali. Inoltre stanno già cominciando delle vere e proprie guerre nel cyberspazio per aprire o bloccare il passaggio di informazioni, e gli eroi sono tutti prodotti dell’intelligenza artificiale.

La tecnologia corre più veloce della nostra capacità di verificarne gli effetti collaterali. Noi ne saremo le cavie e intanto, senza alcuna studio pubblicato o esperimento verificato in laboratorio, il disturbo mentale della gente aumenta inesorabilmente (secondo i dati Istat 2014 e 2018 vedi: https://www.istat.it/it/archivio/219807 e https://www.repubblica.it/economia/2014/07/10/news/salute_depressione_crisi-91188338/ ).

Ma come stanno gli scienziati e quelli che hanno il know how delle nuove tecnologie? Viene fatto loro un qualche esame psicologico o psichiatrico o qualche workshop di sostegno per lo stress? Nelle mani di chi è lo sviluppo della nostra specie, quanto a strumenti per comprendere meglio la realtà che ci circonda e il modo per evolvere a uno stadio di maggiore capacità e conoscenza?

Senza dubbio c’è tanta buona gente ispirata e, dato che siamo alla ricerca di buone notizie, da questo punto in poi abuserò della parola “buono”.

Esiste la buona tecnologia ed è quella che ci permette di semplificare cose estremamente complesse come per esempio in medicina la microchirurgia che è più precisa e meno invasiva. Anche i robot che svolgono compiti pesanti o ripetitivi e ne liberano l’essere umano, i sistemi di apprendimento con metodologie personalizzate e strumenti tecnologici innovativi, le forme di contatto audiovideo e comunicazione a distanza che permettono l’apertura mentale o il mantenimento di relazioni nonostante la impossibilità di essere presenti in modo permanente, la costruzione di modelli avanzati per la prevenzione e l’ecosostenibilità dei progetti, questi sono tutti esempi di come si può applicare la buona tecnologia a favore dello sviluppo umano. Seguendo questo filo logico non è molto buona quella tecnologia che invece complica le cose semplici, come per esempio alcuni elettrodomestici che riempiono prima i cassonetti della spazzatura e poi le discariche e gli oceani, o quella che esagera nel fornire del comfort innecessario e rischia di annichilirci spegnendo le normali pulsioni che sono alla base dello stimolo alla crescita o, ancora, quella che solo produce una moltiplicazione di forme di controllo e di coercizione.

L’evoluzione che potrebbe essere la vera buona notizia di quest’epoca di caos creativo è un’evoluzione spinta dalla “buona conoscenza non dalla conoscenza al servizio dell’egoismo e dell’oppressione”.

La buona conoscenza porta alla giustizia”. Non può essere che la liberazione dal lavoro fisico per l’essere umano grazie allo sviluppo della robotica, come è stato teorizzato da molti economisti e pensatori (es. J.Rifkin in La fine del lavoro), porti alla miseria generalizzata. C’è qualcosa che non va. La robotica non è il successo di quattro scienziati geniali ma l’espressione di una crescita globale di tipo economico, sociale e culturale che ha permesso a quegli scienziati di compiere passi avanti. Quegli scenziati, qualche tempo fa, dicevano che “niente più pesante dell’aria può volare”, e non erano quattro tipi ubriachi, erano la cuspide della conoscenza in quel moneto storico e culturale. È una questione di processi. Non è possibile che non si pensi a come aumentare l’istruzione e la qualificazione di tutta quella popolazione che finora si è occupata di quei lavori che oggi fanno o possono iniziare a fare dei programmi di intelligenza artificiale. Come possono i politici scherzarci sopra e parlare di “oziosi sul divano” quando le alternative sono pressoché inesistenti poiché siamo in una piena crisi che coinvolge lo sviluppo della civiltà occidentale, e con lei tutto il resto del pianeta. Nel frattempo gli scienziati impazziscono cercando di trovare come far pensare e apprendere autonomamente le intelligenze artificiali. Così poi potranno sostituire anche loro e questo un po’ li intimorisce, ma quanta adrenalina!

La buona conoscenza porta alla riconciliazione”. La violenza che ci portiamo dietro e dentro dagli albori dell’umanità ha bisogno di essere integrata, compresa e riconciliata e questo passa anche dalla ricerca personale e sociale di comprendere il nostro passato e proiettare un futuro in cui certi errori non vengano commessi di nuovo. Altrimenti ogni strumento che si inventi, seppure neutro e apparentemente innocuo, sarà usato in forma distruttiva. La riconciliazione è un atto interno di riconoscimento degli errori altrui e dei propri e delle ragioni che li hanno prodotti, senza difendere niente. Il problema della capacità distruttiva delle invenzioni tecnologiche risiede nell’essere umano che le usa. La demonizzazione attuale di certi strumenti che sono alla portata di tutti mi ricorda la caccia alle streghe delle società crepuscolari, dominate dalla coscienza magica e dall’energia repressa.

La buona conoscenza porta a svelare il sacro nella profondità della coscienza”. E’ diventato urgentemente necessario imparare a prendere contatto con le proprie intenzioni prima di agire, non è banale sapere perché realmente si fa quello che si fa. Imparare a fare silenzio dentro di noi e a chiederci sul senso delle nostre azioni. Prima che lo faccia un algoritmo al nostro posto. Cos’è sacro per noi, cioè realmente importante? Cosa ha senso nella nostra vita? Di cosa abbiamo realmente bisogno? Chi siamo? Dove stiamo andando?

Se potessimo ogni giorno darci un piccolo tempo per farci queste domande, la buona conoscenza ci potrebbe guidare e le conseguenze di questo aumento di consapevolezza sono tuttora inimmaginabili ma presenti come un profondo desiderio nel cuore pulsante di ognuno di noi.

Nota: il testo tra virgolette è tratto da Cerimonia di Riconoscimento. Il Messaggio di Silo. Ed. Multimage 2018.

Categorie: Opinioni, Umanesimo e Spiritualità
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